MA COME MAI IL SENATORE MUCCHETTI, TANTO ATTENTO A DIFENDERE LE ISTANZE DEL MERCATO NEL CASO TELECOM ITALIA, NON HA INGAGGIATO LA STESSA BATTAGLIA NEL 2012 QUANDO, ANCORA GIORNALISTA AL ‘’CORRIERE’’, MEDIOBANCA E UNICREDIT HANNO CONSEGNATO LA FONSAI DI LIGRESTI A UNIPOL DI CIMBRI? EPPURE ANCHE QUELLA OPERAZIONE HA PRESENTATO PARECCHI ASPETTI NON PROPRIO IN LINEA CON IL MERCATO... AH, SAPERLO...

Stefano Feltri per ‘Il Fatto Quotidiano'

Il senatore del Pd Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria, è preoccupato per il destino di Telecom e soprattutto è molto perplesso per come si è comportato il governo. A parole Enrico Letta approvava il progetto bipartisan di modifica della legge sull'Offerta pubblica di acquisto, per costringere Telefónica a spendere qualche miliardo, se proprio vuole il controllo dell'azienda italiana, remunerando i piccoli azionisti e non solo il salotto buono.

Ma Palazzo Chigi ha boicottato la modifica promossa da Mucchetti, affondata due giorni fa in Senato: "La riforma dell'Opa viene per l'ennesima volta sospesa, ma non cancellata: la non ammissibilità riguarda il provvedimento sugli Enti locali cui era agganciata". Forse prima o poi si farà, ma è troppo tardi per evitare che Telecom vada agli spagnoli per pochi spiccioli.

Senatore Mucchetti, partiamo dall'inizio.
Dopo l'annuncio dell'accordo Telco, il 24 settembre, il Senato fa le audizioni del caso e il 17 ottobre approva una mozione per la riforma dell'Opa obbligatoria. Il governo è un po' perplesso, ma non rischia il confronto. Si rimette all'aula, che dà un consenso plebiscitario alla mozione.

Pochi giorni dopo, ecco un emendamento al decreto Imu che dà corpo alla mozione. Il governo, prima in commissione, poi in aula, chiede il ritiro dell'emendamento per evitare una terza lettura del decreto alla Camera. Si accetta solo perché il governo afferma di condividere gli argomenti del Senato e a provvedere "in tempi brevissimi", testuale.

Invece niente, nessun decreto sull'Opa.
Passano le settimane, noi ripresentiamo, migliorato, l'emendamento. Questa volta alla legge di Stabilità, ma la commissione Bilancio del Senato non riesce a completare l'esame del disegno di legge.

La proposta viene riagganciata al decreto per gli Enti locali. Nel frattempo, Marco Causi, deputato del Pd, la propone alla Camera, ma è dichiarata non ammissibile dalla commissione Bilancio (presieduta dal lettiano Francesco Boccia, ndr). E ora di nuovo inammissibile al Senato. Sono passati quasi tre mesi e la riforma resta al palo senza che il governo accetti un confronto pubblico. Non demorderemo, ma temo ormai che arriveremo tardi.

Perché Letta è contrario a una riforma della legge sull'Opa che ostacolerebbe l'operazione di Telefónica?
Il governo avrebbe preferito che, alla soglia fissa del 30 per cento oltre la quale scatta l'obbligo dell'Opa e che si è dimostrata inefficace, si aggiungesse una seconda soglia anch'essa fissa e non una legata al controllo di fatto, quando questo derivi da una partecipazione inferiore al 30 per cento ma superiore al 15.

Sul piano politico, il governo avrebbe voluto un provvedimento che entrasse in vigore non prima del maggio 2014 così da non avere influenza sull'affare Telecom. In ogni caso, la convinzione del governo è così blanda che non è mai stata oggetto di una sua iniziativa.

Un compromesso era possibile?
Era già pronto un testo B con la seconda soglia fissa al 15 per cento. Ma Letta non vuole un provvedimento immediatamente esecutivo. Sarebbe, a suo avviso, un intervento su una partita in corso che scoraggerebbe gli investimenti esteri.

Questa obiezione di Letta è fondata?
È una preoccupazione che avevamo anche noi. Ma non è fondata. Il contratto Telco non prevede una data per il closing. Non si danno partite senza che si sappia quando l'arbitro fischia la fine. E non c'è passaggio del controllo fino a quando Telefónica non si attribuirà i diritti di voto sulle nuove azioni Telco acquisite il 24 settembre. Investimenti esteri: Telefónica, in Telecom dal 2007, si è sempre opposta a un aumento di capitale che abbattesse il debito, frutto delle speculazioni degli azionisti maggiori. Senza risorse, di quali investimenti parliamo?

La Commissione Caio scoprirà che la rete fa acqua. Sarà una conferma autorevole. E poi? Telefónica non mette un euro in Telecom ma dà una mancia a Intesa, Mediobanca e Generali. Starei attento a non fare regali, quando si trovasse il modo di estrarre la rete da Telecom per farvi investire lo Stato.

Letta sta lasciando andare Telecom per mantenere buone relazioni con Generali, Mediobanca, Intesa e con gli spagnoli, visto che è animatore del forum Italia-Spagna?
Questo lo dice lei. Io credo alle motivazioni che Letta ha dato, ancorché non le condivida.

Anche Mediaset vuole mantenere buoni rapporti con Telefónica, viste le operazioni sulla pay tv che hanno in discussione in Spagna...
Non vedo come Mediaset possa condizionare Letta, essendo Forza Italia all'opposizione.

L'assemblea dei soci di oggi potrebbe ribaltare la situazione?
Molto dipenderà dalle scelte di BlackRock. Tutto lascia credere che il fondo Usa giochi con Telefónica , di cui è il primo socio non bancario. Come potrebbe sfiduciare il consiglio di Telecom che l'ha appena beneficato con il prestito convertendo? Un fondo autonomo avrebbe interesse a un ribaltone che renda contendibile Telecom.

Che conseguenze avrebbe un eventuale concerto con gli spagnoli, alle spalle del mercato?
Un accordo sottobanco tra Telefónica e BlackRock andrebbe provato dalla magistratura cui Consob ha passato le carte. Comunque, con Telefónica, BlackRock potrebbe ricavare benefici se appoggerà l'uscita di Telecom dal Brasile.

Che cosa sta succedendo in Brasile?
La banca d'affari brasiliana Pactual sta preparando un'offerta su Tim Brasil per ripartirla tra Telefónica, America Movil e Oi-Portugal Telecom. Quando arriverà l'offerta, Telecom l'accetterà riducendo Tim Brasil a un mero fatto finanziario o la lascerà cadere perché intende restare multinazionale?

Se Telecom venderà, BlackRock potrà cedere bene la sua quota agli spagnoli restando sotto il 30 per cento. A quel punto si arriverà alla fusione per incorporazione di Telecom Italia in Telefónica, controllante de facto, a concambi azionari che lascio immaginare. Nessuno me l'ha detto, ma è lo scenario che temo.

Esistono alternative a Telefónica?
Certo. Telecom può anche andare avanti da sola con un vero aumento di capitale. In seguito, potrà partecipare ai processi di concentrazione delle telecomunicazioni lungo l'asse renano. Sommare i debiti di Telecom Italia a quelli di Telefónica, invece, non creerebbe ricchezza ma un debito più grande. Anche Orange e Deutsche Telecom hanno forti esposizioni debitorie, ma il rischio Germania e il rischio Francia sono inferiori al rischio Italia e al rischio Spagna. Dobbiamo decidere se stare nel Mediterraneo o giocare in Serie A.

 

Massimo Mucchetti Massimo Mucchetti BERNABEcesar_aliertaMARCO PATUANOgiuseppe vegas LOGO blackrockTELEFONICA

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