MICROSOFT NELLA BALLMER-DA - L’AZIENDA DI BILL GATES GALLEGGIA ORMAI IN SERIE B - PER SILICON VALLEY, E’UN RELITTO DEL PASSATO CHE TENTA DI FARSI STRADA COPIANDO I PRODOTTI DEL FUTURO - CERCASI VISIONARIO

Mattia Ferraresi per Il Foglio

Quando ieri mattina Steve Ballmer ha annunciato che entro dodici mesi lascerà la guida di Microsoft il titolo dell'azienda è cresciuto immediatamente del 7 per cento, non un grosso attestato di stima da parte del mercato per il manager che è stato al timone della compagnia per tredici, complicatissimi anni.

I più cinici hanno notato che l'annuncio delle dimissioni vale, per Ballmer, 769 milioni di dollari, e porta il valore del suo pacchetto di azioni a circa 11 miliardi e mezzo. Il suo patrimonio ammonta a circa 15 miliardi. Niente male. Ma nella dipartita del primo manager assunto da Bill Gates - era il 1980, uno era un imprenditore visionario, l'altro un laureato in matematica ad Harvard in fase di specializzazione a Stanford - c'è più del micragnoso conteggio della liquidazione, perché Ballmer è stato il traghettatore di Microsoft nell'éra in cui l'impero di Windows è passato da dominatore assoluto dell'immaginario tecnologico collettivo a inseguitore di ragazzini in infradito che facevano cose meravigliosamente cool.

Ballmer ha il merito storico di aver organizzato una controrivoluzione in un'azienda che si era adagiata su un business model improvvisamente scalzato dal futuro. Ha tenuto il punto, Ballmer. Certo, quando è stato nominato Ceo di Microsoft, alla fine del 1999, l'azienda valeva 600 milioni di dollari, oggi ne vale 270, e anche per questo il timoniere aveva ordinato a luglio una profonda ristrutturazione dell'organigramma, che riflette il passaggio - che qualcun altro dovrà completare - del core business dal software al settore "devices and services".

"Non c'è mai un momento perfetto per questo tipo di transizioni - ha scritto Ballmer - ma questo è il momento giusto. Abbiamo avviato una nuova strategia e abbiamo un grande team di manager. La mia idea originaria era quella di ritirarmi nel mezzo della transizione verso una compagnia ‘devices and services'.

Abbiamo bisogno di un Ceo che possa rimanere qui a lungo per questo nuovo progetto". Con Windows Phone e il tablet Surface si è attrezzato in materia di device, seguendo una filosofia della semplificazione antitetica a quella dell'Android di Google, software che, diceva Ballmer, soltanto gli "scienziati dei computer" potevano usare; con Bing è entrato in competizione diretta con Google, anche se i numeri sono imparagonabili; nel frattempo ha continuato a migliorare i prodotti di sempre cercando di contenere i prezzi e ancorandosi più alla sostanza che al brand.

Non ha mai potuto soffrire la logica per cui Apple fa pagare un computer centinaia di dollari più di un altro analogo soltanto perché ha una bella scatola con una mela che s'illumina. I competitor della Silicon Valley hanno sempre risposto con snobistica superiorità alle uscite aggressive di quello che considerano il capo di un'azienda di serie B. Un relitto del passato che tenta di farsi strada copiando i prodotti del futuro.

Una volta il chairman di Google, Eric Schmidt, parlando dei competitor della prossima generazione ha citato soltanto Facebook, Apple e Amazon. Microsoft, ha spiegato, "è una compagnia guidata bene, ma non è stata in grado di sfornare prodotti all'altezza nel campo di cui stiamo parlando".

Gli si devono essere sbiancate le nocche a quel mastino impulsivo di Ballmer, uno che si narra abbia lanciato una sedia nell'ufficio in preda a un accesso d'ira quando uno dei suoi manager gli ha detto che sarebbe passato a Google. Ora, com'è ovvio, parte la grande speculazione su chi prenderà il suo posto, e tutti guardano ai manager che si occupano di device e altri settori più in linea con la nuova vita che Ballmer ha cercato di infondere all'azienda.

Ma il problema è anche filosofico. I capitani delle aziende tech sono demiurghi di idee e visioni dalle quali i prodotti discendono. La stella polare di Amazon è la soddisfazione del consumatore; Apple è ossessionata dalla costruzione del prodotto migliore del mondo: non un buon prodotto né a basso costo, semplicemente il migliore. L'idea dominante di Sergey Brin e Larry Page prescrive di andare oltre l'immaginazione, spezzare l'andamento lineare dell'evoluzione tecnologica e creare qualcosa di completamente nuovo. La Microsoft ha navigato a vista mentre gli altri puntavano dritti alle loro mete. Per il dopo Ballmer, l'azienda ha bisogno di un filosofo.

 

STEVE BALLMER MICROSOFTMICROSOFT SURFACE RTMICROSOFT SURFACE RTBILL GATES MICROSOFTMICROSOFT SMARTWATCHMICROSOFT SURFACE PRO

Ultimi Dagoreport

arianna meloni boccia sangiuliano

DAGOREPORT - IL PROCESSO BOCCIA-SANGIULIANO POTREBBE RISERVARE QUALCHE BRUTTA SORPRESA PER L'ARMATA BRANCA-MELONI: SISTER ARIANNA DOVRÀ RISPONDERE SOTTO GIURAMENTO, COME ‘’PERSONA INFORMATA SUI FATTI’’, NON SOLO ALLE DOMANDE DEI MAGISTRATI MA ANCHE A QUELLE DELLA DIFESA DELLA VISPA POMPEIANA. E BASTA UNA PANZANA E SI FINISCE INDAGATI – L’INCHIESTA DI “REPORT” DEL 2024: ''QUAL È STATO IL RUOLO DELLA CAPA DELLA SEGRETERIA POLITICA DI FDI NELLA MANCATA NOMINA DELLA BOCCIA A CONSULENTE DEL MINISTRO DELLA CULTURA?'' – L’AVVOCATO DI GENNARINO, SICA, AMMISE: "ARIANNA AVEVA SOLO AVVERTITO MOLTO PRIMA SANGIULIANO DI STARE ATTENTO PERCHÉ C’ERANO DELLE VOCI CHE GIRAVANO SU QUESTA PERSONA... E AVEVA RAGIONE. LUI ERA PRESO DALLA RELAZIONE" – PIZZICATA IN VIA DELLA SCROFA, LA SORELLA DELLA DUCETTA LA BUTTO' IN CACIARA: “MA LEI DICE DAVVERO CHE AGLI ITALIANI INTERESSA QUESTO?” – GRAN FINALE COL BOTTO DI “REPORT”: “DA QUELLO CHE CI RISULTA, ARIANNA AVREBBE INCONTRATO SANGIULIANO IL 29 LUGLIO PER AVVISARLO DELLE PERPLESSITÀ SULLA NOMINA DELLA BOCCIA. MA IL MINISTRO AVREBBE TENUTO IL PUNTO PERCHÉ LA SORELLA DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SAREBBE IN CREDITO CON LUI, DOPO LA NOMINA DI FABIO TAGLIAFERRI ALLA PRESIDENZA DI ALES, SOCIETÀ IN HOUSE DEL MINISTERO DELLA CULTURA…” - VIDEO

papa francesco fazzini tornielli

DAGOREPORT - LA CASA EDITRICE DELLA SANTA SEDE ANNUNCIA IN POMPA MAGNA CHE, A NOVEMBRE, USCIRA' "IL DIARIO PERSONALE DI PAPA FRANCESCO", LIBRO CURATO DAL CARDINALE ARGENTINO VICTOR MANUEL FERNANDEZ - DIETRO QUESTA OPERAZIONE, CHE HA IL SAPORE DI UN NUOVO “VATILEAKS” CON PARVENZA ISTITUZIONALE, CI SONO ANDREA TORNIELLI, DIRETTORE EDITORIALE DEL DICASTERO DELLA COMUNICAZIONE VATICANA, E LORENZO FAZZINI, RESPONSABILE DELLA CASA EDITRICE - PROPRIO FAZZINI HA RACCONTATO CHE IL CARDINALE FERNANDEZ AVEVA RICEVUTO DA FRANCESCO UNO SCATOLONE PIENO DI SUE VECCHIE AGENDE. PECCATO CHE IL PONTEFICE ARGENTINO NON TENESSE DIARI PERSONALI E DISTRUGGEVA TUTTA LA CORRISPONDENZA E LA DOCUMENTAZIONE IN ARRIVO, UNA VOLTA EVASA - ALLORA PERCHÉ IL LIBRO È STATO INTITOLATO "IL DIARIO PERSONALE", SE BERGOGLIO UN DIARIO NON LO AVEVA E MANCO LO VOLEVA? IL TUTTO PUZZA DI BIECA OPERAZIONE COMMERCIALE...

leonardo lorenzo mariani francesco macri'

DAGOREPORT – DIN-DON! SAREBBE GIÀ FINITA LA LUNA DI MIELE FRA IL PRESIDENTE DI LEONARDO, FRANCESCO MACRÍ, E L’AMMINISTRATORE DELEGATO LORENZO MARIANI – IL MOTIVO DELLA DISCORDIA TRA MACRÌ, SOLDATO ARETINO DI FDI IN QUOTA DONZELLI, INDICATO DA LOLLOBRIGIDA-CROSETTO, E MARIANI, SOSTENUTO DA FAZZOLARI, ALLA FINE È SEMPRE LO STESSO: IL POTERE DELLE DELEGHE - MARIANI NE DIEDE A MACRÌ UNA LUNGHISSIMA LISTA (RAPPORTI ISTITUZIONALI, LE FONDAZIONI, LA SOSTENIBILITÀ, LA SICUREZZA, LE FILIERE, ETC. ETC.), MA TUTTE GESTITE “CONGIUNTAMENTE CON IL CEO” - E MARIANI, A QUANTO PARE, NON GLI FA TOCCARE PALLA…

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...