atlante fondo banca

MANCO’ IL CULO, NON L’ONORE – IL FONDO ATLANTE IN UN VICOLO CIECO, PENATI SI SFOGA ED ACCUSA LE BANCHE FINANZIATRICI: SVALUTARE LA PARTECIPAZIONE E’ MIOPE – “L’AUMENTO MONTEPASCHI PENSATO MALE E GESTITO PEGGIO” – GLI ISTITUTI FALLITI E LE DUE VENETE SONO “HORROR STORY”

 

Andrea Greco e Vittoria Puledda per la Repubblica

 

alessandro penatialessandro penati

Il malumore che da mesi serpeggia tra il gestore del fondo Atlante i suoi principali soci (il consesso delle banche italiane) emerge nell’ora dei primi bilanci. «Pensavo che potesse nascere in Italia un mercato degli Npl. Ora, dopo sei mesi, sono scettico», ha detto, in una disamina amara e in parte risentita l’economista milanese a un convegno sulle garanzie immobiliari. Un fondo nato «sull’emergenza » della quotazione della Popolare di Vicenza, dove Atlante ha evitato effetti contagio e che «lo spread volasse a 500 punti», con un copione poi replicato in Veneto banca. Ereditando due banche in situazione praticamente fallimentare («I numeri erano da libro dei sogni, ridicoli») e ancora adesso «in situazioni disastrose ». 

 

FONDO ATLANTE 1FONDO ATLANTE 1

Archiviata la vicenda Mps — dove Atlante avrebbe dovuto realizzare «la più grande cartolarizzazione d’Europa» — per il flop dell’aumento di capitale «pensato male e gestito peggio», Penati ricorda le tante «horror story» recenti (le due venete, ma anche le quattro banche in risoluzione) e punta al prossimo traguardo: il nuovo piano industriale per Vicenza e Veneto banca, la fusione tra le due, l’aumento di capitale che, per la prima volta in via ufficiale, apre alla possibilità di un intervento dello stato «con una ricapitalizzazione precauzionale, quindi temporanea e di minoranza, per permettere di eseguire il piano e dare le garanzie alla Bce».

 

L'iceberg della Monte dei Paschi di SienaL'iceberg della Monte dei Paschi di Siena

Il quadro preciso arriverà entro fine mese con il piano, e in settembre si realizzerà la fusione. Nel mezzo, ragionevolmente, la ricapitalizzazione. Che vedrà l’ingresso dello Stato, e dunque la conversione in azioni dei bond subordinati (circa un miliardo degli istituzionali, mentre i 200 milioni del pubblico dovrebbero essere esclusi). Per Atlante l’obiettivo è restare comunque in maggioranza, sopra il 50%. Così Atlante investirà le risorse residue, che dovrebbero essere ormai circa 1,5 miliardi, per impedire l’azzeramento di quanto già investito nelle due banche (quasi 3,5 miliardi).

veneto  banca assemblea sociveneto banca assemblea soci

 

«Adesso presentiamo un piano con cui facciamo le ristrutturazioni, due pulizie totali, le portiamo in tre anni ad avere ratio che saranno i migliori d’Italia, e facciamo una fusione », ha detto, sottolineando l’ottimo lavoro svolto dall’attuale capoazienda Fabrizio Viola. La struttura che Penati avrebbe in mente prevede la creazione di una bad bank con i prestiti in difficoltà (non solo sofferenze) e scissione dalla banca “sana”. Accantonato il «difetto di fabbrica » di Atlante, di aver pensato a una soluzione definitiva, ora il Fondo farà due-tre operazioni mirate e poi basta: «Atlante si ferma qui», annuncia Penati. Altre iniziative saranno possibili con Quaestio.

FABRIZIO VIOLAFABRIZIO VIOLA

 

Ben diversi erano stati i toni dell’economista il 29 aprile scorso, quando si presentò a un centinaio di investitori e operatori tutt’orecchi. Nei numeri allora forniti si parlava di un rendimento di «circa il 6% per anno», anche se Penati aggiunse che «sulla parte azionaria il rendimento sarà molto più alto, il 15% minimo ». Con taglio professorale, l’economista- gestore era sembrato a molti mettersi in cattedra, tratteggiando i banchieri come ignavi sacerdoti di un settore opaco e inefficiente che sedeva su 90 miliardi di sofferenze. «L’infanzia di un mercato», quello della gestione di crediti difficili a cui il Atlante avrebbe dovuto «fare l’elettrochoc » con uno spirito «simile a quello usato dalla World Bank che si finanzia sul mercato per fare opere utili».

 

Banca IntesaBanca Intesa

I veri bilanci andranno fatti nel 2021, perché Atlante ha durata di 5 anni. Ma è un fatto che la chiamata fondi di Atlante 2 da sei mesi incassa solenni “no grazie”, così come sono un fatto le svalutazioni che i grandi quotisti stanno annunciando. Intesa Sanpaolo ha ridotto del 27% il valore della partecipazione (pari a 227 milioni di perdite nel 2016), Banco Bpm si appresterebbe a far lo stesso con i suoi 150 milioni, e così le altre: la linea passata tra gli istituti sembra sia un taglio del 30%.

giuseppe guzzettigiuseppe guzzetti

 

«Questa cosa della svalutazione mi fa imbestialire — ha commentato Penati — investi in una banca fallita e poi dopo sei mesi svaluti. Vediamo tra tre anni quanto vale. C’è una lungimiranza pari a zero». Unicredit, poco curante degli strali (o forse perché ha in corso un aumento da 13 miliardi, che esorta a fare pulizia con più vigore) ha svalutato gli 845 milioni già versati di circa un 60%.

 

Le Fondazioni per ora non svalutano, ma non sono quotate, e il loro dominus Giuseppe Guzzetti è il grande nume di Atlante (e tramite Cariplo socio anche di Quaestio). Guzzetti si è già detto «pentito», per «uno strumento buono lasciato al suo destino». Cosa è andato storto se nove mesi dopo i toni sono cupi e Atlante difende coi denti l’unico investimento nelle malmesse banche venete?

alberto nagel  alberto nagel

 

Certo la potenza di fuoco ridotta, che fa litigare Penati e i quotisti da mesi, è un fattore. Nelle riunioni preparatorie della primavera scorsa, al Tesoro, si parlava di Atlante come del «Tarp italiano »; ma già allora l’ad di Mediobanca Alberto Nagel fece notare che gli Usa nel piano di rilancio della finanza avevano profuso 700 miliardi, non 5 (ieri Penati ha detto che con altri 4 miliardi avrebbe risolto tutti i problemi bancari italiani).

 

Poi ci sono stati i fattori esogeni, che nel presentare il progetto Penati disse «cruciali per il successo dell’operazione », indicandone quattro. Il primo era la velocizzazione delle procedure di recupero crediti: la misura del governo c’è stata, ma gli effetti tardano. Il secondo era la capacità delle banche di «tornare rapidamente alla redditività operativa»: ma il 2016 è stato un altro anno di penitenza. Il terzo, «l’assenza di choc negativi nei prossimi due anni»: ma tra Brexit, voto no al referendum con caduta del governo Renzi, statalizzazione Mps, Pil fiacco e rialzo dello spread, non ci siamo. Il quarto era «un po’ di fortuna».

 

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