IDEA (SOR)GENIALE - E SE LE BANCHE DEBITRICI DELLA SORGENIA DELLA FAMIGLIA DE BENEDETTI CONVERTISSERO PARTE DEL DEBITO DA 1,8 MILIARDI IN AZIONI DIVENTANDO SOCIE? COSI' LA CIR AVREBBE PARTITA VINTA...

Fabrizio Massaro per ‘Il Corriere della Sera'

Le banche studiano il piano «B» per il caso Sorgenia, il gruppo di energia controllato dalla Cir della famiglia De Benedetti, che rischia l'avvitamento finanziario a causa di 1,86 miliardi di debiti - di cui 600 milioni in eccesso - contratti per la costruzione delle centrali a gas che ora, in una fase prolungata di crisi dell'economia, producono sì e no al 30% della capacità.

Ieri un secondo summit tra i banchieri più coinvolti - gli amministratori delegati di Mps, Fabrizio Viola, di Unicredit, Federico Ghizzoni, di Banca Imi, Gaetano Micciché, di Bpm, Giuseppe Castagna, di Ubi Banca, Victor Massiah, del Banco Popolare, Pierfrancesco Saviotti, alcuni in conference call - è stato aggiornato a domani, quando l'advisor Rothschild esporrà i vari scenari nell'ipotesi che Cir non immetta i 300 milioni che i 21 istituti creditori hanno chiesto per ristrutturare il debito. E lo scenario più forte è la conversione del debito in capitale.

Insomma, le banche diventerebbero socie di Sorgenia. La posizione della Cir - già espressa nell'incontro tra i banchieri e i vertici della holding Rodolfo De Benedetti e Monica Mondardini lo scorso 13 febbraio - è la disponibilità a immettere non più di 100 milioni di capitale. La posizione è rimasta ferma anche per la ritirata del secondo socio, l'austriaco Verbund, che ha svalutato a zero il suo 46% ed è indisponibile a versare denaro: «Non c'è alcun obbligo di immettere altro capitale neanche nel caso di insolvenza di Sorgenia», ha detto ieri Gilbert Frizberg, presidente di Verbund.

Le banche hanno però difficoltà ad accettare di tagliare il debito (e dunque di portarsi a casa la perdita) per 500 milioni, specialmente mentre si preparano agli esami della Bce sui bilanci. Inoltre sostengono che l'azionista Cir abbia cassa sufficiente per fare la sua parte, avendo incamerato 330 milioni netti dal Lodo Mondadori, anche se questi - afferma Cir - potrebbero servire a rimborsare anticipatamente (proprio a causa della crisi di Sorgenia) un bond da 259 milioni.

Così l'ipotesi alternativa allo studio è la conversione del debito, in equity o in strumenti partecipativi. Ma non è facile, né ci sarebbe sul punto unanimità di vedute tra gli istituti. Rothschild dovrebbe illustrare i vari scenari a seconda dei livelli di conversione, da 500 milioni in giù.

La banca più coinvolta è Mps, con 600 milioni di debiti. Certamente, nell'ipotesi estrema gli istituti diventerebbero gli azionisti di maggioranza. Una via per alleggerire le posizioni sarebbe il coinvolgimento maggiore di Gaz de France in Tirreno Power, di cui il gruppo francese è già socio di controllo. Gdf avrebbe dato alle banche la disponibilità a scrivere e a portare avanti un piano industriale nuovo.

A dicembre l'amministratore delegato di Sorgenia, Andrea Mangoni, ha presentato un piano di ristrutturazione chiedendo alle banche una moratoria fino a luglio 2014. Secondo la Cir, in assenza di sostegno da parte delle banche, Sorgenia «tenuto conto delle restrizioni e delle revoche intervenute nel corso degli ultimi mesi, potrebbe avere un'autonomia finanziaria di circa un mese».

 

Rodolfo De Benedetti con figlia e moglie EmmannuelleRodolfo De BenedettiAMMINISTRATORE DELEGATO REPUBBLICA MONICA MONDARDINIsorgenia LOGOmps

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