poveri poverta povertà giorgia meloni

ECCOLO IL PAESE DELLE MERAVIGLIE RACCONTATO DALLA MELONI! – L’ISTAT CERTIFICA CHE IN ITALIA IL RISCHIO DI POVERTÀ È AL 18,9%, SOPRA LA MEDIA DELL’UE DEL 16,2%, E LA DISUGUAGLIANZA DEL REDDITO NETTO È AL 5,5%, CONTRO IL 4,7% DEI 27 PAESI DELL’UNIONE – I DATI PEGGIORI SI REGISTRANO NELLE REGIONI DEL SUD, IN PARTICOLARE IN CAMPANIA E PUGLIA – L'ITALIA MOSTRA RISULTATI PIÙ POSITIVI RISPETTO ALLA MEDIA UE PER LA “MORTALITÀ EVITABILE” E PER LA SPERANZA DI VITA…

ITALIANI PIU' POVERI

(ANSA) - In Italia si osservano condizioni di benessere economico peggiori rispetto alla media Ue: nel 2024 il rischio di povertà è al 18,9%, contro il 16,2% dell'Ue27. La disuguaglianza del reddito netto è anche più alta (5,5% Italia contro 4,7% Ue27). E' quanto emerge dal Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) 2024 diffuso dall'Istat.

 

Tuttavia, il sovraccarico del costo dell'abitazione colloca l'Italia in vantaggio, 3,1 punti percentuali al di sotto della media europea (8,2%); ciò avviene anche per gli indicatori relativi alla deprivazione materiale e sociale e alla difficoltà ad arrivare a fine mese.

 

DISUGUAGLIANZA ECONOMICA

Inoltre, per Salute e Sicurezza, l'Italia mostra risultati positivi rispetto alla media Ue27 per la mortalità evitabile (17,6 rispetto a 25,8 per 10mila abitanti della media europea). La speranza di vita è di 84,1 anni, superiore alla media Ue27 di 81,7 anni, e il tasso di omicidi è tra i più bassi d'Europa (0,6 rispetto a 0,9 per 100mila abitanti in Ue27).

 

Il confronto con l'Europa (media Ue27), possibile per 39 indicatori, 22 dei quali disponibili anche distinti per genere, mostra una situazione peggiore per l'Italia per 18 indicatori, migliore per 11 indicatori, evidenzia il rapporto.  

 

 In generale, poco più di un terzo (34,3%, 47 indicatori) dei 137 indicatori Bes per i quali è possibile il confronto con l'anno precedente migliora in modo significativo; il 26,3% degli indicatori è su livelli peggiori (36) e il 39,4%, la quota più consistente, risulta stabile (54 indicatori).

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Migliorano 7 indicatori su 13 del dominio Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, ma allo stesso tempo 5 peggiorano; il dominio Qualità dei servizi si divide tra 6 indicatori in miglioramento e 6 in peggioramento sui 16 totali; migliorano circa la metà degli indicatori di Istruzione e formazione. In Sicurezza e Politica e istituzioni si osserva la maggiore quota di indicatori in peggioramento nell'ultimo anno.   

 

Nel lungo periodo il quadro è più positivo: oltre la metà degli indicatori migliora (70 su 128), solo 16 peggiorano, mentre per un terzo di essi non è possibile individuare una tendenza univoca. Tutti gli indicatori di Sicurezza migliorano, come anche oltre i tre quarti degli indicatori di Innovazione, ricerca e creatività, Politica e istituzioni e Benessere soggettivo. Nel dominio Relazioni sociali si rileva la maggiore quota di indicatori in peggioramento (4 su 9).   

 

DISUGUAGLIANZA ECONOMICA

Per tutte le regioni del Nord e del Centro, escluso il Lazio, nell'ultimo anno disponibile, il 60% o più dei 134 indicatori regionali analizzati mostra livelli di benessere migliori della media Italia, con punte del 70% e oltre per le due Province autonome di Trento e Bolzano/Bozen, il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia.

 

Al contrario, in tutte le regioni del Mezzogiorno, a eccezione dell'Abruzzo, la maggioranza degli indicatori registra valori peggiori di quelli nazionali; in Campania e in Puglia ciò accade per più di sette indicatori su 10.

giorgia meloni giancarlo giorgetti foto lapresseDISUGUAGLIANZA ECONOMICA

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