I PAPERONI DI CASA NOSTRA, DOMICIALIATI A PIAZZA AFFARI, FESTEGGIANO LA CRESCITA DELLA LORO RICCHEZZA (+7%) - ADDIO A SERGIO LORO PIANA, RE DEL CACHEMIRE

1 - I PAPERONI DELLA BORSA FANNO FESTA RICCHEZZA CRESCIUTA DEL 7% BERLUSCONI TORNA NELLA TOP TEN
Ettore Livini per "la Repubblica"

Natale con il botto per i Paperoni di Borsa. Mentre l'economia italiana lotta con i denti per strappare una crescita da prefisso telefonico, i dieci super-miliardari del listino tricolore - grazie alla performance spumeggiante di Silvio Berlusconi - festeggeranno il 25 dicembre con un balzo del 7% della loro ricchezza. Di più. Al netto del freno dello Stato - il Tesoro quest'anno ha perso a Piazza Affari due miliardi - il bottino azionario della 'Top ten' dei super- ricchi di casa nostra è da incorniciare: il loro patrimonio chiude il 2013 con un balzo in avanti di 7,9 miliardi (+17,7%), pari a un guadagno di 2,4 milioni di euro al giorno a testa.

I nomi dei fortunati protagonisti di questa hit-parade tutta d'oro sono sempre gli
stessi. Ma i capricci dei mercati hanno rimescolato un po' le carte della graduatoria, con la conferma del bel momento delle griffe della moda e il trionfale rientro in classifica del Cavaliere, che grazie al boom di Mediaset (+123% da inizio anno) e Mediolanum (+62%) ha visto il suo conto in banca gonfiarsi da 1,8 a 3,2 miliardi, al ritmo di quasi 4 milioni
al dì, festivi compresi.

Sul gradino più alto del podio resta, come sempre, lo Stato. Le partecipazioni pubbliche sul listino tricolore (Eni, Enel, Terna e Finmeccanica) valgono 30 miliardi, più o meno il 7% della capitalizzazione di tutta la Borsa. Il Tesoro però chiude l'anno in profondo rosso: il suo tesoretto in azioni ha perso il 6% circa, condizionato dalla flessione (-10%) dell'Eni che ha pagato caro i guai della Saipem, facendo molto peggio dell'indice dei titoli petroliferi europei (+1%).

Dietro via XX settembre incalza la carica del made in Italy: sul secondo gradino del podio sale - guadagnando una posizione - Leonardo Del Vecchio, forse non a caso uno dei pochi imprenditori di casa nostra che ha avuto il coraggio di fare un passo indietro affidando l'azienda di famiglia, la Luxottica, alla guida di un manager, Andrea Guerra. La scelta ha pagato: nel 2006 - quando l'indice Mibtel viaggiava a livelli doppi di quelli attuali - la sua quota nel produttore d'occhiali valeva 7 miliardi. Oggi è lievitata a 14 miliardi, consentendogli di scavalcare nel Paperonometro di Borsa gli eterni rivali di casa Prada.

Miuccia e Patrizio Bertelli, che proprio ieri hanno rimpatriato dall'Olanda la cassaforte di famiglia, restano comunque saldamente al terzo posto con un conto in banca da 13,8 miliardi. Nel loro caso a pagare è stata la scelta controcorrente di quotare la griffe di famiglia sul listino di Hong Kong, dove il titolo in 18 mesi è balzato da 39,5 a 71 dollari, anche se da inizio anno segna un modesto -1,5%, costato il sorpasso di Luxottica nel derby tricolore delle griffe.

La moda si conferma comunque il nuovo Eldorado dei miliardari di casa nostra: i Ferragamo sono saliti al settimo posto della hit-parade dei super- ricchi grazie al + 71% a
Piazza Affari del marchio toscano. E tra le fila dei neo Paperoni (anche se fuori dall'Olimpo della top-ten) sono entrati Brunello Cucinelli e Remo Ruffini.

Il patrimonio del re del cachemere è lievitato quest'anno dell'88% (e del 300% dal debutto a Piazza Affari). Mentre l'understatement del mago dei piumini - «io lavoro senza guardare i numeri del listino», ha detto l'ad di Moncler dopo il boom all'esordio in Borsa - si spiega con la serenità di chi dalla sera alla mattina si è trovato in tasca un assegno da 1,2 miliardi.

Ai piedi del podio si lecca le ferite (si fa per dire viste le cifre in ballo) la dinastia siderurgica dei Rocca che hanno visto il loro 740 scendere da 11,1 a 10,9 miliardi. A distanza inseguono i Boroli Drago, eredi dell'impero De Agostini, riconvertiti alle lotterie dorate - almeno per loro - di GTech (più ricchi del 44% nel 2013) e la famiglia bretone dei Besnier che grazie al +42% di Parmalat è seduta su un tesoro di latte da 3,7 miliardi. Un mezzo miracolo, con il senno di poi, visto che proprio dieci anni fa a Collecchio Babbo Natale aveva portato in regalo il buco da 14 miliardi lasciato in ricordo dall'era Tanzi.

L'effetto Chrysler garantisce feste serene anche sotto la Mole Antonelliana. Exor è balzata quest'anno in Borsa del 52% e il portafoglio azionario degli Agnelli - risaliti all'ottavo posto davanti a Berlusconi - vale 3,5 miliardi. Siamo lontanissimi da Del Vecchio & C., ma chi si accontenta gode: sette anni fa, con la Fiat in crisi e la cura Marchionne ai primi passi, gli eredi dell'Avvocato avevano in tasca poco più di un miliardo.

2 - ADDIO A SERGIO LORO PIANA L'IMPRENDITORE DEL CASHMERE
Riccardo Rimondi

Aveva rilevato l'azienda dal padre Franco nel 1975, e l'aveva guidata insieme al fratello Pier Luigi per trentott'anni, fino alla fine. Sergio Loro Piana è morto a Milano, a sessantacinque anni, dopo una lunga malattia. Era vice presidente e amministratore delegato di una delle più importanti imprese del made in Italy, quella Loro Piana fondata dal nonno Pietro nel 1924, dopo cent'anni che la famiglia già commerciava lana e tessuti. Insieme al fratello, ha trasformato l'azienda tessile piemontese in un'icona del lusso, la prima industria artigianale al mondo nella lavorazione del cashmere e di tessuti anche più rari e pregiati.

Come la vigogna (vicuña), la fibra animale più fine e rara al mondo, tratta da un piccolo camelide andino. Per proteggere la specie e garantire la produzione della "fibra degli dei", in pericolo per il rischio di estinzione dell'animale, nel 2008 Loro Piana creò la prima riserva naturale privata del Perù.

Nel 2013 aveva acquisito la quota di maggioranza di una società abilitata a tosare le vicuñas su un territorio di 85 mila ettari in Argentina. Sempre nel 2013, i fratelli Loro Piana hanno venduto l'80% del capitale al gruppo francese Lvmh, per due miliardi di euro. L'operazione si è chiusa due settimane fa, il cinque dicembre: i due fratelli avevano mantenuto le cariche di vicepresidenti, mentre la presidenza è passata ad Antoine Arnault.

La scelta scatenò non poche polemiche, nonostante le parole dei due fratelli. «Non è nell'interesse francese snaturare il marchio - affermarono all'indomani dell'accordo - i francesi sanno che gioiello hanno preso: l'azienda è italiana e resterà italiana». Ieri, alcuni hanno ipotizzato che la malattia di Sergio Loro Piana abbia influito sulla scelta di cedere l'azienda. «Sergio Loro Piana è stato un imprenditore lungimirante - il ricordo del presidente del Sistema Moda Italia Claudio Marenzi - con lui viene a mancare un punto di riferimento per tutto il nostro comparto».

 

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