alessandro giuli cloud

L’UNICA COSA CHE RIESCE BENE AL GOVERNO MELONI: METTERE NUOVE TASSE – IL MINISTERO DELLA CULTURA, PER TUTELARE IL DIRITTO D'AUTORE, LANCIA L’IMPOSTA SULLA COPIA PRIVATA SUL CLOUD! UN OBBROBRIO UNICO AL MONDO: OGNI UTENTE DOVRÀ PAGARE 0,0003 EURO PER GIGABYTE (2,4 EURO AL MESE), ANCHE QUALORA NON UTILIZZI I SERVIZI DELLA “NUVOLA”. IL RISULTATO SARÀ UN AUMENTO DEL PREZZO DEGLI SMARTPHONE – CHE C'AZZECCA IL CLOUD CON IL COPYRIGHT? QUELLO SPAZIO POTREBBE ESSERE USATO PER CARICARCI CONTENUTI PIRATATI - L’ITALIA È L’UNICO PAESE AL MONDO A INTRODURRE UNA TASSA DI QUESTO TIPO (AVREMMO PREFERITO QUALCHE ALTRO PRIMATO)

 

Estratto dell’articolo di Mila Fiordalisi per www.wired.it

 

alessandro giuli tatuaggio

Via alla “tassa” per la copia privata sul cloud nonostante la levata di scudi di molte associazioni e stakeholder che per mesi hanno battagliato con l’obiettivo di convincere il ministero della Cultura a fare un passo indietro.

 

Eppure, il ministro Alessandro Giuli ha firmato il decreto (inviato agli organi di controllo per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) che aggiorna le tariffe relative all’equo compenso per le opere audio e video tutelate da diritto d’autore […] e, per la prima volta, include nel perimetro anche gli spazi di archiviazione in cloud. Insomma, un unicum a livello mondiale.

 

Stando a quanto si apprende, mentre siamo in attesa della pubblicazione del testo definitivo, il compenso mensile per utente calcolato per gigabyte (GB) di memoria equivale a 0,0003 euro fino alla soglia dei 500 gigabyte e di 0,0002 euro per ogni giga aggiuntivo oltre i 500. E in ogni caso il compenso mensile massimo è fissato a 2,4 euro. Mentre non è previsto alcun importo per archiviazioni fino a 1 GB.

 

Confindustria si spacca, Anitec-Assinform chiede un tavolo urgente

cloud computing microsoft 5

Ma la partita potrebbe non chiudersi qui. A poche ore dall’annuncio della firma del decreto da parte del ministro Giuli si è scatenato un vero e proprio putiferio.

 

Al netto dei favorevoli alla misura a partire dalla Federazione industria musicale italiana (Fimi), Nuovo Imaie e naturalmente la Siae, la Società italiana degli autori ed editori, nelle cui casse sono entrati circa 120 milioni di euro l'anno nell'ultimo triennio 2023-2025, a fronte di un picco di circa 150 milioni nel biennio precedente, sul piede di guerra le principali associazioni dell’Ict (tecnologie dell'informazione e della comunicazione).

 

google cloud

E in Confindustria si è addirittura creata una spaccatura totale sulla questione: se da un lato Confindustria Cultura (la federazione che riunisce le imprese produttrici di contenuti culturali) plaude al provvedimento, Anitec-Assinform (l’associazione che raggruppa le imprese Ict e dell’elettronica di consumo) considera le misure anacronistiche e pericolose […]

 

L’Associazione è preoccupata, oltre che dalla questione del cloud storage, anche per l’aumento generalizzato delle tariffe per la copia privata che dovrebbe essere di circa il 20%, “misure che rischiano di tradursi in nuovi costi per cittadini e imprese e di incidere sull’attrattività del mercato italiano per gli operatori tecnologici”.

 

[…]

 

 

cloud italia

Il primo dei rischi messi nero su bianco riguarda la doppia imposizione lungo la filiera: di fatto “chi ha già versato il compenso su supporti e dispositivi di storage rischia di subire un ulteriore prelievo, questa volta mensile e cumulativo, per la mera disponibilità di spazio cloud”.

 

Riguardo all’applicazione delle tariffe ai servizi cloud B2B “non è riconducibile alla copia privata di opere protette” e dunque sarebbe “indiscriminata” mettendo a rischio lo storage usato da imprese e pubbliche amministrazioni per backup, continuità, operativa, compliance, elaborazione dati e sicurezza.

 

alessandro giuli

E, ancora, “gli oneri di compliance e rendicontazione sono sproporzionati” e avranno “un impatto particolarmente gravoso per pmi e operatori nazionali”. Per non parlare delle “distorsioni concorrenziali” e del “rischio di penalizzazione degli operatori con sede operativa in Italia, a vantaggio di grandi piattaforme internazionali difficilmente raggiungibili dal meccanismo di controllo e prelievo”.

 

“Siamo sconcertati: le anticipazioni di agosto vengono confermate senza modifiche sostanziali. Nel momento in cui timidamente si sta parlando di supportare il cloud nazionale ed europeo, nell’ottica della sovranità digitale, il prelievo sul cloud storage rischia di trasformarsi in una doppia imposizione e in un freno agli investimenti digitali italiani”, commenta il presidente di Aiip Giuliano Claudio Peritore.

 

E la presidente di Assintel Paola Generali evidenzia che “colpire indiscriminatamente lo storage cloud significa introdurre un onere parafiscale su un’infrastruttura abilitante per competitività e innovazione. È una misura incoerente con le politiche di digitalizzazione e con la Strategia Cloud, e rischia di aggravare i costi per imprese e professionisti”.

 

[…]

 

alessandro giuli

Sul fronte aziende è Google a lanciare per prima l’allarme: "Sembrava una proposta senza alcuna base invece l'hanno approvata davvero: il ministero della Cultura ha deciso che i cittadini italiani dovranno pagare la cosiddetta 'copia privata' anche sullo spazio cloud.

 

Anche quando quello spazio è gratuito. E persino quando quello spazio non è utilizzato. Solo perché esiste e quindi potrebbe in teoria essere usato per caricarci una canzone piratata.

 

L'Italia è il primo paese al mondo a fare questa scelta, ed è davvero triste avere questo primato”, commenta sul suo profilo Linkedin Diego Ciulli, head of Government affairs and Public policy di Google Italia.

 

“È una decisione contro tutte le evidenze che mostrano che le persone sul cloud caricano le proprie foto, i propri documenti, non i contenuti protetti da diritto d'autore che negli ultimi anni la fruizione di contenuti legali in streaming è cresciuta costantemente.

 

E soprattutto, che la copia privata viene già pagata quando si acquista un telefono o un computer. E non è possibile accedere al cloud senza un dispositivo”.

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