
L’UE NON SI ILLUDA: I GIUDICI NON POSSONO FERMARE IL DAZISMO DI TRUMP – FEDERICO FUBINI: “IN EUROPA PERSISTE L’IDEA CHE TRUMP STIA IMPROVVISANDO E I TRIBUNALI O I MERCATI LO COSTRINGERANNO A MODERARSI: QUESTA SPERANZA PERMETTE A BRUXELLES E AI GOVERNI DI CONTARE SUL FATTO CHE LA QUESTIONE DEI DAZI SI CHIUDERÀ CON L’ATTUALE ACCORDO, SENZA CHE DEBBANO PRENDERE INIZIATIVE PIÙ DECISE PER DIFENDERSI” – “MA LE CONDANNE IN TRIBUNALE NON CAMBIEREBBERO IL QUADRO NEPPURE SE LA CORTE SUPREMA LE CONFERMASSE. TRUMP AVREBBE ALTRE STRADE PER MANTENERE I DAZI; E LA SUA SQUADRA LAVORA GIÀ A QUESTI SCENARI ALTERNATIVI…”
Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”
DONALD TRUMP CONTRO L EUROPA - VIGNETTA BY ELLEKAPPA
L’errore che gli europei potrebbero commettere ora è illudersi che l’impianto dei dazi di Donald Trump sia indebolito dalle sentenze e la sfida diventerà meno urgente. È vero il contrario: poco importa che Bruxelles e le principali capitali del continente non sembrino pronte ad accettare questa realtà.
Perché non solo le sconfitte della Casa Bianca in tribunale sulla legalità delle tariffe a tappeto — per l’Unione europea, al 15% — non freneranno l’attuale ondata protezionista; in parallelo, l’amministrazione sta anche lavorando ad aumentare la coercizione sull’Unione europea e sui singoli Stati.
Per questo non è neppure escluso il ritorno di una versione della «Section 899», la misura che tassava di più i redditi da capitale di certi investitori esteri comparsa e poi esclusa dal Big Beautiful Bill (la legge approvata in luglio che taglia le tasse in gran parte ai più facoltosi).
LA RESA DI URSULA VON DER LEYEN A DONALD TRUMP SUI DAZI - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA
La differenza fra le due sponde dell’Atlantico è che solo dal lato americano si nota una riflessione strategica sugli obiettivi da raggiungere e le leve da usare. Sulla sponda europea persiste invece l’idea che Trump stia improvvisando e i tribunali o i mercati lo costringeranno a moderarsi: questa speranza permette a Bruxelles e ai governi di contare sul fatto che la questione dei dazi si chiuderà con l’attuale accordo, senza che l’Europa debba prendere iniziative più decise per difendersi.
Le condanne dei dazi in tribunale non cambierebbero il quadro neppure se la Corte suprema, tra qualche mese, le confermasse. La giustizia americana sancirebbe così che il presidente non aveva diritto di invocare l’«International Emergency Economic Powers Act» del 1977 per imporre per decreto le tariffe su gran parte delle categorie d’importazione, perché non è in corso una crisi tale da giustificare una mossa tanto drastica.
Ma se anche questa base legale fosse disinnescata, Trump avrebbe altre strade per mantenere i dazi firmando dei semplici ordini esecutivi; e la sua squadra lavora già a questi scenari alternativi.
Il presidente può reagire invocando la «Section 122» del Trade Act del 1974 legata a una «crisi nella bilancia dei pagamenti americana» e imporre subito dazi al 15% per cinque mesi. Intanto Trump può anche avviare un’inchiesta sul sospetto che l’Unione europea o altri Paesi attuino «pratiche commerciali scorrette» (Section 301) che poi sfocerebbe, di nuovo, in dazi a tappeto. Con il Brasile sta già accadendo.
DONALD TRUMP E URSULA VON DER LEYEN
Dunque, non ci saranno sconti. Ma, soprattutto, Trump prepara già nuove forme di coercizione. Dice Penelope Naas, ex funzionario del dipartimento del Commercio oggi al German Marshall Fund a Washington, che nella capitale americana «sono in corso riflessioni su come ampliare il concetto di sicurezza nazionale».
[…] L’amministrazione Trump pensa anche a altre leve: sospendere le facilitazioni sui visti, applicare tasse supplementari sulle aziende che operano in America o far scattare tasse sugli investitori a Wall Street di certi Paesi, se i relativi governi applicano tasse sul digitale o non votano con gli Stati Uniti alle Nazioni Unite.
Varie agenzie dell’Onu fissano gli standard industriali in molti settori strategici e Trump vuole imporre i propri. Non ha ancora deciso di allentare la pressione sull’Europa, per quanto in Europa si cerchi di illudersi di sì.
usa vs ue
COLLABORAZIONE UE USA
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URSULA VON DER LEYEN DONALD TRUMP - ANDREA CALOGERO PER LA STAMPA
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