FINMECCANICA? E’ COSA NOSTRA! - A INGUAIARE ANCORA DI PIÙ ORSI POTREBBE ESSERCI L’INCONTRO DEL 2009 IN ANGOLA, E AL QUALE PARTECIPÒ L’AGUSTA WESTLAND E ANCHE TUCCILLO DI FINMECCANICA - “GUEST STAR” DI QUELLA RIUNIONE ERA IL GALANTUOMO ROBERT VON PALACE KOLBATSCHENKO, NOME D’ARTE DEL BOSS DI COSA NOSTRA VITO PALAZZOLO RICERCATO DA DECENNI DALLE AUTORITÀ ITALIANE E DALL’INTERPOL - TUCCILLO DICE DI AVER AVVERTITO IL SUO GRUPPO DELL’IDENTITÀ DEL MEDIATORE…

Massimo Martinelli per "Il Messaggero"

L'incontro che potrebbe inguaiare ancora Giuseppe Orsi avvenne a Luanda, capitale dell'Angola. La data è settembre del 2009; i dettagli finiranno in un verbale della procura di Palermo tra poco meno di una settimana, raccontati da un nuovo supertestimone. Perché in quella cittadina sulla costa atlantica, l'allora viceministro allo Sviluppo Economico Adolfo Urso organizzò una spedizione di imprenditori italiani per promuovere le attività del nostro paese in Africa Centrale; e insieme ad almeno ottanta operatori italiani, si presentarono anche gli uomini di Finmeccanica e di Agusta Westland.

Per il colosso di piazza Montegrappa, all'epoca presieduto da Pierfrancesco Guarguaglini, arrivò Francesco Maria Tuccillo, responsabile di Finmeccanica per l'Africa meridionale; per Agusta si presentò invece Patrick Chabrat, responsabile vendite per l'area sub-sahariana. Chabrat arrivò con un aereo privato, in compagnia di un uomo che sembrava rispettato e benvoluto da tutti. Distribuiva biglietti da visita che indicavano un nome colorito, Robert von Palace Kolbatschenko. Ma quando firmava i documenti utilizzava la calligrafia di Vito Palazzolo, il boss di Cosa Nostra ricercato da decenni dalle autorità italiane e dall'Interpol.

Secondo indiscrezioni, uno di quei biglietti da visita finì nelle mani di Francesco Maria Tuccillo, che sul momento pensò di avere a che fare con un potente mediatore d'affari, salvo poi scoprire che quel nome era lo pseudonimo con il quale il boss siciliano, considerato da sempre il cassiere dei Corleonesi di Totò Riina, si era ricostruito un'identità.

Di tutto questo si parlerà nei prossimi giorni a Palermo, dove i magistrati hanno convocato Tuccillo per saperne di più sulle coperture e sugli eventuali appoggi che Agusta avrebbe potuto garantire a Palazzolo, finito poi in manette solo nelle scorse settimane a Bangkok, dove si era spostato subito dopo l'avvio delle indagini napoletane sulle presunte tangenti di Agusta pagate in India. Il più interessato sarebbe il pm palermitano Gaetano Paci, che si è già occupato di un'altra «missione» di Palazzolo in Angola, quando la Guardia di Finanza intercettò il suo telefono e le sue email mentre organizzava un incontro fra una delegazione di imprenditori italiani ed esponenti del governo angolano.

Era il 2004 e quella volta a presiedere il comitato partito da Roma ci sarebbe stato l'ex giornalista Rai Alberto Michelini, per conto dell'ex premier Berlusconi. Le indagini accertarono che i politici italiani erano all'oscuro della vera identità di quel mediatore, ma Paci aprì comunque un fascicolo che successivamente fu archiviato «in conseguenza della mancata collaborazione dei paesi interessati».

In realtà Tuccillo ha già raccontato un pezzo della sua storia ai magistrati partenopei, nell'ambito della stessa indagine per corruzione internazionale che è partita dalle dichiarazioni di Lorenzo Borgogni, per poi incrociarsi con l'inchiesta della procura milanese sulla gestione dei fondi pubblici della Lega da parte di Francesco Belsito, l'ormai ex cassiere del partito.

A loro Tuccillo aveva raccontato di aver provato ad avvisare i vertici di Finmeccanica delle amicizie pericolose del manager Agusta, anche mostrando «Mafia Pulita», in libro scritto da Elio Veltri e Antonio Laudati, che dedica un intero capitolo agli affari in Africa di Vito Palazzolo e che, soprattutto, indica lo stesso nome, Robert von Palace Kolbatschenko, stampato sul biglietto da visita che gli era stato consegnato a Luanda. Nella stessa occasione, secondo indiscrezioni, Tuccillo aveva raccontato quello che aveva appreso muovendosi tra il Kenia, la Tanzania, l'Angola e il Congo belga, dove si era imbattuto nelle voci sui sistemi di riciclaggio del denaro sporco che alimentano tuttora le indagini della procura di Milano sulla Lega Nord.

Le stesse informazioni sono finite anche nei faldoni della procura di Milano, che sta cercando di fare luce sui reali motivi che indussero la Fbme Bank ltd in Tanzania a rifiutare i quattro milioni e mezzo di euro che Francesco Belsito voleva investire in quel paese. I soldi, come risulta dal rapporto dei Carabinieri del Noe sugli affari di Belsito, vennero congelati e dopo qualche settimana furono rimandati alla banca di provenienza, la Banca Aletti di Milano, con una motivazione che fece mutare l'atteggiamento dei vertici dell'istituto nei confronti di Stefano Bonet, l'imprenditore che sperava di prendere appalti in Fincantieri grazie all'appoggio dello stesso Belsito. Lo spiega lo stesso Bonet, in un'intercettazione telefonica nella quale si lamenta con una sua collaboratrice di essere considerato quasi «un riciclatore» di denaro sporco, per quell'operazione da quattro milioni e mezzo che aveva messo in piedi su richiesta del cassiere della Lega.

Il filone di indagine che parte dalla dichiarazioni di Tuccillo potrebbe arricchirsi di nuovi capitoli, che riguardano la vendita di elicotteri Agusta a paesi africani come il Darfur e il Sudan, che all'epoca erano nella black list del ministero della Difesa per le forniture militari. L'ipotesi investigativa è che lo stesso Vito Palazzolo, che godeva di un certo prestigio in Sudafrica, avesse organizzato una sorta di triangolazione che consentiva di esportare elicotteri a Città del Capo per poi rispedirli in Darfur e Sudan attraverso una società di manutenzione costituita ad hoc, all'interno della quale avrebbero operato anche personaggi legati alla criminalità organizzata.


2- LETTERA DI ALBERTO MICHELINI
Caro Direttore, 

Massimo Martinelli su Il Messaggero.it in un articolo su Agusta in Angola nel 2009 riprende una falsa notizia rilanciata da Repubblica a novembre dello scorso anno, da me smentita, che mi perseguita da alcuni anni. 
 In sintesi, come Rappresentante Personale del Primo Ministro per il G8-Africa avrei guidato una delegazione in Angola alla quale avrebbe partecipato l'allora latitante Palazzolo.

Non e' così, non sapevo neanche dell'esistenza di Palazzolo ( latitante in Sud Africa ) e il PM Paci, della Procura di Palermo, che ho incontrato, conosce molto bene la vicenda. 
 Andai in Angola per incontri istituzionali incontrando diversi ministri del Governo di Luanda. Non ho incontrato nessun italiano, a parte l'Ambasciatore italiano, ne' tanto meno questo Palazzolo, 

Mi dispiace seccarti con questa mail, ma l'unica mia risorsa e' la mia buona fama e la mia credibilità. Immagina il mio stato d'animo quando vidi su Repubblica la mia foto con il titolo che diceva che avevo guidato una delegazione del Governo italiano con il cassiere di Totò Riina!. Il collega di Repubblica si scuso' molto imbarazzato, consapevole di aver preso un abbaglio, ma il danno era ormai fatto!

Non vorrei che la notizia, come ha fatto Martinelli ricordando la missione del 2004, data l'attualita' della vicenda Orsi, continuasse a circolare nonostante la sua assoluta falsità.

Ringraziando, ti saluto cordialmente. 

Alberto Michelini

 

 

Giuseppe-Orsipalazzolo-agustaELICOTTERO AGUSTA WESTLAND Lorenzo Borgogni ALBERTO MICHELINI E SIGNORA STEFANO BONETFRANCESCO BELSITO

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