giuseppe conte roberto gualtieri euro tasse

DIAMO I NUMERI – LA MANOVRA ANTI-CRISI IN TOTALE POTREBBE ARRIVARE A 155 MILIARDI E IL DEBITO PUBBLICO È DESTINATO A SCHIZZARE (ANCHE E SOPRATTUTTO PER IL TRACOLLO DEL PIL) AL 155,6 PER CENTO. LIVELLI MAI VISTI – DALL’EUROPA POTREBBERO ARRIVARE 40 MILIARDI GIÀ NEL 2020 CON IL “PONTE” AL RECOVERY FUND. MA NON SI SA ANCORA SE SARANNO SOLDI A FONDO PERDUTO O PRESTITI, COME VOGLIONO I PAESI DEL NORD (SAPPIAMO GIÀ COME ANDRÀ A FINIRE)

1 – IL VIRUS TAGLIA IL PIL MANOVRA ANTI CRISI FINO A 155 MILIARDI

Luca Cifoni per “il Messaggero”

 

giuseppe conte roberto gualtieri

Un cigno nero che si è manifestato proprio mentre l'economia italiana stava dando segni di miglioramento e il deficit di bilancio era in sensibile riduzione grazie all'aumento delle entrate fiscali. Così viene presentata l'epidemia di coronavirus nel Documento di economia e finanza. Ma soprattutto di questi tempi l'analisi del ministero dell'Economia non può guardare indietro, ad una fase che ormai sembra lontanissima.

chiusi per virus

 

E quindi il documento contiene oltre alla fotografia della situazione, con Pil in caduta libera ed esplosione del deficit, anche indicazioni per l'uscita dall'emergenza. Ma c'è pure l'ipotesi di una recrudescenza del coronavirus in autunno: se il cigno diventasse ancora più nero sarebbero inevitabili altre chiusure ed ulteriori effetti negativi per l'economia.

 

IL PICCO

ROBERTO GUALTIERI AKA MAO TSE TUNG

Il Def conferma che anche quella italiana sarà una recessione a V: dopo la «netta flessione» della prima metà dell'anno (il picco negativo dovrebbe essere raggiunto in questi giorni) l'attività produttiva potrebbe avere una «ripresa abbastanza rapida». Finora, come ci si attendeva, i settori più colpiti sono stati il turismo, il commercio al dettaglio, l'intrattenimento e i servizi alla persona, mentre hanno tenuto ad esempio il chimico ed il farmaceutico.

 

fabbrica coronavirus 4

Alla fine di quest'anno il crollo del Pil in termini reali, per effetto della caduta del commercio internazionale e del lockdown, sarà dell'8 per cento (contro un +0,6 prevedibile nello scenario ante-Covid) mentre l'anno prossimo si avrebbe un recupero del 4,7 per cento. Tuttavia questo rimbalzo non permetterebbe di tornare ai livelli del 2019. L'economia che affonda porta con sé automaticamente, al di là delle misure attuate dal governo, un peggioramento dei conti pubblici, perché si riducono le entrate pubbliche e aumentano le spese.

recessione coronavirus

 

Ecco dunque che il rapporto deficit/Pil, proiettato fino a febbraio all'1,8 per cento (dopo l'ottimo 1,6 del 2019) si appesantirà di 4,1 punti di prodotto: aggiungendo anche l'effetto delle misure già in vigore del decreto Cura-Italia (1,2) si arriva al 7,1% di disavanzo tendenziale in rapporto al Pil. Questo è lo stato attuale della situazione, ma il governo naturalmente è al lavoro sul prossimo provvedimento.

 

roberto gualtieri si congratula con giuseppe conte per l'informativa sul mes

Per finanziarlo, verrà chiesto al Parlamento un ulteriore scostamento dagli obiettivi di bilancio pari a 55 miliardi, ovvero il 3,3 per cento del Pil. In questo modo il deficit si dilaterebbe fino al 10,4 per cento del prodotto. Ma come spiegato dallo stesso ministro Gualtieri la potenza di fuoco del nuovo decreto sarebbe maggiore, includendo nel conto risorse che - salvo verifica con Eurostat - non impatteranno sull'indebitamento netto (il deficit rilevante in base alle regole europee) ma solo sul cosiddetto saldo netto da finanziare: rientrano in questa voce 12 miliardi per accelerare il pagamento dei debiti della Pa, circa 30 di ulteriori garanzie per la liquidità alle imprese e 50 di dote a Cdp, sempre per il sostegno al mondo produttivo. Il totale - tutto compreso - tocca i 155 miliardi.

RECESSIONE 1

 

Di sicuro però un effetto ci sarà sul debito pubblico destinato, anche per la contrazione del Pil nominale, a schizzare al 155,7 per cento del prodotto a fine anno, per poi ripiegare al 152,7 nel 2021. Un livello mai raggiunto in precedenza, che il governo vuole riportare verso la media dell'area dell'euro nel prossimo decennio. Per riuscirci conta oltre che su «congrui» avanzi primari (saldi positivi di bilancio senza considerare gli interessi sul debito) anche sul rilancio degli investimenti (grazie a interventi di semplificazione) che dovrebbero a loro volta spingere l'economia. Senza però «misure restrittive di politica economica» che «sarebbero controproducenti».

 

IL LOCKDOWN

coronavirus mercati 3

Tutte le stime del Def si basano sull'ipotesi di una ripresa dell'attività produttiva; ma se ci fosse una ripresa dei contagi a ottobre-novembre, la nuova fase di lockdown a livello nazionale e internazionale costerebbe un altro 2,7% di decrescita quest'anno (il calo sarebbe quindi oltre il 10) e un 2,4% il prossimo. Il metro di misura già usato per valutare quanto successo a marzo-aprile è drammaticamente semplice: ogni settimana di chiusura produttiva comporta tre quarti di punto di Pil in meno.

 

2 – SCATTA IL FONDO RICOSTRUZIONE IN ESTATE 40 MILIARDI ALL'ITALIA

Alberto D’Argenio per “la Repubblica”

 

roberto gualtieri giuseppe conte 1

Arriveranno già in estate i primi miliardi del Recovery Fund europeo. Ne è convinto il governo italiano, che punta a mettere le mani su una quarantina di miliardi raccolti dai bond Ue senza aspettare il 2021. Lo confermano fonti europee concordanti, spiegando che si lavora al piano. Intanto l' 8 maggio l' Eurogruppo darà il via libera finale al Mes senza austerità. A quel punto il governo dovrà decidere se utilizzare i 36 miliardi per l' Italia. Ai primi di giugno, invece, scatterà "Sure", il programma da 100 miliardi lanciato a Bruxelles da Paolo Gentiloni per finanziare le casse integrazioni nazionali: per l' Italia ci sarebbero fino a 20 miliardi che il governo è orientato a sfruttare.

giuseppe conte e ursula von der leyen a bruxelles

 

Giovedì i leader hanno approvato il pacchetto da 540 miliardi per la risposta immediata al Covid-19: 200 miliardi per le imprese dalla Bei, 240 miliardi del nuovo Mes e i 100 di "Sure". Inoltre i capi di Stato e di governo, dopo settimane di scontri, hanno trovato il primo accordo sul Recovery Fund. Si tratta del Fondo per la ripresa a lungo termine gestito dalla Commissione europea e finanziato con bond Ue per evitare che i Paesi più indebitati - con meno margine di spesa - sprofondino sotto la crisi economica.

 

PEDRO SANCHEZ GIUSEPPE CONTE

Su mandato del Consiglio europeo, Ursula von der Leyen presenterà la proposta sul Fondo e sul nuovo bilancio Ue 2021-2027 entro metà maggio. Quindi toccherà ai ministri delle Finanze limare i testi della Commissione e infine saranno i leader, a giugno, a esprimersi per il via libera finale. Il tutto nella migliore delle ipotesi, al netto di nuovi scontri negoziali. Si tratterebbe di un piano da 1.000-1.500 miliardi extra che si sommeranno al normale bilancio dell' Unione per il 2021-2027 il cui valore, come d' abitudine, a sua volta si aggirerà intorno ai 1.000 miliardi.

 

CONTE MERKEL SANCHEZ MACRON

Nelle ultime battute del vertice di giovedì, Giuseppe Conte ha convinto i partner a lanciare il Fondo «urgentemente ». Avverbio poi pronunciato in conferenza stampa dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Tra incognite negoziali, ratifiche dei parlamenti nazionali e il fatto che gli "Ursula Bond" dovranno essere garantiti dal nuovo bilancio Ue, il meccanismo entrerà in funzione solo a gennaio 2021. E allora per gli italiani «urgentemente» significa lavorare a un "ponte" per far partire il Recovery Fund già in estate, slegandolo dal budget 2021-2027.

giuseppe conte roberto gualtieri 7

 

Fonti europee spiegano che al vertice diversi leader hanno appoggiato l' idea. E nessuno l' ha contrastata apertamente. Tanto che, giurano a Bruxelles, von der Leyen nella proposta di maggio inserirà anche questo "bridge": proporrà di lanciare subito il Fondo che andrà sui mercati grazie a garanzie extra degli Stati, per poi farlo confluire da gennaio nel nuovo meccanismo garantito dal bilancio Ue. Roma spera di incassare fino a 40 miliardi già nel 2020.

 

ursula von der leyen

Restano le incognite, visto che un irrigidimento dei nordici sul "ponte" è sempre possibile. Così come non mancheranno i litigi tra partner su quanti dei 1.000 miliardi andranno versati ai Paesi più colpiti dalla crisi sotto forma di sussidi a fondo perduto e quanti, invece, come prestiti.

 

Giovedì nel chiuso del vertice solo l' olandese Rutte e lo svedese Lovfen si sono detti contrari agli aiuti gratis. Più aperti gli altri nordici, compresa Merkel. Prima che si chiuda sul Fondo, saranno operativi gli altri strumenti anti-crisi.

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