E SE A USCIRE DALL’EURO FOSSE BERLINO? - CON L’EUROPA SEMPRE MENO DISPOSTA A SEGUIRE LA MERKEL SULLA VIA DELL’AUSTERITY, I POTERI FORTI TEDESCHI INIZIANO A CHIEDERSI SE ABBIA SENSO RIMANERE NELLA MONETA UNICA - LA NUOVA EUROZONA SENZA LA GERMANIA TORNEREBBE COMPETITIVA, SENZA ALTRE MANOVRE LACRIME E SANGUE. BERLINO, CON UN MARCO RIVALUTATO RISPETTO ALL’EURO, PRESENTEREBBE UN REDDITO, UN’INFLAZIONE E UN CONSUMO PIÙ ELEVATI…

Da "il Foglio"

E se la Germania lasciasse l'Eurozona? Finora l'idea è sembrata a tutti una provocazione. Eppure di fronte all'impopolarità dell'austerity e al rischio di un contagio in caso di uscita della Grecia dall'euro, ora anche l'establishment politico ed economico comincia a rifletterci. Mercoledì, dalle colonne della rivista Foreign Policy, è stato Clyde Prestowitz, presidente dell'Economic Strategy Institute ed ex segretario al Commercio nell'Amministrazione Reagan, a sostenere la tesi dell'abbandono dell'euro da parte della Repubblica federale.

Secondo Prestowitz, il tentativo di migliorare la competitività dei paesi periferici con l'austerity non ha funzionato; anzi, avendo trascinato in un circolo vizioso la stessa periferia, finora ha contribuito soltanto a rendere la Germania ancora più competitiva, spiega Prestowitz. Basti ricordare che ancora ieri i rendimenti dei titoli di stato tedeschi a dieci anni hanno fatto registrare un nuovo record al ribasso, scivolando all'1,399 per cento.

Gli investitori insomma hanno sempre più paura a comprare titoli di stato dei paesi dell'Eurozona, e per questo i rendimenti salgono, ma la Germania marcia nel senso esattamente opposto. Siccome però Berlino - secondo Prestowitz - non deciderà mai di darsi la zappa sui piedi, diventando meno competitiva a suon di aumenti salariali e aumenti di spesa pubblica, "la soluzione più facile e logica è quella indicata dal manager di un hedge fund americano, John Prout, ossia il ritorno al marco".

Si tratta della "soluzione ideale": in questo modo la nuova Eurozona senza la Germania riacquisterebbe velocemente competitività, senza bisogno di subire ulteriori manovre lacrime e sangue. Berlino, dal canto suo, con un marco rivalutato rispetto all'euro, "perderebbe parte della competitività artificialmente acquisita e automaticamente presenterebbe un reddito, un'inflazione e un consumo più elevati", conclude Prestowitz.

Una tesi non dissimile a quella avanzata nell'aprile scorso dal Time in un editoriale di Michael Sivy intitolato: "Perché la Germania dovrebbe lasciare l'Eurozona". Oltre alle ragioni elencate da Prestowitz, Sivy spiega anche che il valore dei giganteschi debiti della periferia diminuirebbe al deprezzarsi dell'euro, in questo modo evitandone la bancarotta. Chiaramente le attività in euro dei tedeschi finirebbero per svalutarsi, ma a decidere di quanto sarebbe la politica monetaria di una Bundesbank nuovamente sovrana e quella sui controlli di capitale del governo federale.

La tesi della fuoriuscita tedesca dalla moneta unica non piace ovviamente alla gran parte dell'industria dell'export tedesca, anche se qualche tempo fa fu Wolfgang Reitzle, l'amministratore delegato del gruppo chimico Linde Group, società quotata all'indice Dax 30 di Francoforte, a dire che il salvataggio dell'euro non andava perseguito a ogni costo: "Se la Germania non dovesse riuscire a mettere disciplina nel bilancio dei paesi in crisi, dovrebbe uscire dall'Eurozona. Dopo un primo periodo di difficoltà, fatto di disoccupazione e parziale crollo dell'export, la Germania potrebbe tornare a correre entro cinque anni".

In effetti, come spiegava di recente l'economista Matthias Kullas dalle pagine della Frankfurter Allgemeine Zeitung, l'export tedesco non ne risentirebbe poi troppo, visto che è ormai sempre più concentrato sui mercati emergenti. Proprio a metà settimana, Eurostat ha comunicato che, tra il 2007 e il 2011, la quota di export della Germania verso l'Ue è passata dal 64,6 per cento al 59,2 e quella verso i Bric (Brasile, Russia, India e Cina) dal 7,5 per cento all'11,9.

Che la tesi sia ora destinata a essere seriamente discussa lo dimostra anche il fatto che domani, sul primo canale tedesco Ard, andrà in onda un dibattito tra Thilo Sarrazin, l'ex ministro delle Finanze del Land di Berlino ed ex membro del Board della Bundesbank autore di un libro ferocemente critico nei confronti dell'immigrazione e il socialdemocratico Peer Steinbrück, ex ministro delle Finanze nella grande coalizione, oggi tra i pretendenti alla Cancelleria. Titolo: "Abbiamo davvero bisogno dell'euro?".

 

crisi euro grecia economistANGELA MERKEL euro crisik germania berlino 001euro crisi

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)