1. I CONTI DEI CONTI MARZOTTO NON TORNANO: C’È DEL NERO, SOTTO IL ROSSO VALENTINO? 2. L'INTRICATA STORIA DELLA DINASTIA VENETA, ICONA DELL'ITALIA RADICAL-CHIC FRA FERRARI, RESIDENZE SFARZOSE E PRANZI PER GLI IMMIGRATI, FINITA NEI PARADISI FISCALI 3. DA VALENTINO AL SETTORE DEI VINI, LE DECINE DI ACQUISIZIONI MILIONARIE, I GUAI CON LA GIUSTIZIA E LE LITI DI UNA FAMIGLIA CON UN ALBERO GENEALOGICO SCONFINATO 4. IL TOP DELLO SNOB? LA MEMORABILE COLAZIONE NELLA SETTECENTESCA VILLA DA CINQUANTA STANZE A TRIZZINO, IN PROVINCIA DI VICENZA, ORA SOTTO SEQUESTRO, DEL CONTE GIANNINO, MAI SALITO SU UN'AUTO CHE NON FOSSE FERRARI, PER CINQUECENTO IMMIGRATI, SIMBOLICO RINGRAZIAMENTO DI QUANTO FACCIANO PER L'ECONOMIA ITALIANA

Denise Pardo per "L'Espresso"

Si racconta che nei giorni del sequestro - una sciocchezzuola, beni per 65 milioni di euro - il conte Vittorio, figlio di Umberto e Marta, indagato insieme a un'altra manciata di Marzotto, non si sa se nella tenuta in Toscana o in Inghilterra in qualche terra-shire, fosse assai dolente per non aver cacciato abbastanza anatre, lui che non perde mai un colpo (da cacciatore).

E che suo fratello Matteo, un elegante e bel quarantenne formato bonsai, il sorriso di sua madre Marta, scapolo d'oro e piuttosto incallito, indagato anche lui insieme al cugino Andrea Donà Dalle Rose, l'inquieto discendente di tre dogi mica uno, preparasse le valigie per una settimana a New York, post Sandy.

In effetti non è meraviglioso l'autunno a Manhattan? Tanto signorile aplomb («La legge è stata rispettata, si chiarirà tutto» ha dichiarato) sarà senz'altro dovuto alla sicurezza di essere al centro di un orribile equivoco, da parte di bolsceviche toghe rosse probabilmente, quello di aver eluso le tasse, secondo gli inquirenti, sulla plusvalenza della vendita azionaria pari al 29,62 per cento di Valentino al fondo Permira usando proibiti paradisi fiscali. «Un evidente abbaglio» ha tuonato il collegio difensivo, la nota coppia Piero Longo-Niccolò Ghedini anche per legami veneti convocata per l'occasione.

Il colpo di scena mediatico, tredici indagati, oltre ai suddetti anche Maria Rosaria (e il suo compagno Ferdinando Businaro), Cristina, Margherita e Diamante Marzotto, e poi Isabella e Rossana Donà Dalle Rose che ha orripilato metà del fronzuto albero genealogico estraneo alla vicenda, ha riportato alle cronache, un tempo felicemente popolate dalle gesta della contessa Marta, una famiglia simbolo dell'imprenditoria italiana, arrivata alla sesta generazione, quasi due secoli di capitalismo operoso e anche illuminato, segnata da una recente antologia di divisioni, alleanze, separazioni tipiche delle dinastie, per non parlare delle strepitose tipicità.

Per esempio la memorabile colazione nella settecentesca villa da cinquanta stanze a Trizzino, in provincia di Vicenza, ora sotto sequestro, del conte Giannino (da poco deceduto, non ha voluto un funerale ma una festa con canti e vino), mai salito su un'auto che non fosse Ferrari, per cinquecento immigrati, simbolico ringraziamento di quanto facciano per l'economia italiana. O il lato dannunziano di Matteo, gli atterraggi in aliante e le case seppellite di drappi rossi e damaschi.

E il primogenito di Pietro, Umbertino che partecipò al festival di Sanremo con "Conta chi canta" cioè un conte. E la bellissima contessa Albertina, un collo da Cecil Beaton, giornalista e moglie di Gaetano, figlio di Vittorio Emanuele, presidente anche di Pitti Immagine, conte di diritto se ci fosse la monarchia, gli altri lo sono di riporto o di rimbalzo, che ha messo on line la collezione del suo formidabile guardaroba.

Sette tra fratelli e sorelle i figli di Gaetano (senior) che hanno partorito 25 figli, a loro volta sposati e con almeno due, tre eredi in un tipico pasticcio da stirpe, cioè chiamarsi con gli stessi nomi, Umberto, Vittorio o Gaetano, arrivati alla rispettabile cifra di sessanta-settanta parenti, e non c'è un conto preciso anche a causa dei doppi o tripli matrimoni di ciascuno. Per carità, gente al limite della sterilità se paragonata agli Agnelli che come ebbe a dire l'avvocato in una delle riunioni dell'accomandita con il suo italiano annoiato: «Eravamo 25, ora siamo 250».

Obiettivamente, un feuilleton fatto e finito. Un milione di volte meglio della famiglia Kardashian, non ne parliamo di "Revenge", visto che subito dopo il sequestro, è arrivata la notizia dell'ufficio di Donà Dalle Rose a Valdagno andato a fuoco: documenti che era meglio andassero in fumo? Pare proprio che non ci fosse granché. Al centro di tutto una galassia imprenditoriale di grande successo e di grande valore, ora frazionata giù per tutti li rami: Marzotto abbigliamento (con la Valentino ora ceduta e Hugo Boss, gallina dalle uova d'oro), Marzotto tessile, Zignago Santa Margherita, azienda di vetri e di vini, Chardonnay e Pinot grigio leader in America, questi i principali asset.

Un tempo il comandante era il conte Pietro, tre mogli (Stefania Searle, Mariolina Doria dè Zuliani e Anna Maria Agosto Perin sposata senza dire nulla nemmeno la sera prima al fratello Paolo a cena con lui), 4 figli, che ora è fuori da tutto e fa il gastro imprenditore d'alto rango. Ha comprato Peck, gioielleria delle salsamenterie milanesi, la busta con il conto è di carta pesante quanto quelle dei Windsor, deplora l'imbarazzante impasse dei suoi parenti e non nasconde un "veloavevodetto". Un uomo dal carattere difficile: in azienda non voleva essere salutato da nessuno e guai ad accendere la luce nei corridoi.

Quando il neo presidente di turno, ignaro, parcheggiò la propria auto al posto riservato a quella del vice presidente lo affrontò: «Allora lo dica che qui lei vuole cambiare tutto». Pietro era il conte rosso perché sosteneva Massimo Cacciari contro Giancarlo Galan, suo fratello Giannino diede un milione di euro al Cavaliere, ma poi se ne pentì pubblicamente. Paola, la primogenita di Marta piuttosto fascinosa, è molto attiva su Facebook, segue Beppe Grillo, applaude a Marco Travaglio ed è politicamente impegnata con l'Idv di Antonio Di Pietro: «Ci credo anche perché lo seguo fin dal principio».

Nata a Valdagno, la storia finanziaria e industriale dei Marzotto è complicata spalmata com'è tra figli, figliastri, cugini, nipoti, conti zii. Per non parlare delle molteplici parentele acquisite. Rosanna Donà Dalle Rose è moglie di Antonio Puri Purini, ex consigliere diplomatico di Carlo Alberto Ciampi ed ex ambasciatore a Berlino. Beatrice, la figlia di Paola e del conte Carlo Borromeo, è redattrice al "Fatto Quotidiano" ed è legata a Pierre Casiraghi, figlio di Caroline di Monaco.

Le sorelle Lavinia, Matilde, Isabella sono sposate rispettivamente: a John Elkann, Antonius Furstenberg e Ugo Brachetti Peretti. Paola ha preso ufficialmente le distanze dalla vicenda della presunta evasione dei fratelli e cugini, sottolineando la sua estraneità, quella di suo padre Umberto e «della stragrande maggioranza della famiglia Marzotto» e pubblicato i laboriosi comandamenti del nonno Gaetano. Si racconta che gli accertamenti fiscali siano partiti per una querelle sull'asse ereditario tra Gemma, seconda moglie di Umberto Marzotto e i figliastri e che solo ora sia stato trovato l'accordo e sia tornata la pace. Ma la contessa (Gemma) ha smentito.

L'unità familiare si spacca nel 2005 con un via vai di quote e di azioni. In primis quelle della Valentino, vendute al fondo Permira una notte alle cinque, al centro degli appetiti di due cordate. Una è quella di Donà &C (i figli di Italia Marzotto, Andrea e le sorelle Rosanna e Isabella) alleati agli eredi di Umberto e Giannino. L'altra è capitanata da Gaetano con i fratelli Luca, Stefano, Niccolò e con Marco Donà Dalle Rose, il fratello di Andrea. In mezzo, la finanziaria Canova fondata insieme all'amico Dario Segre dal manager del gruppo Antonio Favrin, un tipo così abile da ritrovarsi pieno di azioni e poi di dobloni da diventare l'ago della bilancia delle operazioni di famiglia nella girandola di partecipazioni che vanno e tornano.

Pietro cede le sue quote nella Valentino a Paolo e Paolo, ora a capo di un colosso nel campo delle uniformi, sposa la strategia della cordata Donà e vende. A ricomprarne una quota arriva, invece con un colpo di scena, il cugino Gaetano. In una girandola di opa e contro opa circolano cifre da capogiro: dai 100 milioni di fatturato di Zignago (gestita alla grande da Gaetano e Luca) ai 610 milioni per l'ultima e definitiva vendita del marchio Valentino.

Mentre nel copione di uno di più longevi esempi di capitalismo familiare italiano, s'infilano nuove partecipazioni straordinarie. Quelle di fondi sovrani, per esempio: alla fine è l'emiro del Qatar Al Thani a diventare l'azionista di Valentino. O di bellezze a dir poco misteriose come la kazaka Goga Ashkenazi, al secolo Gaukhar Erkinova Berkalieva, ora fidanzata di Lapo Elkan e fresca acquirente, non si conosce la cifra, del marchio di alta moda Madeleine Vionnet, rilevato a suo tempo da Matteo a cui ha lasciato la gestione.

Il tutto passando da una villa di famiglia all'altra, da una tenuta di caccia a un castello da cinquanta vani, dalle residenze in metà del mondo agli chalet di Cortina D'Ampezzo alle altane del Canal grande, avendo come rumore di fondo il rombo delle moto di Matteo, pilota anche della Parigi-Dakar, quello della collezione di Ferrari, il ritmo del galoppo dei cavalli montati da Maria Rosaria e Margherita, amazzoni devote quasi professioniste. «Capisco la curiosità per i reali d'Inghilterra ma per noi...» commentò un giorno il conte Paolo, o il conte Pietro o il conte Vittorio... Meglio di Downton Abbey.

 

MATTEO MARZOTTO FAMIGLIA MARZOTTO PAOLO GIANNINO LAURA UMBERTO ITA E PIETRO MATTEO MARZOTTO MOSTRA I GIOIELLI A VICTORIA CABELLO Umberto e Marta Marzotto I figli di Marta e Umberto Marzotto 3m26 marini strozza vittorio marzotto selaridePiero LongoNICCOLO GHEDINI DIAMANTE MARZOTTO PAPARAZZA giannino MARZOTTO PIETRO MARZOTTOBEATRICE BORROMEO CON SUA MADRE

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...