GRECO: FACILE VENDERE IL 12% DI GENERALI, SARA’ PIU’ DURA SBARAZZARSI DELLE PARTECIPAZIONI TELECOM E RCS

1. GRECO VENDE IL 12% DI BANCA GENERALI
Riccardo Sabbatini per "Il Sole 24 Ore"

Il Leone fa cassa con Banca Generali. Il gruppo assicurativo triestino ha annunciato ieri la cessione fino al 12% del capitale sociale della sua controllata Banca Generali di cui detiene attualmente una quota del 63,5 per cento. Il pacchetto messo in vendita - alla chiusura di ieri il titolo quotava 14,59 euro (-0,68%) - vale all'incirca 200 milioni ed incorpora una plusvalenza poderosa tenuto conto che le azioni sono contabilizzate a circa 4 euro.

La cessione sul mercato, che nella serata di ieri era già prossima alla conclusione - un comunicato sul closing è atteso stamani prima dell'apertura delle contrattazioni - avverrà con il meccanismo dell'accelerated bookbuilding affidato a Mediobanca e Ubs. In linea con analoghe operazioni le azioni di Banca Generali verranno offerte ad una platea di investitori istituzionali con uno sconto che ieri veniva indicato tra il 5 ed il 7 per cento. Il guadagno comunque ci sarà e, considerando la plusvalenza (intorno a 150 milioni), incrementerà nel secondo trimestre dell'anno gli utili netti del gruppo.

Una nota di Generali giustifica la vendita con l'obiettivo di «ottimizzare l'allocazione di capitale con un miglioramento dell'indice di Solvency I» che dovrebbe crescere di circa un punto e mezzo. Il gruppo manterrà comunque il pieno controllo della banca attiva nella vendita di polizze e prodotti del risparmio gestito continuando a «beneficiare - sottolinea la nota - di un canale distributivo strategico» che lo scorso anno ha veicolato circa un quarto della produzione vita del gruppo in Italia.

Con l'operazione il ceo triestino Mario Greco ha voluto inviare al mercato un segnale sulla sua determinazione a centrare l'annunciato piano di dismissioni per 4 miliardi attese entro il 2015. E che, nell'immediato riguarderà soprattutto le attività riassicurative in Usa e la Bsi, dossier sui quali sono in fase avanzata i contatti con i potenziali acquirenti. Ma vi sono anche altre ragioni.

In un contesto dei mercati che nelle prossime settimane potrebbe divenire più problematico anche per fatti esterni al gruppo (ad esempio la difficoltà di far nascere un governo in Italia) la compagnia triestina riduce l'allocazione del capitale nella penisola cogliendo una finestra favorevole per limare la partecipazione in una società reduce da una storia di successo in Borsa (nel 2005 Banca Generali fu quotata ad 8 euro) e che continua a macinare nuovi record di raccolta, l'ultimo reso noto proprio martedì scorso.

Nel track record della banca c'è anche l'effetto positivo, non ricorrente, che lo scorso anno si è riverberato sui suoi utili con l'acquisto dei titoli della Bce. Sul fronte opposto c'è da considerare il "sacrificio" di una quota tra i business più profittevoli de Leone in un settore, l'asset management, nel quale è già debole rispetto ai suoi storici competitor (Axa e Allianz).

Per Banca Generali ed i suoi investitori, la riduzione della partecipazione di controllo aumenterà la quota del flottante, ciò che il mercato normalmente apprezza. E dovrebbe avvicinare l'ingresso del titolo nel l'indice delle blue chip (Ftse Mib) dove è già collocato tra le "riserve".

Operazioni analoghe svoltesi negli ultimi mesi sono state accolte con successo. È accaduto così, ad esempio, per la St.James's Place di cui il Lloyd Banking group ha ceduto una quota del 20 per cento. Ed anche, in Italia, per la Luxottica la cui quota di controllo (Del Vecchio) è stata alleggerita nel settembre scorso. Dopo un momento di sbandamento il titolo ha ripreso a correre passando dai 27 euro ai circa 40 attuali.


2. IL LEONE ALLA PROVA RCS E TELCO
Laura Galvagni per "il Sole 24 Ore"

Il ceo delle Generali, Mario Greco, non avrà tempo per brindare al buon esito del collocamento del 12% di Banca Generali. L'attenzione del manager, con ogni probabilità, già nelle prossime ore sarà assorbita dagli altri due dossier caldi che ha sul tavolo e che potrebbero registrare delle svolte chiave a stretto giro. Il primo tema è sicuramente Rcs mentre il secondo è Telco. Tra lunedì e martedì è possibile che si riunisca il patto del gruppo editoriale.

La riunione sarà evidentemente centrale in vista delle successive delibere che il board di Rcs dovrà prendere su ammontare e condizioni dell'aumento di capitale. A quel summit, dunque, Greco, che ha piene deleghe in materia, dovrà presentarsi con le idee chiare rispetto alla partecipazione o meno delle Generali alla ripatrimonializzazione. L'ok non è scontato ma il mercato si aspetta l'adesione; complice il fatto che Greco in più occasioni ha ribadito che ogni decisione rispetto al futuro delle partecipazioni verrà assunta in base a un semplice calcolo di «convenienza economica».

Se l'iniezione di liquidità di Rcs, che per Generali potrebbe comportare uno sforzo massimo di 22 milioni, avverrà a un forte sconto sul Terp, si dice addirittura nell'intorno del 50%, gli azionisti che non aderiranno dovranno sopportare effetti fortemente diluitivi, prossimi per certi aspetti all'azzeramento dell'investimento. Al contempo, però, Greco non è manager disposto a investire denari freschi se la richiesta non è controbilanciata da un progetto industriale con prospettive concrete.

L'altro tema sul piatto è Telecom. Il prossimo consiglio di amministrazione del gruppo telefonico è atteso per l'11 aprile. Il socio Telco, di cui Generali è uno dei principali azionisti, ha avviato opportune riflessioni interne sia sul destino del veicolo sia sulla gestione della compagnia tlc. Il fronte è compatto nell'idea di valutare ogni opzione che possa premiare Telecom, tuttavia non avrebbe ancora sintetizzato in un progetto condiviso le proprie riflessioni. Da capire se ci riuscirà in vista del cda dell'11. Un board che, in ogni caso, potrebbe diventare terreno di un nuovo confronto sulla gestione.

 

 

mario greco generali GeneraliDEL VECCHIO Alberto Nagel article LORENZO PELLICCIOLIFranco BernabèPIETRO SCOTT JOVANE

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...