STATE MANSI - LA FONDAZIONE MPS FA HARAKIRI E BLOCCA L’AUMENTO: MEGLIO LA NAZIONALIZZAZIONE CHE SPARIRE INGHIOTTITI DA CAPITALI STRANIERI - PROFUMO RIMANDA LE DIMISSIONI AL CDA DI GENNAIO

Giorgio Meletti per "il Fatto Quotidiano"

È andato tutto come previsto, cioè nel peggiore dei modi. L'assemblea degli azionisti del Monte dei Paschi di Siena ha bocciato la proposta del consiglio d'amministrazione di procedere immediatamente, cioè entro il 31 gennaio, all'aumento di capitale da 3 miliardi, deliberando di rinviarlo a fine maggio.

Il presidente Alessandro Profumo, che aveva un consorzio di 15 banche già formato per raccogliere sul mercato finanziario i 3 miliardi, ha inutilmente fatto presente che, persa questa occasione, tutto diventerà più difficile. Non solo c'è incertezza sulla possibilità di ottenere in primavera la stessa attenzione da parte del sistema finanziario, ma il Monte dovrà trovarsi anche un altro presidente in grado di ritessere l'aumento di capitale: Profumo, infatti, ha lasciato intendere che alla prossima riunione del consiglio d'amministrazione, a gennaio, si dimetterà.

La vicenda apparentemente folle del Montepaschi ha una sola spiegazione. L'azionista di controllo, la Fondazione Mps, con il suo pacchetto del 33,5 per cento, ha deciso l'assemblea. Antonella Mansi, presidente della Fondazione nonché vicepresidente della Confindustria, è rimasta fino in fondo fedele alla sua linea: prima della banca viene la sopravvivenza della Fondazione. A costo di mettere a rischio la banca stessa.

A nulla sono valse le denunce di Profumo sul conflitto d'interessi insito nella posizione di Mansi. Neppure il parere legale del giurista Piergaetano Marchetti, secondo cui il voto dell'assemblea di ieri è talmente pernicioso che il cda dovrebbe impugnarlo davanti a un tribunale, ha scalfito le certezze della Mansi e del suo mandante, il sindaco di Siena Bruno Valentini, renziano abbandonato dal capocorrente nella vicenda Mps.

La banca è in gravi condizioni. Ha chiuso i primi 9 mesi del 2013 con 518 milioni di perdita e 20 miliardi di crediti deteriorati, il 15 per cento del credito erogato. Un anno fa Profumo ha ottenuto circa 4 miliardi in prestito dallo Stato (i cosiddetti Monti Bond) per evitare il crac. La Commissione Europea, nella procedura sugli aiuti di Stato, ha ingiunto a Mps di formulare un piano di ristrutturazione credibile e di restituire almeno il 70 per cento dei Monti Bond entro il 2014. Profumo ha dunque lanciato l'aumento di capitale da 3 miliardi per darli di corsa allo Stato, anche perché il governo ha preteso interessi altissimi che pesano per 400 milioni l'anno.

Ma la fondazione si è messa di traverso. Due anni fa, quando l'allora padre-padrone del Monte, Giuseppe Mussari, chiese un aumento di capitale per tappare parte del buco fatto per strapagare l'Antonveneta, la Fondazione, già al verde, si indebitò per pagarsi la quota e mantenere il controllo di Mps per conto dei cacicchi della politica senese e dei loro protettori romani. Ora che ha solo debiti e azioni Mps svalutate, la Fondazione verrebbe spazzata via dall'aumento di capitale. E la combattiva casta senese non ne vuol sapere.

Alla vigilia dell'assemblea il sindaco Valentini era stato chiaro: "Bisogna evitare che Mps vada in mano a capitali stranieri non affidabili". Inutilmente Profumo ha spiegato che senza i capitali, quale che sia la provenienza, il Monte sparirà. Ieri all'assemblea Mansi ha spiegato così il suo voto contrario: "L'accelerazione avrebbe compromesso la possibilità di farci carico di quelle utilità sociali che sono l'essenza della nostra natura fondazionale".

La "natura fondazionale" è l'abitudine di incassare dividendi e distribuirli a pioggia su Siena a botte di centinaia di milioni l'anno. Ciò che Mansi finge di ignorare è che la possibilità di farsi carico delle "utilità sociali" è sfumata da tempo, perché la Fondazione, è già passata in pochi anni da 6 miliardi di patrimonio a zero, e perché comunque dividendi il Montepaschi non ne darà per anni. Ma il calcolo dei pasdaran della senesità non è stupido.

Senza aumento di capitale la banca non potrà restituire i 3 miliardi allo Stato, e sarà inevitabilmente nazionalizzata tenendosi in cassa i soldi dei contribuenti italiani, a spese dei quali la politica senese (e non solo) spera di continuare a fare i suoi comodi con la banca.

Profumo ha lasciato l'assemblea con aria sconsolata: "Qui non c'è nessun Palio, se non con i contribuenti italiani. La decisione dell'assemblea è errata come fu errato il mantenimento del controllo da parte della Fondazione. Speravo che non venissero fatti altri errori".

E lunedì verrà il bello. Il titolo Mps potrebbe crollare in Borsa e la Fondazione rischia di perdere davvero tutto. Infatti ha 340 milioni di debiti con le banche, che hanno diritto a impossessarsi della azioni Mps date in garanzia qualora il titolo scendesse a quota 0,128 euro. Venerdì l'azione Mps ha chiuso a poco più di 17 centesimi. C'è ancora un 25 per cento di margine.

 

 

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