GLI USA AZZANNANO LA CINA - LA BANCA CENTRALE AMERICANA, LA FED, EVOCA IL RIALZO DEI TASSI E CHIUDE SEMPRE DI PIU' I RUBINETTI DELLA LIQUIDITA'. E GLI ANALISTI DI GOLDMAN SACHS TAGLIANO LE STIME DI CRESCITA DELLA CINA

1.LA FED EVOCA IL RIALZO DEI TASSI, WALL STREET FRENA
Federico Rampini per ‘La Repubblica'

Giù la Borsa, su il dollaro. La prima reazione dei mercati è chiara: vedono in arrivo un rialzo dei tassi americani, prima del previsto. Forse addirittura entro sei mesi. E non importa se la Federal Reserve promette che il costo del denaro resterà ai minimi storici per molto tempo.

La prima conferenza stampa della neopresidente Janet Yellen al termine di un meeting dedicato alla politica monetaria, è stata dominata da una novità: "l'abbandono" da parte della banca centrale americana del 6,5% come obiettivo di disoccupazione. E' questo il segnale che siamo vicini alla svolta, e che la fine della politica del tasso d'interesse a quota zero si avvicina a grandi passi?

C'è sempre la possibilità che i mercati abbiano frainteso, come accadde nel maggio 2013. Le certezze, per ora, riguardano il "quantitative easing" e cioè la politica di acquisto di bond sui mercati aperti. La Yellen ha confermato, come previsto, un altro taglio di 10 miliardi di dollari: gli acquisti di bond dunque si riducono da 65 miliardi a 55 miliardi al mese.

E' quel sentiero di decelerazione che era già stato imboccato l'anno scorso, in coincidenza con una ripresa americana solida anche se non vigorosa. Il "quantitative easing" di fatto consisteva nello stampar moneta. Iniziato nel 2010 ha creato 4.000 miliardi di dollari di liquidità. Ha anche avuto come effetto collaterale l'indebolimento del dollaro, a vantaggio delle esportazioni americane.

Più incerta invece rimane l'interpretazione dell'altro annuncio che la Yellen ha fatto ieri. La Fed non considera più come determinante il raggiungimento di un tasso di disoccupazione pari al 6,5% della forza lavoro.

Quel tasso era stato introdotto come un indicatore-guida nel 2012: da allora la banca centrale (quando era guidata da Ben Bernanke) cominciò a dire che i tassi d'interesse sarebbero rimasti a zero fino a quando non si sarebbe raggiunto quel fatidico 6,5% di disoccupati.

In effetti ci siamo vicini, il tasso di disoccupazione ha continuato a scendere in modo quasi regolare, e in questo mese di febbraio era a 6,7%. Le parole della Yellen possono avere almeno due significati. Da una parte che la Fed si ritiene libera di alzare i tassi. D'altra parte, al contrario, che la disoccupazione al 6,5% non sarebbe più una ragione sufficiente per invertire il segno della politica monetaria e iniziare a rincarare il costo del credito.

La seconda è più probabile, conoscendo le posizioni della Yellen. E tuttavia i mercati hanno guardato anche ad altre dichiarazioni, per esempio il fatto che ben 10 sui 16 dirigenti della Fed vedono in arrivo un rialzo dei tassi nel 2015 mentre solo due di loro vedono la stretta monetaria rinviata all'orizzonte 2016.

La stessa Yellen tuttavia ha ammonito a non dare troppa importanza a queste previsioni. La linea della banca centrale rimane ferma sul fatto che i tassi d'interesse direttivi resteranno «vicini allo zero per un periodo di tempo considerevole anche dopo che saranno cessate le operazioni di acquisti di bond».

Soprattutto se l'inflazione rimane al di sotto del 2% che è la soglia- obiettivo della Fed. Ma per la Yellen oggi il problema più serio rimane un altro: la debolezza del mercato del lavoro. In questo senso la Fed può aver deciso di abbandonare l'obiettivo del 6,5% perché ritiene che l'attuale riduzione del tasso di disoccupazione mascheri dei problemi persistenti: l'aumento degli inoccupati di lungo periodo, l'aumento dei lavori part-time, la stagnazione dei salari, infine tutti i residui negativi della grande crisi che ha decurtato il valore degli immobili posseduti da tante famiglie.


2.LA FED CONTINUA A CHIUDERE I RUBINETTI. E GLI ANALISTI VEDONO GRIGIO PER LA CINA...
Carlotta Scozzari per Dagospia

La banca centrale americana, la Fed, va avanti per la propria strada continuando a drenare liquidità (il cosiddetto "tapering") e la sua nuova numero uno, Janet Yellen, si rivela più "falco" e meno "colomba" del previsto.

Yellen, cioè, sembra meno attenta all'andamento dell'economia a stelle e strisce di quanto non si sarebbe atteso e più orientata a badare all'andamento dell'inflazione. In quest'ottica vanno lette le sue dichiarazioni che forniscono una tempistica piuttosto precisa sull'incremento dei tassi di interesse statunitense.

E mentre il tapering della Fed procede e, anzi, si intensifica, non c'è da stupirsi se la prima vittima è la Cina. E' chiaro infatti che, in questi ultimi anni di crescita forsennata, l'economia dell'ex celeste impero (come peraltro quelle di molti altri paesi ritenuti "emergenti") ha beneficiato parecchio dell'immissione di liquidità a getto quasi continuo che arrivava dagli Stati Uniti. E ora che l'America chiude sempre di più i rubinetti gli economisti cominciano a volare bassi sulla Cina, ormai uno dei grandi motori dell'economia mondiale.

Ecco perché proprio questa mattina, puntuale come un orologio svizzero dopo le dichiarazioni di Yellen di ieri, giunge il taglio delle stime sulla crescita dell'ex celeste impero da parte degli analisti di Goldman Sachs. Questi ultimi ora prevedono che la Cina, nel 2014, assista a un progresso del Prodotto interno lordo (Pil) del 7,3% dalla precedente stima di 7,6%, mentre per il 2015 calcolano una crescita del 7,6% (7,8% la precedente previsione). Il progresso del Pil cinese nel primo trimestre del 2014 subisce, poi, un secco taglio al 5% dal 6,7% (annuo).

Una revisione delle stime, spiegano da Goldman Sachs, su cui hanno impattato anche i segnali poco incoraggianti arrivati nei primi due mesi dell'anno in corso dal fronte dei consumi e del commercio.

Dunque a pesare come un macigno sulle prospettive della Cina è un mix di fattori tanto interni quanto esterni. Un quadro che, c'è da scommettere, a stretto giro, giustificherà nuovi tagli delle stime di crescita da parte di altri analisti ed economisti.

 

YANET YELLEN cover janet yellen BERNANKE YELLEN OBAMAGOLDMAN SACHS Joe Biden Xi Jinping wen jiabao foto di famiglia con il figlio Wun Yunsong la moglie e la figlia Wrn Ruchun Zapatero e Wen Jiabao

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