FONSAI O NON LO SAI? TRA CONTI TRUCCATI E ARRESTI, UNIPOL NEL PANTANO PER LA FUSIONE CHE NON SI CHIUDE

Vittorio Malagutti per "l'Espresso"

Dice il saggio che i nodi, prima o poi, vengono al pettine. Quando ci arrivano tutti insieme, però, i problemi aumentano alla grande. E se i nodi in questione riguardano affari per miliardi di euro, i rischi crescono di conseguenza. Ne sanno qualcosa a Bologna, al quartier generale di Unipol, da tempo alle prese con l'acquisizione di Fonsai, la grande operazione di sistema che serve a raccogliere i cocci dei Ligresti per creare il secondo gruppo assicurativo nazionale (alle spalle di Generali).

La macchina si è messa in moto negli ultimi giorni del 2011, quando la compagnia controllata dalle Coop formulò la prima offerta per la sua disastrata concorrente. A 20 mesi di distanza (quasi un record mondiale) non è ancora finita. Resta da completare l'ultima tappa del percorso, cioè la fusione a tre Unipol- Fonsai-Milano assicurazioni.

L'affare, però, è appeso al filo di due autorizzazioni. Serve innanzitutto il via libera dell'Ivass, l'organismo di vigilanza sulle assicurazioni che ha da poco preso il posto dell'Isvap. E anche la Consob deve approvare i bilanci di Unipol, su cui grava l'incognita di nuove possibili svalutazioni del portafoglio di prodotti derivati.

«Tutto pronto entro giugno», si garantiva da Bologna ancora qualche mese fa. Solo che poi l'Ivass ha chiesto informazioni supplementari e i tempi si sono allungati. E adesso è arrivato anche il botto dell'inchiesta della procura di Torino, con l'arresto (mercoledì 17 luglio) di Salvatore Ligresti, delle figlie Jonella e Giulia con i manager di vertice della vecchia Fonsai, Fausto Marchionni, Emanuele Erbetta e Antonio Talarico. Dalle carte dell'inchiesta per il momento non emerge nulla di cui le Authority di controllo non fossero da tempo a conoscenza.

La prudenza non è mai troppa, però. A termini di legge, Ivass avrebbe tempo fino a metà agosto per esprimersi sulla fusione, ma i vertici di Unipol, guidati dall'amministratore delegato Carlo Cimbri, sperano che l'ok arrivi già in questi giorni, addirittura prima della fine di luglio. La questione più scottante però resta quella dei derivati, cioè strumenti finanziari di grande complessità il cui valore è legato a quello di altri titoli o panieri di titoli. La valutazione di questi prodotti è per sua natura molto complessa e viene formulata sulla base di modelli matematici, che non sempre danno risultati univoci.

Materia complicata, quindi. Tanto più che la compagnia bolognese si trova in pancia qualcosa come 6 miliardi circa di derivati. A fine giugno il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha dichiarato che «l'analisi del bilancio di Unipol non è ancora terminata». La speranza è quella di riuscire a concludere «entro fine settembre», ha specificato il responsabile dell'Authority finanziaria. Serve tempo, quindi.

Ancora tempo, per un'analisi che è partita quasi un anno fa, a fine estate del 2012, dopo che il sostituto procuratore di Milano Luigi Orsi, che sta indagando sul gruppo Ligresti, aveva chiesto alla Consob di attivarsi per verificare la consistenza del patrimonio in derivati di Unipol. Un dato, quest'ultimo, che può rivelarsi fondamentale per fissare i termini della fusione con Fonsai e con Milano assicurazioni.

Se si scoprisse che i prodotti strutturati hanno un valore inferiore a quello che è stato loro attribuito nei conti della compagnia guidata da Cimbri, diminuirebbe anche il valore di Unipol in rapporto a quello delle due società che si prepara ad assorbire e quindi , almeno in teoria, si potrebbe arrivare a dover riformulare i concambi azionari della fusione, fissati già da mesi.

La procura di Milano, con una lettera di Orsi a Vegas, è tornata alla carica nella primavera scorsa, chiedendo nuovi controlli dopo che la compagnia bolognese aveva già corretto al ribasso (con effetti molto limitati sul conto economico del 2012) il valore del portafoglio in derivati. Sono passati altri quattro mesi e, stando alle parole dello stesso Vegas, l'analisi non si concluderà prima di fine settembre.

La questione del bilancio Unipol ha provocato tensioni tra uffici della Consob, dove c'erano valutazioni diverse sui tempi e i modi con cui procedere. E anche i rapporti tra Vegas e la procura di Milano sono stati messi a dura prova, per usare un eufemismo. Ammesso (e non concesso) cha dai bilanci di Unipol non emergano particolari criticità, il traguardo della fusione rischia però di allontanarsi ancora.

Per dare il suo ok definitivo l'Ivass potrebbe decidere di acquisire il parere sui bilanci di competenza della Consob. Ma quest'ultima, come ha detto Vegas, non si esprimerà fino a settembre. Nella migliore delle ipotesi, quindi, l'authority delle assicurazioni potrebbe dare un'approvazione condizionata al successivo via libera sui conti degli ispettori di Vegas.

Questa volta i controllori non possono permettersi passi falsi. Sia l'Ivass (all'epoca Isvap) sia la Consob sono state travolte da una valanga di critiche per essersi attivate in ritardo sulle compagnie del gruppo Ligresti. L'ex presidente dell'Isvap, Giancarlo Giannini, è finito addirittura sotto inchiesta a Torino per concorso in falso in bilancio per i presunti mancati controlli sui conti di Fonsai, che avrebbe coperto un buco in bilancio per almeno 800 milioni grazie a minori accantonamenti alle riserve sinistri.

Anche Orsi, a Milano, indaga su Giannini con le ipotesi di reato di corruzione e calunnia. L'allora numero uno dell'autorità avrebbe in sostanza alleggerito i controlli su Fonsai in cambio della promessa di un futuro incarico all'Antitrust da parte del governo Berlusconi in carica fino al 2011. La calunnia riguarderebbe invece la denuncia contro la gestione di Fonsai presentata da Isvap solo dopo l'inzio delle indagini milanesi sulla compagnia. Una denuncia tardiva che sarebbe servita solo a coprire la precedente connivenza con i vertici del gruppo assicurativo.

Marcati stretti dai magistrati, questa volta le authority si sono prese tutto il tempo necessario. E anche più del previsto, se è vero che in mancanza del via libera della Consob, le assemblee societarie per deliberare la doppia fusione difficilmente potranno essere convocate per settembre, così come sperava Cimbri. E come speravano anche Mediobanca e Unicredit, massimi creditori del sistema Ligresti e massimi sponsor del salvataggio di Fonsai via Unipol. La partita non si è chiusa nemmeno per i due istituti di credito.

In autunno la procura di Milano tirerà le somme delle inchieste che riguardano, tra l'altro, anche il ruolo dei banchieri. Da una parte Unicredit, esposta per centinaia di milioni verso le holding di famiglia dei Ligresti, due delle quali, Sinergia e Imco, già dichiarate fallite, oltre alla Premafin quotata in Borsa.

E poi Mediobanca che dovrà chiarire fino a che punto si è spinta la sua influenza sulla fallimentare gestione di Fonsai. Agli atti c'è l'ormai celebre papello, il documento siglato dall'amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel in cui si assicurava una sorta di buonuscita a Salvatore Ligresti e famiglia. Per quella vicenda Nagel è indagato per ostacolo alla vigilanza. In autunno si capirà se il papello finirà davvero per costargli anche un processo.

 

 

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