1. L'ULTIMATUM DI AIR FRANCE È CATEGORICO E SUONA COSÌ: NOI ACQUISIAMO ALITALIA AL 100% COSÌ POTREMO AVERE MANI LIBERE PER L'ELIMINAZIONE DI 7MILA DIPENDENTI. OPPURE, NOI ENTRIAMO NELL’AZIONARIATO SOLO SE AVRETE TAGLIATO IL SURPLUS DEI 7MILA 2. CUCCHIANI A DISPOSIZIONE DI AABAR, IL FONDO SOVRANO DI ABU DHABI CHE È IL PRINCIPALE AZIONISTA DI UNICREDIT? APPARE DAVVERO CURIOSO CHE L’EX AD DI INTESA, PAGATO PROFUMATAMENTE PER ALTRI SEI MESI E CON TANTO DI AUTISTA, DIVENTI CONSULENTE DEI PRIMI AZIONISTI ARABI NELLA BANCA DELLA CONCORRENTE UNICREDIT 3. LA DOMANDA SULL’”ENMIENDA TELEFONICA” CHE BERNABE’ POTREBBE FARE AD ALIERTA 4. IL POSSIBILE, E SORPRENDENTE, RITORNO, DI ANDREA MANGONI ALLA GUIDA DELL’ACEA? 5. PERISSI-ROTTO! ORA TUTTI SI DOMANDANO: ARRIVANO LA CONSOB E L'IVASS? AH SAPERLO

1. LE CONDIZIONI DI AIR FRANCE
Le hostess dell'Alitalia, anche quelle che continuano a rimpiangere l'ex-amministratore delegato Ragnetti, sono schierate con le loro divise davanti al palazzo di Fiumicino per seguire il consiglio di amministrazione che inizia alle 14.

Tra le mani hanno la fotocopia di alcuni articoli che tra ieri e oggi sono usciti sui giornali, primo fra tutti quello del "Messaggero" in cui si legge che il valore della Compagnia si è ridotto a 100 milioni. Ad abbatterlo pare sia stata la banca Credit Suisse alla quale l'attuale amministratore Gabriele Del Torchio (il manager di Varese strappato alla Ducati) avrebbe affidato un parere di congruità da sottoporre all'Assemblea e al Consiglio che oggi approverà l'aumento di capitale di 300 milioni.

Ai patrioti italiani che avranno il coraggio di varcare la soglia del Centro Direzionale, le hostess distribuiranno anche la fotocopia dell'articolo pubblicato ieri sul "Corriere" dall'economia-trendy Francesco Giavazzi in cui si legge che la vicenda Alitalia "è l'ennesima pessima prova del nostro capitalismo...l'esempio di una concezione che considera lo Stato un prestatore di ultima istanza cui rivolgersi prima del fallimento e della catastrofe".

C'è un terzo articolo che stamane all'alba le hostess hanno fotocopiato in gran fretta, ed è del "Financial Times" che sferra una botta tremenda sulla testa di Enrichetto Letta e del ritorno in voga del protezionismo industriale. Dopo aver ricordato la minaccia di bloccare l'operazione Telecom per questioni di sicurezza nazionale e le resistenze a vendere a competitor asiatici due controllate di Finmeccanica, il quotidiano della City scrive a chiare lettere che la strategia su Alitalia è un "faux pas", un passo di danza sbagliato che può frenare la volontà degli investitori stranieri.

Oltre all'inglese e ad altre lingue le hostess conoscono anche il latino e ritengono che sia arrivato il momento di applicare per Alitalia la "damnatio memoriae", la condanna della memoria che nel diritto romano indicava una pena nella cancellazione di una persona con l'obbligo di distruggere qualsiasi traccia che potesse arrivare ai posteri. È quanto vorrebbero ardentemente i 14mila dipendenti della Compagnia che desiderano dimenticare per sempre Roberto Colaninno e quella cordata di cosiddetti patrioti che Corradino Passera nella sua totale insipienza continua a considerare dei benefattori.

Oggi sarà interessante vedere chi di questi "capitani" avrà il coraggio di sedersi al tavolo ,e soprattutto chi entrerà nel palazzo con un borsello di monete per sottoscrivere i 200 milioni di loro competenza. L'unica cosa certa è che alla chiamata risponderanno probabilmente Colaninno, Benetton (interessato alle sorti di Aeroporti di Roma) e Intesa, la banca nella quale il genio di Passera ha partorito nel 2008 il Piano Fenice, e che oggi boccia il progetto di Moretti chiedendo per bocca dell'economista-banchiere Gros Pietro "discontinuità" totale nel management.

Se poi altri soci con quote minori vorranno buttare sul tavolo verde un gettone allora si potrebbe vedere sfilare donna Edoarda Crociani, detentrice dell'1,3% delle azioni. Non ci sarà comunque una cascata di monete e le hostess schierate a Fiumicino ,che hanno letto i libri di Galbraith, conoscono la differenza tra le monete d'oro, d'argento e di rame.

Il cuore della giornata è tutto nelle mani di AirFrance e del suo amministratore delegato Alexandre de Juniac, il 51enne parigino che dopo essere stato capo di Gabinetto della contessa Christine Lagarde, ha guidato per quattro anni il colosso Thales e dal 2011, è a capo di AirFrance-KLM.

È probabile che i francesi non si ritirino dalla partita e riducendo la loro quota accettino di continuare a volare facendo buon viso al ridicolo intervento di Poste Italiane e dei 75 milioni promessi da Massimo Sarmi. Resta il fatto comunque che qualsiasi intervento dei galletti d'Oltralpe è già stato preannunciato da condizioni estremamente rigide. In pratica AirFrance è pronta a salire fino al 100% dell'azionariato, così potrà avere mani libere per l'eliminazione di 7mila dipendenti. Oppure, noi entriamo nell'azionariato solo se avrete risolto il surplus dei dipendenti. L'ultimatum è categorico e suona così: se non li eliminate voi nel più breve tempo possibile, ci penseremo noi a usare la ghigliottina. Non c'è altra soluzione.

Così, mentre il 70enne Colaninno e il varesotto Del Torchio preparano le valigie, toccherà al manager dalle orecchie generose mettere la Compagnia nelle condizioni desiderate dagli stranieri. Adesso si tratta di vedere se Sarmi avrà il coraggio di accettarle. E' sicuramente un manager "sistemico" nel senso che da 11 anni si genuflette davanti al potere politico per fare le operazioni di sistema che scandalizzano Giavazzi e il "Financial Times".

Sul suo comportamento nella vicenda Alitalia ci sono due scuole di pensiero; la prima e più diffusa, considera la disponibilità di Sarmi una buffonata che non si può contrabbandare senza chiamare in causa i risparmi postali. Quando poi a questo equivoco si aggiunge la barzelletta degli aerei Mistral che lo stesso Sarmi voleva vendere attraverso Deloitte perché in perdita secca, allora il bluff diventa ancora più evidente.

La seconda scuola di pensiero ritiene invece che il "sistemico" manager di Malcesine, prono davanti a Fini, Tremonti, Monti e perfino al fragile ministro Lupi,si sia guadagnato il salvacondotto per la presidenza di Telecom dove potrà chiedere deleghe pesanti agli spagnoli di Telefonica. Se poi l'operazione Alitalia andasse male potrebbe sempre offrire ai patrioti ,incastrati da Corradino Passera, un viaggio su uno degli otto aerei della Mistral che oltre alle merci portano i pellegrini a Lourdes.

2. CUCCHIANI A DISPOSIZIONE DI AABAR, IL FONDO SOVRANO DI ABU DHABI CHE È IL PRINCIPALE AZIONISTA DI UNICREDIT?

L'ambasciatore italiano a Washington Claudio Bisognero tira un sospiro di sollievo.

Per quattro giorni ha dovuto spupazzare la delegazione italiana all'Assemblea del Fondo Monetario e tenere a bada la pattuglia dei giornalisti come Elena Polidori, Stefania Tamburello, Mario Platero che oltre al buffet cercavano di agguantare qualche notizia. In realtà l'Assemblea si è chiusa senza emozioni anche se nel corso dei lavori sono emersi toni keynesiani presto soffocati dall'attesa che Obama allontani lo spettro del default americano.

Come previsto nella bella ambasciata di Washington il nostro diplomatico ha fatto gli onori di casa per la tavola rotonda che come ogni anno Banca Intesa organizza in occasione nella capitale. Anche qui non ci sono stati colpi ad effetto e l'unica novità era rappresentata dalla presenza del nuovo amministratore delegato di Intesa, Carlo Messina, il 51enne banchiere capellone che ha sostituito il fresco "dimissionato" Enrico Cucchiani.

Alle giornaliste Polidori e Tamburello che cercavano di sapere qualcosa di più sul destino del "tedesco" Cucchiani, Messina ha ricordato che dopo l'uscita del 29 settembre e la buonuscita di 3,6 milioni, l'ex-amministratore delegato di Intesa trascorrerà dentro la banca altri sei mesi per maturare la pensione. Nel frattempo l'Istituto potrà avvalersi della sua collaborazione ma non potrà esercitare alcun potere se non quello di ordinare all'autista di scorazzarlo per le strade di Milano.

Ed è in una di queste strade che il fortunato Cucchiani è stato pizzicato da quel sito disgraziato di Dagospia che lo ha visto dialogare in un famoso ristorante con alcuni arabi. Sembra infatti che abbia messo le sue competenze a disposizione di Aabar, il Fondo sovrano di Abu Dhabi che è il principale azionista di Unicredit. Con il loro 6,5% gli arabi hanno superato la quota dei libici nella banca di Ghizzoni e in nome degli storici rapporti con Luchino di Montezemolo nell'aprile dell'anno scorso hanno chiesto per lui una delle due vicepresidenze.

A questo punto appare davvero curioso che l'ex-amministratore delegato di Intesa, pagato profumatamente per altri sei mesi e con tanto di autista, diventi consulente dei primi azionisti arabi nella banca della concorrente Unicredit.


3. LA DOMANDA SULL'"ENMIENDA TELEFONICA" CHE BERNABE' POTREBBE FARE ALL'UOMO DI ALIERTA
Che cosa farà adesso quell'altro disoccupato di lusso che si chiama Franchino Bernabè?

La risposta non c'è, per saperne di piu' bisognerebbe mettere alle strette Lilli Gruber (all'anagrafe Dietlinde Gruber), la giornalista che alle 8 e mezzo di venerdì sera è stata scoperta da quel sito disgraziato di Dagospia mentre mangiava con Franchino le polpettine di melanzane dentro la trattoria "la Barchetta" a due passi dal Tevere.

Pare che i due abbiano alzato i calici e Bernabè abbia inneggiato alla libertà conquistata dopo le dimissioni e la liquidazione milionaria. Altro non si sa, ma secondo i bene informati che bazzicano il mondo delle telecomunicazioni, l'ex-presidente di Telecom resterà al vertice di Gsma, l'Associazione internazionale che riunisce i più grandi imprenditori della telefonia mobile. Nel gennaio 2011 Franchino è stato riconfermato chairman di Gsma e la sua carica durerà fino al 2014.

Per questa ragione a febbraio dovrebbe recarsi al "Mobile world Congress" che si terrà a Barcellona e qui avrà modo di incontrare Julio Linares Lopez, il braccio destro di Cesar Alierta che insieme ad altri 25 membri fa parte del board dell'Associazione internazionale.

Magari scherzeranno insieme su ciò che ha provocato l'uscita di Franchino dall'azienda che gli spagnoli vogliono governare. E Franchino si toglierà un piccolo sasso dalle scarpe ricordando all'ingegnere di Telefonica che il governo spagnolo è incazzato con Alierta per i miseri risultati ottenuti con l'"enmienda Telefonica", un emendamento concepito dal governo Zapatero. Nell'aprile 2011 l'emendamento ,secondo il quale Telefonica si era impegnata a versare contributi allo Stato per licenziare 6mila persone, finora ha portato nelle casse del governo spagnolo poco meno di un milione rispetto ai 43 previsti.

4. IL POSSIBILE E SORPRENDENTE RITORNO DI ANDREA MANGONI ALLA GUIDA DELL'ACEA
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che la ferma opposizione nei confronti del funerale al nazista Prierbke ha fatto risalire le quotazioni del sindaco Marino compromesse da una serie di errori clamorosi (tra cui la gaffe per l'assenza al ricevimento di Mose Kantor, il presidente del Congresso ebraico).

Adesso Marino si è ringalluzzito e spera di attenuare il bombardamento quotidiano del "Corriere della Sera" e del "Messaggero" di Caltariccone. Oggi affronterà con la spada il problema dell'Ama e dell'Atac, dove vuole liquidare tutti i manager nel segno della discontinuità. Poi si dedicherà anima e corpo all'Acea dove,facendo crollare il titolo in Borsa, ha già chiesto la testa del presidente Cremonesi e del bravo amministratore Paolo Gallo.

Secondo gli uscieri del Campidoglio il sindaco genovese, che tra lo stupore generale giovedì scorso ha trasmesso un invito a mezza città per un convegno sulla chirurgia, avrebbe affrontato lo spoil system nell'incontro di venerdì con Gianni Alemanno. E per quanto riguarda Acea sarebbe rispuntato il nome di Andrea Mangoni, il manager che ha guidato l'azienda fino al marzo 2009 per andarsene in Telecom a sostituire in Brasile il famoso Luca Luciani. Il ritorno di Mangoni, che oggi guida Sorgenia, sarebbe sorprendente perché quattro anni fa fu costretto a lasciare Acea per dissidi con Alemanno e gli azionisti francesi di Gdf-Suez".


5. PERISSI-ROTTO: ARRIVA LA CONSOB?
Avviso ai Naviganti N.2 : "Si avvisano i Signori naviganti che ai piani alti delle Generali sono rimasti sbalorditi per l'inchiesta del giornalista Gatti del "Sole24Ore" sulle operazioni disinvolte dell'ex amministratore delegato Perissirotto.

Adesso tutti si chiedono che cosa faranno la Consob e l'IVASS, l'organismo che sorveglia le compagnie di assicurazione".

 

GABRIELE DEL TORCHIOFRANCESCO GIAVAZZI - DALLA SUA PAGINA FACEBOOK LETTA enricol ANDREA RAGNETTI E ROBERTO COLANINNORoberto Colaninno e Franco De Benedetti Corrado Passera GIAN MARIA GROSS PIETRO - copyright pizziposte italiane sarmi ASSEMBLEA GENERALI DI BANCA DITALIA FEDERICO GHIZZONI E LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO FOTO LA PRESSE ENRICO CUCCHIANI INAUGURAZIONE MITO ALLA SCALA FOTO FRANCO CORTELLINO FRANCO BERNABE CESAR ALIERTA GABRIELE GALATERI DI GENOLA kgr 06 fr bernabei gruberANDREA MANGONIANDREA MANGONI PAOLO GALLOGiovanni Perissinotto

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