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DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

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PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI IN VERSIONE SAN SEBASTIANO

Lo stereo-vaffa di Giuli, che sfancula il suo “ministro-ombra”, il Fazzo-boy Emanuele Merlino, non è solo l’ennesimo atto del crepuscolo del melonismo-after-referendum: è anche il risultato dello scollamento in atto tra i Fratellini d’Italia di via della Scrofa e la "Fiamma Magica" di Palazzo Chigi.

 

Diventato nel giro di appena due lustri un partito di massa - al suo esordio del 2013 non arrivò al 2% e nove anni è il primo partito ottenendo il 26% dei voti - la Melona de’ noantri si è sempre testardamente rifiutata di prendere atto che la classe dirigente del partito era insufficiente, incapace e spesso impresentabile.

 

Contemporaneamente, diffidente di tutti coloro che non hanno le loro radici nel Movimento Sociale e Fronte della Gioventù, o perlomeno in Alleanza Nazionale, la Statista della Garbatella ha rimpiazzato la mancanza di una classe dirigente con il cameratismo più sfrenato fino a toccare il climax del “familismo”, quando ha catapultato nel 2023 l’amatissima sorellina a capo della segreteria politica e responsabile del tesseramento di Fratelli d'Italia, dove manco per sbaglio ne ha azzeccata una.

 

GIORGIA E ARIANNA MELONI - MEME BY EMILIANO CARLI

Essì, una Meloni non vale l’altra. Già nel 2021 l’ex segretaria di Rampelli aveva subito dato prova del suo deficit di cultura politica proponendo, dopo averlo ascoltato cianciare dei pallonari della Lazio sull’emittente capitolina Radio Radio, la fallimentare candidatura di Enrico Michetti a sindaco di Roma.

 

Con Arianna a via della Scrofa, la gestione di Fratelli d’Italia ha sgranato un rosario di disastri, pasticci e gaffe, con decisioni e nomine una più sbagliata dell’altra: dopo Michetti, arriva un noleggiatore d’auto di Frosinone, Fabio Tagliaferri, che diventa presidente e amministratore delegato di Ales S.p.A., la società "in house" del Ministero della Cultura (MiC) incaricata della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

 

alessandro giuli

Facendo storcere naso-bocca-orecchi a Fazzolari, suo collega ai tempi della Regione Lazio, l’ex moglie di Lollobrigida si lancia per trasformare il direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano, in un ministro della Cultura; dopo la bis-Boccia delle dimissioni, Arianna l’ha protetto e spinto a candidarsi alle regionali in Campania (altro tonfo), dove ha portato a casa una sonora sconfitta.

 

E Genny non è stato neanche il primo degli eletti: è finito alle spalle di Fele Palmira detta Ira. Sempre su ordine di Arianna, riconoscente sempre e comunque a Sangiuliano, ecco l’imposizione dell’ex ministro come capo dell’opposizione, al posto di Edmondo Cirielli, tra i malumori (eufemismo) di elettori, militanti e dirigenti.

 

Walter Villadei - CLAUDIA CONTE - Marta Schifone - ARIANNA MELONI - PAOLO MESSA - NIAF

A Napoli, Arianna ha nominato Commissario provinciale del partito la sua adorata Marta Schifone, deputata di primo pelo e residente a Roma, assolutamente ignara delle logiche politiche complesse di un territorio complessissimo. Risultato: superflop al referendum e candidature per le prossime amministrative che fanno acqua da tutte le parti, con la ciliegina sula torta del papà, Luciano Schifone, candidato a sindaco di Ercolano (rischia seriamente di non arrivare neanche al ballottaggio).

 

La prova schiacciante che la “Sorella d’Italia” non possiede l’esperienza e la competenza necessaria per gestire un partito, è deflagrata con il caso di Agostino Ghiglia, membro dell’Autorità garante per la privacy che viene filmato, il giorno prima della multa di 150mila euro a ‘’Report’’, mentre usciva da via della Scrofa.

 

elena proietti

Ubriachi di potere, i Fratelli d'Italia si sono anche spacchettati in correnti (Lollobrigida, Rampelli, Donzelli, La Russa) e Arianna non ha avuto la “cazzimma”, fatta di scaltrezza e determinazione, per governare un partito attraversato e destabilizzato da una guerriglia intestina fatta di colpi bassi, ripicche e sputtanamenti, intrighi e complotti che sbrocca quotidianamente su posti e prebende.

 

Quando il romano Luca Sbardella (in quota La Russa) diventa commissario di FdI in Sicilia, avviene l’eruzione di Manlio Messina vicinissimo alle Meloni e ora uscito dal partito, che ha scoperchiato a ‘’Report’’ il vaso di Pandora della gestione dei fondi per la promozione del turismo siculo.

 

Focolai di scontro sono esplosi in Toscana, con lettere anonime e foto compromettenti ai danni del consigliere comunale Tommaso Cocci, costretto a ritirarsi dalle elezioni regionali.

 

giorgia e arianna meloni 1

In Puglia, la consigliera comunale di Bari Raffaella Casamassima, che fa capo a Raffaele Fitto, quando è stata fatta fuori dalle liste per le regionali dal sottosegretario ‘’farmacista’’ Marcello Gemmato ha fatto fuori, si è rivolta direttamente a Giorgia Meloni: “Vengo estromessa perché non gradita al ‘club’ dei detentori del potere? Dov’è il merito?”.

 

In breve, altre melonate: alla Regione Lombardia, se viene silurata dal fuoco amico la sottosegretaria allo Sport Federica Picchi, Debora Massari, figlia del divo della pasticceria Iginio, è nominata assessore al Turismo senza nemmeno la tessera di Fratelli d’Italia: è bastato essere amica di Arianna.

 

Più noti alle cronache, altri pupilli e beniamini di Arianna: Manuela Cacciamani elevata alla presidenza di Cinecittà Spa, Giuseppina Di Foggia a capo di Terna Spa, Marco Mezzaroma a Sport e Salute, Antonella Giuli, dalla comunicazione del partito è  decollata all'Ufficio Stampa della Camera dei Deputati, eccetera. Per non parlare poi del tesseramento del partito: mentre nel 2025 ci fu un comunicato stampa celebrativo delle 250mila iscrizioni fatte, quest'anno zero.

 

arianna meloni 1

Il filo di Arianna si è via via attorcigliato pericolosamente intorno al suo collo quando ha sostenuto l’ascesa al Collegio Romano di Alessandro Giuli contro il parere di Fazzolari che si ricordava, da ex-‘’gabbiano’’ di via Sommacampagna, il giorno in cui Fabio Rampelli lo aveva cacciato a pedate per il suo estremismo para-nazi.

 

Una decisione che si è rivelata un bombastico passo falso: se Emanuele Merlino è un Fazzo-boy, Elena Proietti è una Arianna-girl. Senza considerare il caratterino avvolgente come un serpente a sonagli del ministro del Pensiero Solare che suona il ciufolo per il dio Pan.

 

Uterino com'è, Giuli non ha retto alla elevazione di Buttafuoco a nuovo idolo della sinistra e della destra radicale, in seguito al caso del padiglione russo riaperto (per tre giorni) alla Biennale veneziana dell’arte.

 

elena proietti

Il sospetto è che l’Alessandro Mignon dell’egemonia culturale di destra voglia anche lui diventare lo ‘’stupor mundi’’ e pietra dello scandalo per liberarsi dal giogo di ‘’Pa-Fazzo Chigi’’ e dimostrare di essere libero. Come Buttafuoco appunto.

 

Che qualcosa nei neuroni del Giuli-vo si stesse agitando lo si era percepito una settimana fa in Consiglio dei Ministri, protagonista di un violentissimo scontro sul Piano Casa con Salvini, che puntava a ridimensionare il ruolo delle Soprintendenze in materia di autorizzazione paesaggistica.

 

Alla fine la spunta il ministro basettoni e nel testo del decreto sul Piano casa, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, scompare la norma del Capitone leghista.

 

“Quel che non è emerso fino in fondo è che in quella lite Giuli ha avuto un autentico frontale anche con Meloni”, informa Tommaso Ciriaco su “Repubblica”. “La premier, a un certo punto, sarebbe intervenuta nella contesa: “Avverto una punta di prosopopea”. (secondo altri: “Mi avete scocciato, basta spocchia”).

 

manuela cacciamani

Aggiunge Ciriaco: “Chiosa evidentemente non gradita al ministro della Cultura, che punto sul vivo avrebbe risposto piccato: «Ti stai rivolgendo a me?». Domanda ripetuta per due volte, in tono di sfida. Vista la piega, la premier avrebbe però preferito glissare”

 

Dalla celebre scena di Robert De Niro in “Taxi driver”: “Are you talking to me??? Hey, are you talking to me?”, si arriva a domenica sera con il Giuli a cazzo dritto che sfancula il “ministro-ombra” Emanuele Merlino (per fine del rapporto fiduciario, e ci sta) e licenzia Elena Proietti (rea di mancato accompagnamento a New York, in quanto ricoverata in ospedale, sic!).

 

Come andrà a finire? Giuli scriverà un altro libro: dal "Passo delle oche” al “Passo dei capponi”. Un pollaio di cui lui ha fatto parte...

buttafuoco molliconePIETRANGELO BUTTAFUOCO - CONFERENZA STAMPA BIENNALE 2026 pietrangelo buttafuoco

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