L'INTESA NON C'E' E PARTE IL RIBALTONE - IN BANCA INTESA SANPAOLO STA PER PARTIRE IL SILURO DELL'AD MESSINA VERSO LE PRIME LINEE MICHELI, PICCA E MICCICHE'. L'UNICO INAMOVIBILE E' OSCULATI


Massimo Restelli per "il Giornale"

Finora la banca è riuscita a tenere (quasi) tutto sopito, ma tra gli alti dirigenti di Intesa Sanpaolo si va radicando la convinzione che alcuni top manager oggi a riporto dell'amministratore delegato Carlo Messina siano in prospettiva destinati a passare la mano o comunque a essere ridimensionati. Una parte di questi sono gli stessi da cui lo scorso autunno era partita la spallata definitiva per la defenestrazione, anticipata quanto milionaria, dell'ex ad Enrico Tomaso Cucchiani.

Dopo l'allontanamento di Marco Bolgiani dalla divisione banche estere a favore di Ignacio Jaquotot, avvenuta in ottobre, nei corridoi del gruppo si indica infatti la prossima settimana come «decisiva» per delineare il riposizionamento di Francesco Micheli, l'uomo macchina di Intesa che ne governa le decina di migliaia di addetti come direttore operativo. L'avvicendamento del banchiere pare quindi cosa fatta e la sostituzione dovrebbe essere interna.

Alcuni interpreti dei pesi e contrappesi della superbanca scommettono, tuttavia, che il «ricambio generazionale» avrà altri sviluppi e che l'unica casella di vertice inamovibile sia quella del capo del weath management, Gianemilio Osculati, la cui attività ricopre un posto centrale nel piano industriale scritto dallo stesso Messina.

Si vocifera, in particolare, che in un futuro non troppo lontano la «rivoluzione silenziosa» potrebbe sacrificare Bruno Picca, esponente storico dell'ex Sanpaolo, che coordina il risk management e i controlli. E forse anche un pezzo da Novanta come Gaetano Micciché, già uscito vincitore dal ridimensionamento tentato nell'era Cucchiani, complice il forte contributo della sua Banca Imi ai bilanci del gruppo. Uno scenario di questo tipo per Picca e Miccichè è tuttavia giudicato «fantasioso» da altri fini conoscitori di Intesa.

Entrambi i banchieri (classe 1950) siedono infatti, come peraltro Micheli (nato nel 1946), nel consiglio di gestione, la cui scadenza naturale è il 2016. Ogni eventuale rimescolamento sarà quindi comunque mediato dalla parola delle grandi fondazioni azioniste che siedono nella sorveglianza sotto la regia del presidente Giovanni Bazoli.

Quest'ultimo ha peraltro detto ieri a un'assemblea dei soci dominata dai fondi esteri (erano il 52% dei presenti) che non esiterà a «passare la mano al primo segno di difficoltà», dovuto alle sue 82 primavere. Il professore bresciano ha poi confermato che il gruppo Intesa avvierà uno studio per «migliorare» la governance, oggi dualistica.

Tornando a quanto filtra da Ca' de Sass, lo stesso Micheli un mese fa avrebbe offerto a Messina, con sapiente scelta tattica, la piena disponibilità a compiere un passo indietro, visto anche il taglio lineare che aveva completato su circa 200 quadri direttivi «maturi» e, quindi, in parte prepensionabili. Il possibile ricambio generazionale di uno (o più) top manager conferma comunque la forza di Messina nella struttura apicale.

Le previsioni sono comunque che a Micheli sia assegnata una qualifica sufficiente per continuare a gestire per l'Abi di Antonio Patuelli la vitale partita del rinnovo del contratto nazionale da cui uscirà la banca del futuro: l'associazione convocherà sindacati dopo le elezioni europee.

Perché, pur tra le gelosie e i veti incrociati che sferzano Palazzo Altieri, anche in seno al «Casl» (Comitato per gli affari sociali e del lavoro) si ammette che la mano di Micheli si è rivelata spesso decisiva per contenere le rivendicazioni dei sindacati (Fabi, Fisac e Uilca in primis).

 

 

carlo messina e moglie logo intesa san paoloENRICO CUCCHIANI INAUGURAZIONE MITO ALLA SCALA FOTO FRANCO CORTELLINO Antonio Patuelli

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