ALIBABA E IL 40 PER CENTO - GOOGLE E MICROSOFT CERCANO DI COMPRARE YAHOO! PUR SAPENDO CHE L’ANTITRUST AMERICANO LI STRONCHEREBBE SUBITO: TROPPA CONCENTRAZIONE NELLE RICERCHE SU INTERNET - PER QUESTO VOGLIONO USARE I FONDI DI INVESTIMENTO COME PARTNER (O MEGLIO, COME PARAVENTO) PER AGGIRARE LE LEGGI USA - TUTTO PER ARRAFFARE IL 40% DEL SITO DI E-COMMERCE ALIBABA, CONTROLLATO DA YAHOO, CHE VALE L’INGRESSO NEL MILIARDARIO E INACCESSIBILE MERCATO CINESE…

Massimo Sideri per il "Corriere della Sera"

È come nello specchio di Alice, felice e abusata metafora del web: davanti c'è Yahoo, il gruppo in crisi che vale meno della metà dell'offerta da 47,5 miliardi che la Microsoft aveva messo sul piatto solo nel 2008; dietro Alibaba, il principale sito di e-commerce cinese, la gallina dalle uova d'oro che replica il modello di business di altre società americane ma che, per contrappasso, non può essere replicata da nessuno viste le complessità socio-politiche dell'Internet dietro la muraglia cinese. Insomma, sembra tornata la febbre da new economy ma c'è il trucco: si scrive Yahoo ma si legge Alibaba.

È solo considerando quel 40% che il declinante motore di ricerca Usa possiede nel capitale della società dell'imprenditore Jack Ma che si può comprendere fino in fondo l'improvviso interesse per il polmone finanziario Yahoo: la lista dei possibili acquirenti - che già vedeva Microsoft e Alibaba pronti a scendere in campo anche se con diverse intensità - si è allungata ieri con la discesa in campo di Google. Movimenti in questa direzione a Mountain View sono stati registrati dal Wall Street Journal che ieri ha scritto di incontri di Google con dei fondi di private equity.

Un'acquisizione da parte del quasi monopolista del search e dell'advertising online sembra difficile vista la concentrazione ulteriore che questo passaggio comporterebbe. Nel 2008 il dipartimento di Giustizia Usa aveva avuto da ridire anche su una più semplice e meno invasiva alleanza commerciale Google-Yahoo. Ed è appunto per questo motivo che il gruppo guidato da Larry Page si starebbe muovendo con altri fondi di private equity: la strategia adottata potrebbe essere un tentativo di aggirare le leggi sulla concorrenza.

Microsoft che ha investito miliardi per sviluppare il concorrente nel mondo del search della grande G, Bing, non sembra voler stare a guardare. Il gruppo di Redmond guidato (non si sa ancora per quanto) da Steve Ballmer avrebbe preso contatti con il fondo di private equity Silver Lake e il fondo pensione Canada Pension Plan Investment Board per organizzare una cordata. In agitazione, non ultimo, c'è lo stesso Ma che vorrebbe scalare Yahoo proprio per tornare in possesso del proprio prezioso 40%: non deve essere piacevole sapere di dover finire nella pancia di un colosso americano.

Jack Ma, l'ex insegnante inglese che aveva puntato su Internet in Cina quando il giro d'affari era inesistente, è l'acquirente più aggressivo e aveva già esortato negli ultimi giorni Yahoo a prendere una posizione in merito alla propria offerta. «L'azienda americana deve prendere una decisione», aveva detto l'ad della società cinese. «Il tempo è prezioso per tutti noi e questa attesa non fa bene a nessuno».

Ma non è del tutto corretto: da quando lo scorso 6 settembre il ceo Carol Bartz aveva lasciato l'incarico le azioni Yahoo hanno guadagnato circa il 25% (il 2,9% solo ieri). Il co-fondatore Jerry Yang che già in passato non si era mostrato una volpe negli affari e che, soprattutto, deve fare dimenticare agli azionisti di aver rifiutato un'offerta da 47,5 miliardi di dollari poco prima di un crollo mondiale, sembra avere imparato dagli errori. E adesso si è chiuso in uno arrocco tattico che gli permette di gestire l'ansia degli acquirenti muovendosi come un prestigiatore: si leggerà pure Alibaba, unico vero asset del gruppo insieme a Yahoo Japan, ma si continua a scrivere Yahoo. E, quindi, bisogna trattare con lui.

 

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