alberto nagel philippe donnet francesco milleri gaetano caltagirone

GENERALI DELLE MIE BRAME: LA GUERRA DI POTERE E' APPENA INIZIATA - LA REAZIONE DI CALTA-MILLERI-MEF ALL'OPERAZIONE DI NAGEL & DONNET DI SVUOTARE MEDIOBANCA DEL TESORETTO CHE AVREBBE APERTO LE PORTE DEL "FORZIERE D'ITALIA'', NON PREVEDE PRIGIONIERI – NAGEL, PER OTTENERE IL VIA LIBERA, DOVRA' OTTENERE LA MAGGIORANZA DEL 50,1% DALL'ASSEMBLEA DI MEDIOBANCA - SE COL 51% DI BANCA GENERALI, DONNET NON RISCHIA UNA CONTRO OPA, IL PERICOLO POTREBBE ARRIVARE DA UN "VIZIO DI FORMA": IL CONFLITTO DI INTERESSI. SONO DI MEDIOBANCA 10 CONSIGLIERI SU 13 DEL CDA APPENA ELETTO - QUINDI LA CESSIONE DI BANCA GENERALI DEVE PASSARE PER IL COMITATO PARTI CORRELATE, CON L’AUSILIO DI ADVISOR TERZI E INDIPENDENTI E, AL LIMITE, SOTTOPORSI ANCHE AL VAGLIO DELL’ASSEMBLEA...

1 - LA CESSIONE DI BANCA GENERALI DIVIDE DI NUOVO I SOCI DEL LEONE

Estratto dell’articolo di Giovanni Pons per “la Repubblica”

https://www.repubblica.it/economia/2025/04/30/news/cessione_banca_generali_divide_soci_leone-424156944/

 

ALBERTO NAGEL

Il giorno dopo l’annuncio da parte di Mediobanca dell’Ops su Banca Generali i diversi attori in campo cominciano a trarre le prime considerazioni. Il primo punto di osservazione è quello degli azionisti Mediobanca che stanno mostrando un notevole apprezzamento dell’operazione.

 

[…]  Il fatto di sostituire una partecipazione finanziaria (il 13% di Generali) con un alto ritorno sul capitale investito, con una partnership industriale (sempre con Generali) da far crescere attraverso la veicolazione di prodotti assicurativi sulla rete di promotori finanziari, è sicuramente attraente.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FRANCESCO MILLERI

Secondo la Lex del Financial Times Mediobanca potrebbe diventare una mini-Ubs, nel senso di una banca che produce almeno il 50% dei suoi ricavi e dei suoi utili nell’area del cosiddetto Wealth management, cioè dalla gestione della ricchezza alla parte più facoltosa della clientela.

 

L’unione di Mediobanca e Banca Generali produrrebbe anche sinergie di costi e diventerebbe il secondo polo del risparmio in Italia per masse gestite, dietro solo a Fideuram-Intesa e davanti a Fineco e Banca Mediolanum. Un obbiettivo auspicato anche dalla premier Giorgia Meloni e da vari esponenti di governo.

 

philippe donnet - andrea sironi

L’operazione è talmente buona per Mediobanca che anche i soci forti Delfin e Caltagirone, che in passato hanno messo sotto pressione il management, potrebbero avallarla nell’assemblea del 16 giugno.

 

E a questo riguardo c’è chi ricorda una delle rare dichiarazioni di Leonardo Del Vecchio rilasciata nell’ottobre 2019 al sito Business Insider, riguardo la strategia di Mediobanca di cui era diventato azionista.

 

«L’azienda deve dare il massimo, è rimasta piccola e forse qualcuno si è seduto sugli allori visto che la metà dei suoi profitti sono sicuri, venendo da partecipate come Generali e Compass», aveva osservato il fondatore di Luxottica. «Quando si presentano delle opportunità bisogna coglierle al volo per crescere, come ha fatto Intesa nel corso degli anni, o come in Francia ha fatto Bernard Arnault, attraverso acquisizioni. È questa la strada».

FRANCESCO MILLERI LEONARDO DEL VECCHIO

 

Delfin e Caltagirone […] sono convinti che la conquista di Banca Generali non sia in antitesi con l’Ops di Mps su Mediobanca, anzi. Alla fine il mercato potrebbe votare sì nell’assemblea Mediobanca e poi consegnare le azioni alla banca guidata da Luigi Lovaglio, rafforzando ancora di più il gruppo. In Piazzetta Cuccia, invece, pensano che l’arrivo di Mps andrebbe a indebolire la struttura.

 

Se però si passa ad analizzare l’operazione Banca Generali dal punto di vista dell’azionista Generali, che deve decidere se vendere il 50,2% delle azioni della controllata, qualche difficoltà emerge. E i punti di vista tra gli azionisti e il management cominciano a divergere.

 

GLI INTRECCI TRA DELFIN E CALTAGIRONE

Il team guidato dall’ad Philippe Donnet considera Banca Generali non così strategica e dunque vendibile al prezzo più alto mai registrato finora. A patto di assicurarsi un accordo di distribuzione dei prodotti pluriennale sulla rete Banca Generali. Con un accordo forte non serve avere anche la partecipazione finanziaria a supporto, è il concetto che si sente ripetere.

 

E con le azioni Generali che entrano come corrispettivo si può fare un buy back, comprare un’altra azienda o far entrare un socio non ostile che compatti l’azionariato.

 

cesare merzagora

Il fronte Caltagirone- Delfin, invece, considera Banca Generali un gioiellino cresciuto in casa e di cui sarebbe un delitto privarsi. Che il prezzo dovrebbe essere negoziato al rialzo, come in qualsiasi trattativa, visto che anche le azioni Generali sono ai massimi.

 

Che non si può escludere una contro Opa e che l’attuale cda, appena eletto da una lista di maggioranza presentata dalla stessa Mediobanca, non sia in grado di valutare oggettivamente l’operazione. E quindi che l’analisi debba passare per il Comitato parti correlate, con l’ausilio di advisor terzi e indipendenti e, al limite, sottoporsi anche al vaglio dell’assemblea. Posizioni diverse che potrebbero ricomporsi i portare a uno scontro.

 

2 - LA FINE DEL LEGAME STORICO CON TRIESTE

Estratto dell’articolo di Nicola Saldutti per il “Corriere della Sera”

 

philippe donnet

È una storia antica il legame tra Mediobanca e le Generali. La compagnia, che ebbe tra i suoi presidenti una figura come Cesare Merzagora (presidente dal 1968 al 1979), che iniziò il suo lavoro assunto alla Banca Commerciale italiana nel 1920. Ecco, Comit e Generali per Mediobanca sono sempre stati due intrecci non solo finanziari.

 

Nel caso della Comit, la storia è iniziata nel 1946 con la fondazione stessa di Mediobanca come istituto a medio termine partecipato dalla banca di Piazza della Scala, guidata da Raffaele Mattioli. E si è conclusa nel 1999 quando Intesa, presieduta da Giovanni Bazoli, ora presidente emerito di Intesa Sanpaolo, ricevette il via libera da Enrico Cuccia per l’acquisto della banca più internazionale che l’Italia aveva mai avuto.

 

enrico cuccia x

Un dialogo […] che segnò una prima svolta storica nel capitalismo italiano. Per dire da dove erano partiti: ecco una frase attribuita a Cuccia sull’Ambrosiano, dalle cui ceneri nacque il Nuovo Banco Ambrosiano, la banca che il professore di Brescia ebbe il ruolo di creare per il salvataggio: «Salvare l’Ambrosiano è come allacciarsi il cappotto partendo dal bottone sbagliato».

 

Adesso l’amministratore delegato di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, ha annunciato il lancio di un’offerta pubblica di scambio su Banca Generali e l’istituto mette a disposizione proprio il pacchetto di azioni Generali, pari al 13,1%. È la partecipazione più rilevante rimasta dopo che […] Mediobanca ha detenuto i titoli di quasi tutte le principali aziende quotate.

 

[…] Nagel ha spiegato il cambio di strategia, avviato già da tempo: «Da ieri le azioni Generali sono al servizio di questa operazione per un progetto che cambia il volto di Mediobanca», ha spiegato. Partecipazione strategica, poi finanziaria, ora industriale: «Il nostro rapporto con le Generali va trasformato da partnership finanziaria a partnership industriale». Le prime azioni acquistate furono 70 mila, il 3,55% del capitale. Era il 1956.

ALBERTO NAGEL ALBERTO NAGEL cesare merzagora

 

Ultimi Dagoreport

giovanni malago giorgia meloni giancarlo giorgetti andrea abodi gianluca rocchi

DAGOREPORT - IL CASO ROCCHI E' ARRIVATO COME IL CACIO SUI MACCHERONI PER ABODI E GIORGETTI, PRETESTO PERFETTO PER COMMISSARIARE LA FIGC, SCONGIURANDO IL RISCHIO CHE COSI' POSSA CADERE NELLE MANI DELL'INAFFIDABILE MALAGO’ - LANCIATO DA DE LAURENTIIS, "MEGALO' SAREBBE IN LIEVE VANTAGGIO SUL FILO-GOVERNATIVO ABETE - A PARTE GIANNI LETTA, TUTTO IL GOVERNO, IN PRIMIS IL DUO ABODI-GIORGETTI, DETESTA L'IDEA DI MALAGO' E PUNTEREBBE A NOMINARE COMMISSARIO FIGC IL PRESIDENTE DI SPORT E SALUTE, MARCO MEZZAROMA, CARO ALLA FIAMMA MELONIANA…

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA A VENEZIA PER IL NUOVO SINDACO CHE PRENDERA' IL POSTO DI BRUGNARO, GRAN SPONSOR DELLA “BACCHETTA NERA” (COME ANCHE IL MAL-DESTRO ZAIA) - QUANDO MELONI HA SBIRCIATO I SONDAGGI RISERVATI CHE VEDE IL CENTROSINISTRA AVANTI, SOSPINTO DALLO SCANDALOSO CASO-VENEZI (CHE STRAPPA ALLA DESTRA 4-5%), GLI OTOLITI SONO ANDATI IN TILT - E ALLA PRIMA OCCASIONE, CON LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, È STATA LICENZIATA - LO STESSO ''SENTIMENT'' VALE PER BUTTAFUOCO, MA IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE, PIU' FURBO, NON OFFRE PER ORA IL FIANCO PER LIQUIDARLO - E SE VENISSE CACCIATO, A DIFFERENZA DI VENEZI, HA L'“INTELLIGHENZIA” DEI SINISTRATI CHE LODA L'INTELLETTUALITA' DEL FASCIO-MUSULMANO CHE APRE IL PADIGLIONE AI RUSSI....

donald trump benzinaio benzina petrolio greggio

DAGOREPORT – LE UNICHE POMPE CHE NON PIACCIONO A TRUMP SONO QUELLE DI BENZINA! È VERO CHE LE ESPORTAZIONI DI GREGGIO AMERICANE CRESCONO A RITMI RECORD, MA IL PREZZO AL GALLONE NEI DISTRIBUTORI AMERICANI RESTA AI MASSIMI: IL CAOS IN MEDIORIENTE È STATO UN BOOMERANG VISTO CHE LO SCOTTO PEGGIORE LO STANNO PAGANDO I CITTADINI (SI VENDICHERANNO ALLE MIDTERM?), CHE HANNO LA BENZINA ALLE STELLE MENTRE I PRODUTTORI FANNO PROFITTI RECORD – IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO, ARAGHCHI, VOLA A MOSCA E TRATTA CON QATAR E SAUDITI (MA NON CON EMIRATI E BAHREIN, CHE HANNO FIRMATO GLI ACCORDI DI ABRAMO CON ISRAELE)

kyriakou repubblica radio capital tv8

DAGOREPORT - “LA REPUBBLICA” DI ATENE – THEODORE KYRIAKOU VUOLE CAPIRE CHE DIREZIONE DARE AL GRUPPO GEDI E SE C’È UNO SPAZIO POLITICO (E COMMERCIALE) PER DARE A “REPUBBLICA” UN ORIENTAMENTO PIÙ MARCATAMENTE DI SINISTRA. LA SVOLTA DEL QUOTIDIANO SI DOVREBBE ACCOMPAGNARE, NELLE INTENZIONI DELL’EDITORE GRECO, A UN INVESTIMENTO TELEVISIVO. LA SUA IDEA È QUELLA DI TRASFORMARE IN CANALE DIGITALE “RADIO CAPITAL TV”, GIÀ DI PROPRIETÀ DEL GRUPPO, MA NON È ESCLUSO (E DIPENDERÀ DAL PREZZO) L’ASSALTO A TV8 DEL GRUPPO SKY...

giorgia meloni giancarlo giorgetti daria perrotta

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI QUESTA VOLTA FA BENE A INCAZZARSI CON GIANCARLO GIORGETTI: IL PASTROCCHIO SUL DEFICIT AL 3,1% (L’ITALIA RESTERÀ SOTTO PROCEDURA D’INFRAZIONE PER LA MISERIA DI 600 MILIONI DI EURO) È TUTTA FARINA DEL SACCO DEL MEF, E DELLA RAGIONIERA DELLO STATO DARIA PERROTTA (CHE NON HA AVUTO IL CARISMA PER ENTRARE IN SINTONIA CON L'APPARATO CORPORATIVO DEL MINISTERO) – SE CI FOSSE STATO UN VECCHIO VOLPONE COME BIAGIO MAZZOTTA O UN ALTRO GRAND COMMIS DI QUELLI TANTO INVISI ALLA “FIAMMA MAGICA”, UNA SOLUZIONE SI SAREBBE TROVATA, E QUELLO 0,1% SAREBBE STATO ARROTONDATO - COLPA DELLA INFAUSTA GUERRA AL DEEP STATE INIZIATA DAL GOVERNO MELONI...

vladimir putin donald trump ue europa

DAGOREPORT - TRUMP E’ COSI’ INCAZZATO CON I PAESI EUROPEI PER IL MANCATO APPOGGIO ALLA GUERRA IN IRAN CHE MEDITA LA SUA VENDETTA - POTREBBE DISERTARE IL PROSSIMO VERTICE DEL G7 A EVIAN, IN FRANCIA, DAL 15 AL 17 GIUGNO - UN PRIMO, CHIARO, SEGNALE DI SMARCAMENTO: SE VOI NON CI SIETE PER ME, IO NON CI SARÒ PER VOI - POTREBBE FARE IL BIS AL VERTICE NATO PREVISTO AD ANKARA, IN TURCHIA, IL 7 E L’8 LUGLIO 2026 (E IL SEGRETARIO ALLA DIFESA PETE HEGSETH SPINGE PER RENDERE I VERTICI NATO A CADENZA BIENNALE E NON ANNUALE: UN ULTERIORE SGANCIAMENTO) - IL CEFFONE FINALE AI PAESI EUROPEI TRUMP CONTA DI DARLO AL G20 PREVISTO A MIAMI IL 14 E 15 DICEMBRE 2026: AL VERTICE VUOLE INVITARE PUTIN. UNA PRESENZA CHE CLAMOROSA E DEFLAGRANTE PER L’ASSE EURO-ATLANTICO: RITROVARSI AL TAVOLO PUTIN, SU CUI PENDE UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE PER CRIMINI DI GUERRA IN UCRAINA, A UN CONSESSO NEGLI STATI UNITI (NON IN SUDAFRICA O IN BRASILE), E IN PRESENZA DI TUTTI GLI ALTRI LEADER EUROPEI, SAREBBE LO SPUTO NELL’OCCHIO DEFINITIVO…