MARPIONNE FELIX - CONSULTA E BOLDRINI LO SBATTONO AL MURO E L’AMERIKANO ATTENDE SOLO CHE LO STATO LO CACCI DALL’ITALIA

Paolo Griseri per "la Repubblica"

Due colpi in due giorni, alla vigilia della fase più delicata della vita della Fiat. Per i vertici del Lingotto il combinato disposto della sconfitta sancita mercoledì dalla Corte Costituzionale e della lezione sui diritti dei lavoratori impartita ieri dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini, è un boccone assai amaro.

È come se in poche ore fossero venuti a galla i limiti di una strategia di rapporti con i sindacati e l'opinione pubblica che fino alla settimana scorsa a Torino consideravano vincenti. Ieri sera a Milano, alla presentazione della due nuove versioni della 500L (Leaving e Trekking) Sergio Marchionne non si è presentato, «trattenuto a Torino da altri impegni», come spiegava una fonte ufficiale.

Analogamente, «impegni istituzionali già in agenda purtroppo non mi consentono di accogliere l'invito», come spiega nella sua lettera a Marchionne Laura Boldrini per declinare la proposta di partecipare alla presentazione del nuovo Ducato nello stabilimento Fiat di Atessa il 9 luglio prossimo. Così, nell'estate in cui si potrebbe capire quale sarà il destino della Fiat in Italia, polemiche e imbarazzo tengono la scena.

Il no di Boldrini era quasi obbligato anche prima del pronunciamento della Consulta: l'invito a visitare gli stabilimenti le era giunto da un Marchionne polemico per la scelta del Presidente della Camera di incontrare Landini, leader di «un sindacato che ha una rappresentatività molto limitata». Frase assai infelice perché è piuttosto irrituale che sia l'ad del Lingotto a dettare o anche solo a commentare l'agenda degli incontri del Presidente della Camera.

A maggior ragione dopo che la Corte Costituzionale ha spiegato, con l'ordinanza di martedì, che quella rappresentanza è limitata delle regole che ha imposto la Fiat e che si basano su un articolo di legge certamente in vigore ma ormai giudicato anticostituzionale. L'ingorgo è così completo. In queste settimane Marchionne ha lavorato con impegno per offrire della Fiat l'immagine di un'azienda con un ottimo rapporto con i dipendenti. Ha visitato Pomigliano nei giorni delle polemiche roventi sui sabati di lavoro, visita immortalata nelle fotografie con le tute blu sorridenti.

Altrettanto ha fatto mercoledì alla Maserati di Grugliasco, nelle stesse ore in cui la Corte Costituzionale rendeva noto il suo verdetto. La lettera di Laura Boldrini dice che la Presidente non intende entrare ad Atessa in quelle fotografie non certo perché non sia apprezzabile lo sforzo della Fiat per mantenere aperti gli stabilimenti italiani.

Ma perché quelle fotografie di maestranze sorridenti diventeranno più credibili quando non saranno più giocate contro quella che è considerata la parte cattiva dell'organico, quella che aderisce a un sindacato che l'azienda considera ufficialmente avversario (in questo specularmente ricambiata) al punto da tenere i suoi iscritti fuori dalla fabbrica di Pomigliano.

Quando Boldrini accenna alla «gara al ribasso sui diritti del lavoro» segnala che questo modo di concepire i rapporti in azienda non è accettabile in un Paese occidentale. Dove non è possibile che il singolo individuo, per il solo fatto di avere in tasca una tessera sindacale, abbia più difficoltà di altri a lavorare. Il vicolo cieco è la conclusione di un progetto durato tre anni, da quando l'ad del Lingotto ha scelto lo scontro con la Fiom nella speranza di convincerla ad assumersi la responsabilità di rispettare anche gli accordi che non condivide, per quanto approvati a maggioranza.

Obiettivo lecito ma perseguito inseguendo il sogno di una fabbrica "defiomizzata". Ora a Torino si rendono conto che quel sogno, antica chimera nella concezione dei responsabili delle relazioni industriali Fiat del Novecento, non è realizzabile. In due giorni quella speranza è andata in frantumi. Fiat e Fiom dovranno giocoforza trovare un modo di confrontarsi. Sarà difficile tornare al periodo 2005-2007 quando un altro Presidente della
Camera di sinistra, Fausto Bertinotti, aveva definito Marchionne «un borghese buono».

Ma non è obbligatorio continuare a combattere all'ultimo sangue come i dinosauri sulla spiaggia. «Regole chiare e certe », chiede in queste ore anche la Fiat per risolvere il rebus della rappresentanza in fabbrica. Una proposta di legge sull'argomento è già stata calendarizzata: è stata presentata da Giorgio Airaudo, oggi deputato, ex sindacalista della Fiom, forse quello che più di altri ha provato negli anni a non interrompere il dialogo con Marchionne. Un'altra proposta è quella annunciata da Cesare Damiano, ex ministro del lavoro anche lui ex segretario della Fiom. Un segno del destino?

 

SERGIO MARCHIONNE LAURA BOLDRINI consultapomiglian oPOMIGLIANO - FIATFAUSTO BERTINOTTI

Ultimi Dagoreport

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - UNA VOLTA DIVENTATA “INAFFIDABILE”, AGLI OCCHI DI TRUMP A COSA PUÒ SERVIRE GIORGIA MELONI? A NIENTE, QUINDI PUÒ TORNARE A LEGGERE TOLKIEN AI GIARDINETTI DI COLLE OPPIO – PAOLINO MIELI A “OTTO E MEZZO” LANCIA LA BOMBA DOPO LO SCAZZO ROMA-WASHINGTON: “C’È UNA CERTEZZA DI VENDETTA. È QUALCOSA DI ANALOGO DEL SIGONELLA DI CRAXI. TRUMP SE LA LEGHERÀ AL DITO. A CRAXI LA FECERO PAGARE IN MANIERA DEFINITIVA. A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” – COSA E QUANTO RISCHIA DAVVERO LA  SORA GIORGIA? PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO, BEGONA, A CUI È STATO RITIRATO ANCHE IL PASSAPORTO…

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…