squinzi prodi

IN MORTE DI GIORGIO SQUINZI, L’IMPRENDITORE-GALANTUOMO CAMPIONE DELLA CHIMICA MADE IN ITALY - GLI INIZI CON IL PADRE RODOLFO, LA GUIDA DELLA CONFINDUSTRIA, IL CREDO LUMBARD: “FAMIGLIA POVERA, AZIENDA RICCA” – IL SASSUOLO, LA PASSIONE PER L’ARTE CONTEMPORANEA, PER LA LIRICA E PER LA BICI (AMAVA SCALARE LO STELVIO CON PRODI) - LA CORAZZATA MAPEI, IL CENTRO DI CASTELLANZA, LABORATORIO PER LO SPORT PULITO: “L’ADDIO AL CICLISMO? TROPPO DOPING” - VIDEO

 

Paola Pica per il “Corriere della sera”

 

squinzi prodi

È morto ieri all' ospedale San Raffaele, nella «sua» Milano, il patron della Mapei e del Sassuolo Calcio, Giorgio Squinzi. L' ex presidente di Confindustria era nato il 18 maggio del 1943 a Cisano Bergamasco ma del capoluogo lombardo aveva fatto il luogo di elezione. Prima con gli studi in chimica industriale all' Università Statale, poi buttandosi a capofitto nell' allora piccola ditta di famiglia che il padre Rodolfo aveva avviato nel '37 con quattro operai, in viale Jenner. «Milano è bellissima», ripeteva e non solo perché - il 7 dicembre del 1996 - aveva ricevuto dal sindaco Marco Formentini la massima onorificenza cittadina, l' Ambrogino d' Oro. La città la girava a piedi e qualche volta si spostava in metropolitana.

 

Giorgio Squinzi lascia la moglie Adriana Spazzoli e i due figli, Veronica e Marco.

squinzi

In quasi cinquant' anni - il primo stabilimento della «nuova» Mapei è del 1970 - Squinzi ha creato una multinazionale di materiali edilizi e industriali presente in 81 paesi con 9 mila dipendenti. Il «principe della chimica» come qualche volta veniva chiamato nelle pagine delle cronache si è tenuto a distanza anche negli anni ruggenti. Fedele interprete del credo lombardo «famiglia povera, azienda ricca», Squinzi non distribuiva dividendi. E non licenziava. La Mapei non ha mai chiuso un bilancio in perdita.

 

boccia squinzi cambio Confindustria

Sul Corriere una volta disse: «I private equity? Noi non li facciamo neanche sedere!». Eravamo alla fine degli anni 90, ma nel 2016 nell' ultima intervista da presidente di Confindustria ribadì: «La ricetta per me non cambia, non ho mai speculato finanziariamente, preferendo sempre reinvestire nel mio gruppo. E mi fa piacere constatare che nelle nuove generazioni qualcosa va in questo verso».

 

Coltivava, quello sì, un grande interesse per i mercati globali. Nel 1978 iniziò il lungo percorso di internazionalizzazione, aprendo il primo presidio estero in Canada.

Parlava senza difficoltà diverse lingue straniere - inglese, francese, tedesco e spagnolo - e fu chiamato a ricoprire incarichi di rilievo in organismi e comitati internazionali.

Tra le altre cose, è stato presidente dell' Associazione dell' industria chimica europea, il primo imprenditore a capo di un' organizzazione (Cetif) che raccoglie quasi 30 mila aziende e in precedenza era sempre stata guidata da manager.

giorgio squinzi

 

Tantissimi i riconoscimenti ricevuti nella lunga carriera: Cavaliere di San Gregorio Magno in Vaticano, Cavaliere del Lavoro della Repubblica Italiana,Commandeur de l' Ordre de la Couronne in Belgio.Il Politecnico di Milano gli conferì la laurea ad honorem in Ingegneria Chimica, che aggiunse a quella in Chimica industriale, il capo dello Stato Giorgio Napolitano il prestigioso Premio Leonardo Qualità Italia. È stato consigliere superiore della Banca d' Italia, due volte presidente di Federchimica e presidente di Confindustria dal 2012 al 2016.

 

Uno degli ultimi atti della sua presidenza fu guidare dal Papa una delegazione di 7 mila imprenditori, il primo Giubileo degli imprenditori. «L' impresa resta al centro del sistema sociale», disse.

 

SQUINZI DI FRANCESCO

La ricerca era un suo pallino e avviò più di un accordo con istituti come il Cnr e le Università. L' altro era il mondo sportivo. La bicicletta una delle grandi passioni ereditate dal papà che era stato corridore professionista fu anche un' esperienza amara. La sponsorizzazione decennale di una squadra di grande successo, la Mapei,s' interruppe un giorno davanti al muro del doping, un fenomeno divenuto per lui insopportabile. Il Sassuolo è rimasto sempre invece un' oasi di serenità. Il Comune ha proclamato ieri il lutto cittadino. Decine di messaggi di condoglianze.

 

SQUINZI CONFINDUSTRIA

L' ex premier Paolo Gentiloni, oggi commissario europeo: «Un imprenditore che ha guardato al mondo forte delle radici nella propria terra».

«Grande imprenditore e grande uomo di sport», ha detto il presidente di Rcs Mediagroup, Urbano Cairo. E poi la commozione dell' amico Gene Gnocchi: «Piango Giorgio, un galantuomo».

 

SQUINZI

Pier Bergonzi per gazzetta.it

 

Ha lottato come un leone, come per tutto quello che ha fatto nella vita, ma ieri sera poco dopo il tramonto ha chiuso gli occhi. Per sempre. Giorgio Squinzi è morto nella clinica di Milano dove era ricoverato da due settimane, all'ultimo chilometro di una lunga corsa contro il male. Aveva 76 anni, lascia la moglie Adriana (altra leonessa), i figli Veronica e Marco che lavorano in Mapei, l'azienda gioiello a cui aveva dedicato la vita, e 4 nipoti.

squinzi prodi vacchi

 

Uomo di grande integrità morale è stato il Presidente di Confindustria tra il 2012 e il 2016, per noi è stato anche il patron della Mapei che ha vinto tutto nel ciclismo (squadra numero uno al mondo dal 1994 al 2002) e il proprietario del Sassuolo, un altro dei suoi "miracoli".

 

La famiglia, azienda, il ciclismo (anche pedalato perché è stato un grande cicloamatore), il Milan e il Sassuolo, l'arte contemporanea e la musica lirica hanno allargato la sua esistenza di uomo colto, intraprendente di alto profilo etico. Andarlo a trovare nel megaufficio al sesto piano del fortino Mapei di viale Jenner a Milano era sempre un'esperienza indimenticabile. L'accoglienza di Squinzi era discreta, ma calorosa. Riusciva a comunicare le sue passioni, la sua conoscenza.

squinzi di francesco

 

Mai sopra le righe, mai troppo esposto, era uno di quegli imprenditori della vecchia scuola della grande provincia lombarda, guidata dall'impegno. Quelli della "famiglia povera e azienda ricca", del pensare globale e agire locale. Era nato a Cisano Bergamasco nel 1943. Il papà Rodolfo sognava di diventare un corridore professionista nell'era di Alfredo Binda. Corse anche una Coppa Bernocchi da "indipendente". Come ciclista non sarebbe arrivato lontano e un leggendario "signor Lattuada - come ci raccontava Squinzi - gli propose un posto di lavoro nella sua azienda di intonaci".

 

squinzi sassuolo 6

Papà Squinzi imparò in fretta e nel 1937 si mise in proprio fondando la società che sarebbe diventata la Mapei, nella quale Giorgio entrò dopo la laurea in Chimica industriale. Squinzi, con la moglie Adriana Spazzoli sempre al suo fianco, ha fatto crescere l'impresa di famiglia fino a farla diventare una delle più grandi aziende al mondo nel settore della chimica e dell'edilizia con 83 stabilimenti in 36 Paesi, oltre 10 mila dipendenti e un fatturato che nel 2018 è stato 2,5 miliardi di euro.

 

 

SPORT E SOGNI —   Lo sport, con l'arte contemporanea (era molto vicino alla fondazione Guggenheim di Venezia) e la musica lirica (legatissimo alla Scala) è sempre stato in cima alle sue passioni. Girava il mondo per aprire nuovi stabilimenti, assumeva migliaia di operai, ma tornava a casa per pedalare la domenica mattina sulle strade della Brianza (appuntamento al rondò di Monza...) con il gruppo ristretto degli amici di sempre e qualche operaio della Mapei con la stessa dedizione alla bicicletta. Ercole Baldini, l'olimpionico di Melbourne '56, lo implorò di "salvare" la Eldor di Giovannetti e Della Santa alla vigilia del Giro '93.

squinzi 7

 

Fu la porta d'ingresso nel grande ciclismo. L'anno dopo la sua Mapei si fuse con la Clas di Tony Rominger per diventare la formazione numero uno al mondo. La squadra con la maglia a cubetti, vinse tutto con campioni come Olano, Bartoli, Bettini, Museeuw, Tafi, Bugno e Ballerini, il fuoriclasse delle Roubaix (vinse le edizioni 1995 e '98) che Squinzi ha amato di più.

 

Nel 1996, per il centenario della Parigi-Roubaix (la sua corsa del cuore) tre dei suoi entrarono nel velodromo dopo aver staccato tutti. Primo Musseuw, secondo Bortolami e terzo Tafi: tre Mapei. Il momento più alto e iconico di quella corazzata che vinceva tutto. Poi, la consapevolezza che il doping aveva contaminato le radici del "suo" sport allontanarono Squinzi dal ciclismo.

 

squinzi 3

Ma non da quello pedalato, amava scalare lo Stelvio da Bormio con Romano Prodi, e non dal calcio. Lui, milanista convinto, comprò il Sassuolo nel 2002 per farne una squadra modello di cui era orgoglioso. Una scommessa vinta, come quella del Centro Studi e Ricerche Mapei di Castellanza, un "laboratorio" di scienza a disposizione degli atleti di tutto il mondo con l'obiettivo dichiarato: lo sport "pulito". In qualche modo Giorgio Squinzi è stato un sognatore capace di realizzare tanti dei suoi sogni. Una storia esemplare. Mancherà all'Italia seria che si rimbocca le maniche tutti i giorni e mancherà, tanto, al mondo dello sport.

Giorgio SquinziGiorgio SquinziGiorgio SquinziGiorgio Squinzi Intervento di Giorgio Squinzi SQUINZI RENZI ANDREA CECCHERINI E GIORGIO SQUINZI A BAGNAIA NAPOLETANO E SQUINZI A BAGNAIA SQUINZI CECCHERINI A BAGNAIA GIORGIO SQUINZI E CECCHERINI A BAGNAIA SQUINZI CECCHERINI E GALATERI A BAGNAIA SQUINZI CECCHERINI GALATERI DI GENOLA A BAGNAIA RENZI SQUINZI SQUINZI CON SQUINZIAGiorgio Squinzi Giorgio Squinzi GIORGIO SQUINZI GIORGIO SQUINZI ALL ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA GIORGIO SQUINZI FEDERICA GUIDI Giorgio Squinzigiorgio squinzi

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...