L’AQUILA SPENNATA E IL DRAGONE RICCO: JPMORGAN HA RICOPERTO DI SOLDI LA FIGLIA DEL PREMIER CINESE E BLOOMBERG INSABBIA NOTIZIE

1. CINA, DAGLI USA CONSULENZE D'ORO. MILIONI ALLA FIGLIA DI WEN JIABAO
Da "la Repubblica"

I "principi rossi" cinesi ridotti a lobbysti dei capitalisti americani e i media Usa che si auto-censurano per non irritare i leader della Cina. E' il mondo alla rovescia quello che emerge dagli intrecci sempre più stretti tra le prime due economie del mondo.

Gli ultimi due scandali, rivelati dal New York Times denunciano che i poteri forti di Pechino e Washington sfuggono ormai al controllo sia del partito comunista che del Congresso. Il primo scoop torna e prendere di mira l'ex premier cinese Wen Jiabao e la banca d'affari JP Morgan: la figlia dell'uomo che per 10 anni ha governato la Cina avrebbe incassato 1,8 milioni di dollari in due anni per agevolare gli affari in patria dell'istituto di credito statunitense.

La seconda rivelazione tocca invece l'icona Usa dell'informazione finanziaria: l'agenzia
Bloomberg dell'ex sindaco di New York per non danneggiare affari e immagine dell'azionista in Cina, ha bloccato un'inchiesta che avrebbe svelato le connessioni illegali tra un miliardario cinese e i vertici del regime.

Le due notizie, unite ad altri scandali recenti, rompono il silenzio che in Cina avvolge i capitali misteriosamente accumulati dagli alti dirigenti del partito e che negli Usa protegge gli affari opachi dei colossi di economia e finanza, decisi a conquistare il mercato oggi più ambito del pianeta.

Il quadro che emerge illumina due livelli: sul primo governi e diplomazie si attaccano pubblicamente e minacciano scontri da guerra fredda, sul secondo politici, uomini d'affari e gruppi editoriali che sostengono i due sistemi, chiudono riservatamente contratti miliardari illegali. Il New York Times ha raccontato così che Wen Richun, 40 anni, figlia di Wen Jiabao, tra il 2006 e il 2008 ha incassato 75mila dollari al mese da JP Morgan per «promuovere le attività e la presenza» della banca in Cina.

Nello scandalo Bloomberg a finire sotto accusa è invece il direttore dell'agenzia, Matthew Winkler. Alla vigilia del Plenum del partito ha bloccato un'inchiesta dei suoi corrispondenti dalla Cina che svelava i «rapporti inconfessabili tra un magnate di Pechino e leader rossi di massimo livello».

Winkler ha spiegato di averlo fatto per evitare che i suoi cronisti venissero espulsi dal Paese, sorte che sempre più spesso tocca ai corrispondenti rei di disturbare il regime. Peccato che gli stessi giornalisti un anno fa, avessero scoperto il "tesoro segreto" della famiglia del presidente Xi Jinping, che il gruppo Bloomberg abbia interessi finanziari enormi in Cina e che il suo potente proprietario sia atteso nel Paese per conferenze e affari.


2. LE PARCELLE GONFIATE ALLA PRINCIPESSA ROSSA - JP MORGAN NEL MIRINO
Guido Santevecchi per "Il Corriere della Sera"

Il New York Times non molla la presa. Sembra un doppio messaggio, lanciato alla banca JP Morgan e alla censura di Pechino, l'articolo nel quale ieri il quotidiano ha rivelato che il grande istituto finanziario, per fare affari ancora più grandi in Cina, pagava belle parcelle a una oscura società di consulenza diretta da una anonima signora cinese, tale Lily Chang, età 32 anni.

I giornalisti investigativi, lavorando tra New York e Pechino, avevano già denunciato ad agosto il giochetto di JP Morgan (e di diverse altre banche americane): assunzione per figli di potenti dirigenti cinesi in cambio della possibilità di operare vantaggiosamente nella Repubblica popolare. Allora la parentela si era fermata al rango di ministri. Ma in questa nuova puntata si arriva al vertice della nomenklatura: perché secondo la ricostruzione, Lily Chang era il nome di battaglia di Wen Ruchun, oggi quarantenne, figlia dell'ex premier cinese.

Il compenso per la consulenza di Lily Chang, alias Wen, sarebbe stato di 75 mila dollari al mese. Niente male, tenendo conto che la società contava su due soli dipendenti oltre alla titolare. Ma forse nemmeno tanto, se si riflette sul fatto che la signora è una «principessa rossa», come si chiamano i figli dei dirigenti di primo piano. Quindi, la sua capacità di «consigliare» e la sua influenza sono fuor di dubbio.

Non sembra un bel sistema di fare affari per una istituzione finanziaria nata e cresciuta negli Stati Uniti, la terra del puritanesimo sempre pronto a puntare il dito sulla corruzione. Ma secondo le testimonianze, la pratica della assunzioni di favore e dei contratti generosi era consolidata e si chiamava «Figli e figlie».

La consulenza con la società di Lily, la Fullmark, sarebbe andata avanti dal 2006 al 2008: costo totale dei servizi un milione e ottocentomila dollari. I tentativi del giornale di contattare la signora Wen non hanno dato esito. Un portavoce di JP Morgan ha rifiutato di commentare.

Il quartier generale della banca a New York non sarebbe coinvolto nel contratto con la società di consulenza cinese; avrebbe fatto tutto la filiale di Hong Kong. Su questa vicenda, e sulle assunzioni sospette di cui si era parlato in estate, è stata aperta un'inchiesta da parte della Sec (Securities and Exchange Commission) e l'ufficio del Procuratore di Brooklyn.

Ma la storia non finisce con la signora Lily e i suoi 75 mila dollari al mese. Nel 2012 il New York Times si era già occupato della famiglia dell'allora primo ministro Wen, scrivendo che si era enormemente arricchita all'ombra del patriarca. Da allora il sito online del quotidiano è oscurato in Cina. Questa seconda puntata sembra una sfida, una prova coraggiosa di inflessibilità.

(...)

 

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