L’EUROPA SBANCATA - LE BORSE RECUPERANO (MILANO +0,7%), GRAZIE ALL’INTERVENTO DELLA BANCA CENTRALE. SÌ, QUELLA SVIZZERA: BERNA HA IMPOSTO UNA QUOTA MINIMA PER IL CAMBIO EURO/FRANCO, AL FINE DI FERMARE L’IMPENNATA DELLA SUA MONETA - MA IL PROBLEMA SONO I TITOLI BANCARI: TRA LA CAUSA IN AMERICA PER I MUTUI SUBPRIME E IL TRACOLLO DEI TITOLI DI STATO, IERI IL CAPO DI DEUTSCHE BANK HA TERRORIZZATO I MERCATI: “MOLTI SEGNALI RICORDANO IL 2008”, OVVERO IL CRAC DI LEHMAN BROTHERS…

1 - I MERCATI SI RAFFORZANO DOPO INTERVENTO BANCA CENTRALE SVIZZERA
Milano Finanza
- La Borsa di Milano si rafforza dopo l'intervento della Banca centrale svizzera per fermare l'ascesa del franco. L'indice Ftse Mib sale ora dello 0,71% a 14.435 punti. Anche le altre piazze europee hanno accelerato al rialzo: Parigi +1%, Francoforte +0,15%, Londra +1,31%.

Il tutto mentre l'euro è schizzato a 1,2023 sul franco svizzero (+7,75%) dopo che la Banca centrale svizzera ha fissato un minimo per il cambio euro/franco svizzero a quota 1,2, nel tentativo di contrastare il rafforzamento della valuta elvetica contro la moneta unica. L'euro si rafforza anche sul dollaro a 1,4182 da 1,409 della chiusura.

Le autorità monetarie elvetiche sono preoccupate dall'eccessivo rialzo della divisa svizzera, che rischia di minacciare l'economia del Paese. La Snb ha citato rischi di deflazione legati a un'ipervalutazione del franco. "Con effetto immediato, non sarà più tollerato un tasso di cambio tra euro e franco inferiore al tasso minimo di 1,20 franchi svizzeri", ha sottolineato la banca centrale.

La Snb, che difenderà questa soglia "con tutta la determinazione richiesta ed è pronta ad acquistare valute in quantità illimitata", mira a un indebolimento sostanziale e sostenuto del franco svizzero. Anche a un tasso di 1,20 per ogni euro, il franco svizzero è ancora alto e dovrebbe continuare a indebolirsi nel corso del tempo.

Se le prospettive economiche e i rischi di deflazione lo richiederanno, l'istituto centrale svizzero ha spiegato che prenderà misure ulteriori se lo richiederanno le prospettive economiche e i rischi di deflazione. La Borsa di Zurigo dopo la comunicazione della Bns ha messo le ali, con l'indice Smi in progresso di oltre quattro punti percentuale (+4,47%).

La banca centrale europea ha fatto sapere che è stata informata dalla Banca nazionale svizzera della sua decisione di non tollerare più un tasso di cambio euro/franco inferiore al minimo di 1,20 franchi. Il consiglio direttivo della Bce "prende nota" di questa decisione "presa dalla Snb sotto la propria responsabilità".

2 - CRISI: SPREAD BTP-BUND SI RESTRINGE DOPO PICCO A 380 PUNTI...
(ASCA)
- Lo spread di rendimento Btp-Bund di restringe a 372 punti dopo aver toccato, all'apertura dei mercati europei, un picco di 380 punti con il rendimento del Btp decennale che era salito sopra il 5,60%, ora ridimensionatosi al 5,56%.

3 - BANCHE A PICCO IN EUROPA TIMORI SU RICAPITALIZZAZIONI...
Fabio Pavesi per "Il Sole 24 Ore"

La caduta, l'ennesima, della torrida e tormentata estate delle banche europee è partita fin dal primo mattino.

A precipitare fin da subito gli istituti britannici con Royal Bank of Scotland e Barclays, a lasciare sul terreno rispettivamente l'8,94% e il 7,38% dopo appena mezz'ora di contrattazioni.

Ma la tempesta si è presto allargata sui titoli dei principali istituti di credito europei. A muovere all'ingiù il settore, la coda velenosa della notizia di venerdì che gli Stati Uniti (che ieri avevano le borse chiuse per il Labour Day) hanno deciso di promuovere un'azione legale contro 17 banche e istituzioni finanziarie, accusate di frodi antecedenti alla crisi dei mutui subprime.

E tra le europee, nell'elenco della causa per danni, oltre alle due britanniche compaiono Société Générale e Credit Suisse, che alla Borsa di Parigi e Zurigo erano già ieri mattina in perdita di oltre quattro punti percentuali, così come Deutsche anch'essa partita male e finita peggio con la chiusura di giornata in calo dell'8,86 per cento.

E il panic selling a fine giornata presentava un bollettino di guerra: Royal Bank of Scotland nella sola seduta di ieri ha perso il 12,3%; SocGen ha chiuso in rosso dell'8,64%; Lloyds del 7,64 per cento.

Ma l'elenco è impietoso e riguarda davvero tutt'Europa con l'indice di settore lo Stoxx600 bancario a perdere il 5,9% zavorrando così il resto dei listini.

Dalla seduta pessima di lunedì nessuno è uscito indenne. Giù Bnp Paribas; Dexia e Credit Agricole con ribassi tra il 4 e il 6%. Vendute a piene mani sia Deutsche Bank che Commerzbank (-5,88%) che le italiane e le spagnole. Con UniCredit in calo del 7,3% e Intesa Sanpaolo del 6,96%. Tra le banche iberiche male sia il Santander che il Bbva con perdite poco sotto il 6 per cento. Ma su una giornata partita male e finita peggio non ha inciso solo la scia delle notizie d'Oltratlantico.

L'Europa ci ha messo del suo con il riafforare della preoccupazione sui debiti sovrani che ha fatto schizzare verso l'alto tutti i rendimenti dei paesi periferici rispetto alla Germania, con lo spread del BTp sul Bund salito a 370 punti base. Per non parlare dell'impasse sul piano greco che ha fatto di nuovo crollare del 10% sia Eurobank e Alpha Bank in procinto di convolare a nozze.

Ma soprattutto il mercato non deve aver gradito le parole del numero uno di Deutsche Bank, Josef Ackermann che non ha affatto nascosto le sue preoccupazioni, dicendo di vedere in questi giorni molti segnali che ricordano da vicino l'autunno del 2008, cioé l'epicentro del crac di Lehman Brothers. Non certo un vìatico positivo per i mercati. Cosa altro ha detto Ackermann?

Che La crisi del debito in Europa, la bassa crescita strutturale e l'aumento di regolamentazione lasciano intuire che potrebbe risultare «difficile per il settore finanziario europeo nel suo insieme aumentare i profitti». Ma, soprattutto, Ackermann ha poi riconosciuto che molte banche europee non sopravvivrebbero se fossero costrette a rivedere il valore di bilancio dei titoli di Stato che hanno in portafoglio sulla base degli attuali valori di mercato.

E questo è quello che pensano in molti tra gli operatori e le autorità. Sentirlo dire dal capo della prima banca continentale ha un altro sapore. E certo non infonde ottimismo. Così come non può indurre a far salire le banche l'annotazione ripetuta ancora ieri dal direttore dell'Fmi Christin Lagarde, secondo la quale mancherebbero al sistema bancario europeo altri 200 miliardi di euro. E così la giornata non poteva che andare in una sola direzione: quella della caduta profonda.

Via tutti a liberarsi dei titoli bancari quasi scottassero tra le mani. E se c'è un dato che la dice lunga sulla crisi di fiducia che gli operatori hanno nei confronti del settore è proprio del calo della fiducia tra le stesse banche. Venerdì scorso le banche hanno depositato 151,1 miliardi di euro overnight presso la Bce. Il livello più alto dall'agosto del 2010. Brutto segno. Meglio accontentarsi di un tasso dello 0,75% che prestarsi soldi tra una banca e l'altra.

 

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