IL G-20 DELLE TASSE – QUANDO I GRANDI NON RIESCONO A METTERSI D’ACCORDO SU QUALCOSA, SBUCA SEMPRE LA “GUERRA ALL’EVASIONE”

Alessandro Merli per "Il Sole 24 Ore"

Il G-20 fa sul serio nella lotta all'evasione fiscale da parte delle multinazionali. Il vertice dei grandi Paesi industriali e delle maggiori economie emergenti approverà oggi un piano in quindici punti per impedire alle imprese che operano in diverse giurisdizioni fiscali di ridurre al minimo le imposte attraverso pratiche elusive contribuendo in questo modo al peggioramento dei deficit pubblici e distorcendo la concorrenza con le altre imprese.

La firma dei capi di Stato e di Governo offre l'impulso politico definitivo all'iniziativa sulla "erosione della base impositiva e il profit shifting" ((Beps), elaborata dall'Ocse e già avallata, nel luglio scorso a Mosca, dai ministri finanziari del G-20. Il vertice darà inoltre il via libera a un percorso per lo scambio automatico di informazioni fra le autorità fiscali, che dovrebbe essere messo in atto entro il 2015. Entro novembre verranno inoltre pubblicati dall'Ocse i "voti" di 50 Paesi, relativi alla trasparenza e alla collaborazione nello scambio di informazioni a fini fiscali.

«L'approvazione dei leader del G-20 - ha detto ieri a San Pietroburgo il direttore del dipartimento fiscale dell'Ocse, Pascal Saint-Amans - è un passo significativo su un tema che è molto politico». Alcune grandi imprese, ha ricordato, riescono a non pagare le imposte in nessuno dei Paesi in cui operano, spesso sfruttando i trattati contro la doppia imposizione.

«Questa si trasforma in una doppia non-imposizione», ha affermato Saint-Amans. All'iniziativa aderiscono i 34 Paesi industriali che fanno parte dell'Ocse e, sulle stesse basi, gli 8 Paesi del G-20 che non sono membri dell'istituzione parigina, cioè le più grandi economie emergenti.

Nei mesi scorsi, sono emersi diversi casi clamorosi, come quelli di Starbucks in Gran Bretagna e di Apple negli Stati Uniti, che hanno accentuato le pressioni per risolvere il problema. Il commercio digitale è un altra area che ha favorito il mancato pagamento delle imposte. Le raccomandazioni del piano riguardano fra l'altro gli abusi dei trattati sulla doppia imposizione e il profit shifting, la pratica di spostare gli utili ai fini fiscali dai Paesi dove vengono effettivamente prodotti a quelli a tassazione più bassa.

Il G-20 intende però combattere anche l'evasione individuale, puntando ad arrivare entro due anni allo scambio automatico di informazioni fra le autorità dei diversi Paesi. «Il segreto bancario - ha detto Saint-Aamans - è finito di fatto con il vertice di Londra del 2009. Si è passati a un regime di scambio di informazioni su richiesta. In futuro, questo dovrà avvenire in modo automatico».

L'iniziativa si confronta con molte difficoltà di tipo legale, tecnico e anche informatico. Il summit di San Pietroburgo chiederà all'Ocse di procedere in varie tappe: elaborare prima un quadro legale, poi entro la metà del 2014 la strumentazione tecnica. Nei progetti, l'obiettivo, che diversi tecnici ritengono eccessivamente ambizioso, è di arrivare alla messa in atto nel 2015.

Il dirigente dell'Ocse ha anche rivelato che il G-20 intende predisporre una sorta di unità di pronto intervento fiscale, "ispettori senza frontiere", da inviare in missione nei Paesi in via di sviluppo per migliorarne la capacità di combattere efficacemente l'evasione fiscale.
All'esame del vertice, come di consueto, l'analisi della situazione economica mondiale.

Un rapporto per i leader del Fondo monetario, che verrà presentato dal suo direttore, Christine Lagarde, evidenzia la vulnerabilità delle economie emergenti al cambiamento di politica monetaria nei Paesi avanzati, in particolare la prossima graduale rimozione (tapering) dello stimolo monetario da parte della Federal Reserve. I mercati emergenti hanno già cominciato a subire i contraccolpi con un calo delle Borse, un aumento dei tassi d'interesse e deflussi di capitale.

Dati provenienti dal Brasile hanno confermato ieri la frenata in atto in molte delle grandi economie emergenti. Il primo ministro indiano Manmohan Singh, ha chiesto che il cambio di politica della Fed venga realizzato in modo «ordinato» per minimizzarne le conseguenze. La situazione è diametralmente opposta a quella di sei mesi fa, quando gli emergenti lamentavano che la politica monetaria troppo accomodante nei Paesi avanzati creava un eccesso destabilizzante di capitali in entrata.

 

Starbuckslogo appleOcseario Draghi e Christine Lagardee cf fc e df c a d Li Keqiang Manmohan Singh

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