SALVATE IL SOLDATE GAMBERALE - LA CESSIONE DEL 29,75% DELLA SEA, SOCIETÀ AEROPORTI MILANESI, SI TINGE DI GIALLO: PRIMA SBUCA UN INTERCETTAZIONE IN CUI GAMBERALE CHIEDE “GARANZIE” SULL’ASTA A UN MISTERIOSO UOMO VICINO AI VERTICI DEL PD - DALLA PROCURA DI FIRENZE A QUELLA DI MILANO, IL FASCICOLO CON LA REGISTRAZIONE VIENE INCREDIBILMENTE SMARRITO - E DON VITO, UNICO CONCORRENTE AMMESSO, METTE LE MANI SULLA QUOTA SEA SBORSANDO UN SOLO EURO IN PIÙ DELLA BASE D'ASTA…

1- LA VENDITA SEA, IL FASCICOLO SPARITO VITO GAMBERALE E L'INTERCETTAZIONE SU «QUELL'OFFERTA FATTA SU MISURA»
Luigi Ferrarella per il "Corriere della Sera"

«Chi l'ha visto?» va in onda alla Procura a Milano, ma stavolta il desaparecido da ritrovare è un fascicolo: quello che la Procura di Firenze il 27 ottobre 2011 le ha mandato per competenza territoriale, stralciando da una propria indagine un'intercettazione in cui Vito Gamberale, amministratore e azionista del fondo pubblico-privato per le infrastrutture «F2i», sembrava prospettare che gli fosse stato cucito addosso su misura il capitolato dell'asta indetta dal Comune di Milano (neogiunta Pisapia) per la vendita del 29,75% della Sea: la società degli aeroporti milanesi, poi assegnata al suo gruppo «F2i» (per un euro in più rispetto alla base d'asta di 385 milioni) quando il 14 dicembre scorso l'asta fu disertata da qualunque altro concorrente all'infuori dell'improbabile offerta fuori tempo massimo di un gruppo indiano.

Dopo che all'inizio di dicembre 2011 (poco prima dell'asta) una notizia del Sole 24 Ore riferì della trasmissione dai pm di Firenze a Milano di atti sull'asta Sea, ieri l'Espresso specifica che l'esatto spunto consisteva in una telefonata intercettata dai pm fiorentini tra Gamberale e un suo interlocutore vicino al Pd.

E qui comincia a Milano il gioco dell'oca del fascicolo, che ancora a ieri sera non era risolto in Procura. La trasmissione degli atti risale infatti al 27 ottobre 2011, e Milano registra il fascicolo il 2 novembre: a farlo è il procuratore aggiunto Francesco Greco, capo del pool reati societari, che lo iscrive nel cosiddetto «modello 45 K», cioè nel «registro degli atti non costituenti notizia di reato».

La valutazione in prima battuta dell'esperto magistrato è dunque stata di relativo valore della telefonata, peraltro proceduralmente in sé non utilizzabile in via diretta in un eventuale processo milanese per turbativa d'asta, e riguardante un tema già oggetto di pubbliche polemiche all'epoca circa il bando da molti ritenuto troppo favorevole a Gamberale. Poiché allo stato non si conosce né il testo esatto né il tono né il contesto della conversazione, non è possibile dire se azzeccato o frettoloso sia stato il primo colpo d'occhio.

Di certo i problemi logistici insorgono dopo. Greco affida infatti il fascicolo a uno dei pm del suo pool, Eugenio Fusco, che trova lo spunto d'indagine potenzialmente interessante, ma si pone anche il problema della competenza (su un'eventuale turbativa d'asta) del pool reati contro la pubblica amministrazione guidato dall'aggiunto Alfredo Robledo. Tra fine novembre e inizio dicembre ne parla dunque sia con Greco sia con Robledo sia con il procuratore Edmondo Bruti Liberati, al quale consegna il fascicolo affinché valuti a chi farlo sviluppare.

Bruti condivide e comunica a Robledo che gli arriverà questo fascicolo. Ma da allora se ne sono perse le tracce. Fusco conferma che non ce l'ha più (è solo un dato formale che il fascicolo non sia stato "scaricato" e risulti ancora pendente nel suo ufficio); Robledo afferma «di non avere mai avuto questo fascicolo», e si intuisce anche che non sia proprio entusiasta di ricevere ora uno spunto d'indagine che, qualora fondato, avrebbe ormai già consumato il suo teorico picco di chance investigative tra fine ottobre e il 14 dicembre 2011; Greco esce dall'ufficio di Bruti spiegando che non comprende tutta questa agitazione «per una notizia già scritta dai giornali»; e Bruti comunica di «non avere nulla da dire su quanto è accaduto al fascicolo dopo la sua iscrizione al modello 45», salvo il fatto che «non è stato archiviato».

È probabile che oggi una ricerca più mirata rintracci il fascicolo e lo recuperi dall'impasse organizzativo-logistica, acuita dalla scarsa fluidità di comunicazioni che negli ultimi mesi affligge i rapporti tra due pool di materie confinanti.

«O lunedì in consiglio comunale si affronterà questa vicenda - anticipa il capogruppo leghista Matteo Salvini - o la Lega bloccherà i lavori d'aula»; mentre il Pdl avvia l'iter per chiedere una commissione d'inchiesta consiliare sulla stesura del bando. «La magistratura operi senza sconti», risponde l'assessore al Bilancio, Bruno Tabacci: «L'offerta non vincolante di F2i, riguardante la vendita congiunta del 18,6% di Serravalle e del 20% di Sea, fu modificata per iniziativa della giunta comunale aggiungendo l'alternativa della cessione a pari valore del 29,75% di Sea. Il Comune approvò dopo 27 ore di lavori, costretto all'operazione sulla base del bilancio ereditato e indirizzato alla rottura del patto di stabilità. Altro non c'è, resto tranquillo».

2- IL GIALLO MALPENSA
Gianluca Di Feo e Thomas Mackinson per "l'Espresso"

È l'inchiesta più delicata in corso a Milano. E forse anche la più imbarazzante. Perché riguarda l'operazione chiave realizzata dalla giunta Pisapia. E perché sembra segnata da una serie di ritardi investigativi della procura che il segreto istruttorio rende finora inspiegabili. Da almeno quattro mesi i pm hanno aperto un'indagine sulla gara per la cessione di una quota della Sea, la società che controlla gli aeroporti di Linate e Malpensa, da parte del Comune. Tutto finora è top secret, con alcuni punti certi che "l'Espresso" è in grado di ricostruire.

Il procedimento non è il solito "atto dovuto", che nasce dopo un esposto politico o una bega tra concorrenti, ma ha una base inquietante: l'intercettazione del protagonista dell'operazione, Vito Gamberale. Gamberale, amministratore e azionista del fondo per le infrastrutture F2i, è stato registrato mentre discute della vendita del 29,75 per cento della Sea e chiede garanzie sul capitolato d'asta. Il nome del suo interlocutore è custodito con la massima riservatezza: si tratterebbe di una figura lontana dalla politica lombarda ma in ottimi rapporti con il vertice nazionale del Pd.

Al telefono i due mostrano grande intimità e parlano senza freni. Il patron di F2i fa molte domande su come sta venendo impostato il bando del Comune di Milano e si raccomanda che non ci siano sorprese. L'altro lo tranquillizza e dice che tutto sarà costruito su misura, proprio in base a quanto il fondo desiderava. E insieme ridono della faccenda: una partita da centinaia di milioni di euro, che stava per consegnare a Gamberale una fetta consistente dei due aeroporti milanesi.

Siamo a metà dello scorso ottobre: la gara per la cessione delle azioni Sea è ancora in fase embrionale. E al primo ascolto, il colloquio sembra contenere tutti i presupposti per un'ipotesi di reato: la turbativa d'asta. Per questo i magistrati toscani, che avevano messo sotto controllo i telefoni del misterioso interlocutore per tutt'altra storia, trasmettono immediatamente gli atti ai colleghi lombardi. In quel momento, tutto era ancora in discussione e all'apertura delle buste mancavano quasi due mesi: in linea teorica, c'erano ampi margini per indagare, fare chiarezza su quella conversazione e se ne necessario intervenire. Ma non è accaduto nulla.

Che fine ha fatto il fascicolo con l'intercettazione di Gamberale? Stando a quanto risulta a "l'Espresso", è sicuramente arrivato a fine ottobre sulla scrivania del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati. Come da prassi, sarebbe stato iscritto a modello 45 ossia senza nessuna ipotesi di reato: il punto di partenza di ogni inchiesta, che in genere è seguito da una rapida definizione delle contestazione. Invece se ne perdono le tracce. Le inchieste sulla pubblica amministrazione spettano al pool coordinato dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo. Che però dichiara a "l'Espresso": "Io non ho mai ricevuto un fascicolo sulla Sea".

Nel frattempo la gara è stata chiusa, con la vittoria di Gamberale: unico concorrente ammesso, che il 16 dicembre si è aggiudicato la quota Sea mettendo sul piatto un solo euro in più della base d'asta. Un risultato che adesso consegna al fondo pubblico-privato delle infrastrutture la pole position per prendere il controllo di tutta la società.

L'affaire Sea oggi è il capitolo più controverso sul tavolo della giunta Pisapia. La vendita non faceva parte del programma elettorale del nuovo sindaco: per gli aeroporti milanesi si ipotizzava la quotazione in Borsa, già decisa dal centrodestra che aveva affidato a Kpmg una perizia per stabilirne il valore di mercato delle azioni.

Ma di fronte alla disastrosa situazione dei conti ereditati da Letizia Moratti, la cessione delle azioni Sea è apparsa come l'unica soluzione praticabile. L'assessore Bruno Tabacci ha imposto la scelta alla sua maggioranza di centrosinistra, arrivando a minacciare le dimissioni pur di ottenerla. L'obiettivo era semplice e trasparente: fare cassa entro il 31 dicembre per non sforare i vincoli imposti dal patto di stabilità.

La fase operativa è stata segnata da numerose critiche. Anzitutto per la gestione del bando, affidata agli uffici del direttore generale di Palazzo Marino Davide Corritore: un manager di grande esperienza finanziaria e politica che nel 1999 contestò la privatizzazione di Telecom e si dimise da consigliere economico dell'allora premier Massimo D'Alema.

I requisiti adottati dal Comune sono apparsi troppo simili alla manifestazione d'interesse formulata proprio da F2i, che si era fatta sotto per rilevare con 380 milioni di euro un pacchetto di tesori municipali: il 18,6 per cento dell'autostrada Serravalle e il 20 per cento della Sea. Solo il dossier aeroporti però è andato avanti.

Il prezzo è stato stabilito in base alla perizia realizzata dieci mesi prima da Kpmg in vista dell'atterraggio a Piazza Affari. Il 14 novembre il consiglio comunale delibera di scegliere il valore minimo come "premio di minoranza" in virtù "dei rischi incrementali per il compratore associati alla mancanza di controllo e alla liquidità ristretta dell'operazione".

Si stabilisce così di partire da 385 milioni di euro per il 29,75 per cento di Sea. La delibera introduce anche una serie di modifiche statutarie e dei patti societari: aumento dei membri del cda da 5 a sette con due poltrone assegnate all'acquirente, che designerà anche il direttore finanziario. Due provvedimenti elencati come condizioni fondamentali pure nella manifestazione di interesse già notificata da Gamberale.

Il 16 dicembre, al momento della verità, è stata aperta la busta di F2i, proclamata vincitrice con solo un euro in più dei 385 milioni richiesti. L'unico altro concorrente - la holding indiana Srei - ha concluso in modo rocambolesco, sbagliando indirizzo e quindi consegnando la busta dieci minuti fuori tempo massimo. La proposta indiana prevedeva una somma superiore di 40 milioni di euro, ma era strutturata come una manifestazione d'interesse a prendere in tempi brevi la maggioranza, senza polizza fidejussoria e senza firme: il direttore generale Corritore l'ha definita "irrecevibile".

E non ci sono stati ricorsi. In realtà, stando a fonti comunali interpellate da "l'Espresso", c'era un altro soggetto imprenditoriale che si era interessato alla pratica Sea: il fondo australiano Macquarie, un colosso mondiale che conta azionisti arabi e asiatici ricchissimi. Da decenni Macquarie investe negli hub: fino al 2007 possedeva il 44 per cento degli Aeroporti di Roma, società che gestisce Fiumicino e Ciampino.

Ha avuto quote di Bruxelles e Copenaghen, anche se nell'ultimo periodo si è concentrata sullo scalo internazionale di Sydney. Gli australiani, ottimi conoscitori degli intrecci tra politica e imprenditoria in Italia, avrebbero seguito tutta la procedura ma all'ultimo minuto non hanno trasformato i loro approcci in una proposta concreta. Contattati da "l'Espresso", hanno ribadito la linea aziendale di non rilasciare commenti sulle gare, "sia che ci interessino o meno". Senza avversari di peso, le piste di Malpensa e Linate sono rimaste libere per Gamberale, che ora può fare rotta verso il controllo delle due aerostazioni.

Perché i 385 milioni incassati a dicembre sono stati solo un palliativo per i bilanci di Palazzo Marino: attualmente si ritiene che serva più di mezzo miliardo per tamponare i conti senza amputare il welfare milanese. E si sta discutendo della possibilità di vendere altre azioni della Sea. Il consiglio comunale, su istanza dell'Idv, ha imposto di mantenere la maggioranza: il 50,1 per cento. Invece Tabacci ha prospettato di mettere sul mercato un altro 25 per cento.

E Gamberale ha già dichiarato di essere pronto a comprare ancora.
La partita sta dividendo il centrosinistra milanese, con i sindacati degli aeroporti sul piede di guerra contro la privatizzazione e il sindaco in posizione defilata, nonostante l'intesa di ferro con il suo assessore. Ma la situazione finanziaria di Palazzo Marino impone scelte drastiche. E F2i, con capitali per 1.800 milioni di euro, a questo punto non sembra avere rivali. Anche se sulla scena, prima o poi, potrebbe irrompere la procura seppure a scoppio ritardato.

Le promesse fatte a Gamberale nella conversazione intercettata a ottobre si sono tutte concretizzate. Come faceva il misterioso interlocutore a mostrarsi tanto sicuro? Chi erano i suoi referenti politici capaci di garantire per le scelte milanesi? Oppure si è trattato di un millantato credito, tanto azzardato quanto fortunato? Se l'ingegner Gamberale discute di affari con qualcuno, difficilmente sceglie una controparte inaffidabile.

Il patron di F2i ha relazioni solide con tutti i poteri, dai partiti alle banche: il suo fondo amministra denaro pubblico e privato, conta su Banca Intesa, su Unicredit, su Merrill Lynch, su otto fondazioni bancarie e sulla Cassa Depositi e Prestiti. È attivo in Lombardia, nelle reti del gas e in quelle della telecomunicazioni con le fibre ottiche di Metroweb.

Ha già comprato l'aeroporto di Napoli e studia altre mosse nel settore: è l'unico a investire nelle infrastrutture strategiche vantando credenziali di italianità. Per questo Tabacci ritiene che non ci fossero alternative a F2i. E difende l'operazione, più preoccupato dei guai finanziari del Comune che non delle indagini penali. Quanto alla correttezza delle procedure, l'assessore è convinto che non ci siano stati illeciti e dichiara a "l'Espresso": "Su Sea non è girato nemmeno un caffè".

 

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