smart working stress

IN GIRO PER IL MONDO STANNO SPERIMENTANDO LA SETTIMANA LAVORATIVA A QUATTRO GIORNI. E IN ITALIA?- IL PROFESSOR MAURIZIO DEL CONTE: “SE SIGNIFICA ADEGUARE GLI STIPENDI, IN ITALIA DOVREMMO PENSARCI DUE VOLTE PERCHÉ LA BASE SALARIALE È INFERIORE AD ALTRI PAESI EUROPEI. LI RENDE DI FATTO IRRIDUCIBILI” – “PIUTTOSTO POSSIAMO PENSARE DI RIMODULARE L'ORARIO PER MIGLIORARE LA PRODUTTIVITÀ. LO SMART WORKING HA APERTO UN RIPENSAMENTO DEL PARAMETRO ORA DI LAVORO-PRESTAZIONE..."

Raffaele Ricciardi per “la Repubblica”

 

settimana lavorativa di quattro giorni

Lavorare meno, stare meglio, produrre di più. Sembra la formula magica in cui tutti ci guadagnano, tanto le aziende che i dipendenti. Il dibattito non nasce certo oggi, ma l'accelerazione alla digitalizzazione imposta dalla crisi del Covid e l'esperimento massivo del lavoro da casa paiono aver creato le condizioni perché tutto questo possa accadere, davvero. 

 

I test in giro per il mondo si moltiplicano, ognuno affronta la questione a modo suo: la ricetta giusta ancora non c'è. In Belgio c'è sul tavolo del governo una proposta di settimana lavorativa a quattro giorni, ma con orario complessivo immutato: si tratterebbe di comprimerlo dal lunedì al giovedì, salendo a nove ore e mezza quotidiane per non toccare i salari. 

 

settimana lavorativa corta

In Spagna, una maggioranza bulgara ha approvato il referendum interno al colosso della moda Desigual: cinquecento dipendenti del quartier generale di Barcellona saranno impegnati dal lunedì a giovedì (potendo fare un giorno di smart working) passando da 39,5 a 34 ore settimanali. 

 

L'orario scenderà dunque del 13%, lo stipendio solo del 6,5% perché l'azienda si fa carico della metà del costo. Arup, gruppo internazionale del design, va controcorrente: si lavora sette giorni su sette, ma il pacchetto orario è affidato ai dipendenti (e al coordinamento dei loro team) in nome della massima flessibilità. 

 

settimana lavorativa di quattro giorni 1

Se qualcuno preferisce lavorare nel weekend e guadagnare libertà in settimana, si faccia avanti. Il miraggio è quello dell'Islanda, dove è stato sperimentato il taglio a quattro giorni, riducendo l'orario senza toccare gli stipendi: meno riunioni inutili e caffè, la produttività non ne ha perso e il benessere ne ha guadagnato. 

 

Ridurre il tempo del lavoro è dunque possibile? «Se questo significa adeguare gli stipendi, in Italia dovremmo pensarci due volte perché la base salariale è inferiore ad altri Paesi europei e ciò li rende di fatto irriducibili», ragiona Maurizio Del Conte, ordinario di Diritto del lavoro all'Università Bocconi. «Piuttosto possiamo pensare di rimodulare l'orario per migliorare la produttività».

settimana lavorativa di quattro giorni 4

 

Un bagno di realismo, «necessario per un Paese che negli ultimi vent' anni ha visto crescere la produttività meno della metà della media europea». Lo smart working, che ha picconato l'organizzazione spersonalizzata e fordista del lavoro, ha aperto «un ripensamento del parametro ora di lavoro/prestazione». 

 

Un «passaggio complicatissimo», dice Del Conte, che va a toccare alcuni istituti cardine del nostro modo di concepire - e regolare, tramite i contratti - i rapporti di lavoro. In primis, la struttura retributiva. Lavorare con flessibilità vuol dire abbandonare l'idea che si possa misurare la prestazione, e quindi pagarla, in base al tempo dedicato: l'ora. 

 

settimana lavorativa di quattro giorni 3

Va sostituita con un'analisi attenta delle singole mansioni, introducendo indicatori di prestazione ritagliati praticamente ad personam. In un'ottica di pagamento a risultato, anche gli "straordinari", su cui molte famiglie impostano il budget, perderebbero senso: «L'ora passa da essere 'reale' a 'nominale'. Le aziende devono introdurre una sorta di costo-standard sulla base del quale valutare le prestazioni». 

 

Già, ma dove? «Nella contrattazione collettiva - dice Del Conte - sennò si rischia arbitrarietà nelle mani del datore di lavoro». «I contratti nazionali dovrebbero definire standard minimi ed evitare il peggioramento delle condizioni in alcuni ambiti che rischiano di pagare il cambio di paradigma», concorda Giovanna Fullin, sociologa del lavoro all'Università Bicocca. Il dettaglio va affidato alla contrattazione di secondo livello. Se il lavoro diventa a risultato, anche la sua organizzazione deve cambiare. 

 

smart working 5

La flessibilità porta con sé due rischi da evitare: «Che non sia fruita dal lavoratore ma imposta dal datore, "lavori quando ho bisogno"», dice Fullin. «Ampliare il margine di flessibilità è la grande sfida, ma il lavoro non deve strabordare sul tempo libero». Difficili equilibri che aprono una fase nuova alle relazioni industriali con spazi da inventare. 

 

Il sindacato c'è, dice il segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri, che ha fatto della rimodulazione degli orari un cavallo di battaglia: «Non significa rispolverare il "lavorare meno, lavorare tutti" degli anni Settanta, ma introdurre diversi parametri per organizzare il lavoro, ridurne così l'orario e ridistribuire ricchezza». 

 

lavoratori in smart working

Quanto all'aprire questi capitoli al tavolo con le aziende: «Siamo pronti a buttare il cuore oltre l'ostacolo con una contrattazione di secondo livello per affrontare questi nuovi modelli organizzativi e tenere relazioni industriali all'avanguardia. La strada sulla quale sfidiamo Confindustria è capire che tipo di organizzazione del lavoro vogliamo per il domani. 

 

Verifichiamo come misurare competitività e produttività in modo diverso e la riduzione dell'orario di lavoro, a parità di trattamento economico, diventerà allora raggiungibile».

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…