donald trump dazi cina

MINACCIARE OGGI PER NEGOZIARE PIÙ FORTE DOMANI – DONALD TRUMP INTIMA AI PAESI BRICS DI NON SOSTENERE UNA VALUTA ALTERNATIVA AL DOLLARO, O VARERÀ DAZI AL 100% - LE “TARIFFS” PER IL TYCOON SONO UN’OSSESSIONE E UN’ARMA DI TRATTATIVA: NE HA MINACCIATE A PIOGGIA CONTRO CINA, MESSICO E CANADA (CHE DA SOLE POTREBBERO VALERE ALMENO 300 MILIARDI), MA SA CHE RISCHIEREBBE UN BOOMERANG SU INFLAZIONE E PIL. LE MINACCE SERVONO COME LEVA PER COSTRINGERE GLI ALTRI STATI A TRATTARE ACCORDI COMMERCIALI…

TRUMP MINACCIA DAZI DEL 100% AI BRICS SE MINANO IL DOLLARO 

donald trump e i dazi contro la cina

(ANSA) - Donald Trump mette in guardia su Truth i Paesi del Brics, tra cui Russia e Cina, dal creare una loro valuta o di sostenerne un'altra in alternativa al dollaro, minacciando altrimenti dazi del 100%. 

 

"L'idea che i paesi Brics - scrive il presidente eletto - stiano cercando di allontanarsi dal dollaro mentre noi restiamo a guardare è finita. Chiediamo a questi paesi di impegnarsi a non creare una nuova valuta Brics né a sostenere un'altra valuta per sostituire il potente dollaro statunitense, altrimenti dovranno affrontare tariffe del 100% e dovranno aspettarsi di dire addio alle vendite nella meravigliosa economia statunitense". "Possono andare a cercare - prosegue - un altro 'fesso'! Non c'è possibilità che i Brics sostituiscano il dollaro statunitense nel commercio internazionale e qualsiasi paese che ci provi dovrebbe dire addio all'America".

 

donald trump justin trudeau

TRUMP E L’ARMA DEI DAZI, MINACCIA GLOBALE O TATTICA NEI NEGOZIATI

Estratto dell’articolo di Luca Veronese e Marco Valsania per “il Sole 24 Ore”

 

[…] Il premier canadese Justin Trudeau è volato, a sorpresa venerdì notte, a Mar-a-Lago in Florida per incontrare Trump nello sforzo di neutralizzare la prima, aggressiva minaccia del presidente eletto: balzelli del 25% contro Ottawa già da gennaio, appena la nuova amministrazione avrà preso possesso della Casa Bianca.

 

Claudia Sheinbaum, la presidente del Messico, ha avuto a sua volta una telefonata «produttiva» con Trump per scongiurare dazi identici. Trump inoltre ha preannunciato tariffe aggiuntive del 10% contro la Cina, che assieme a Messico e Canada è il principale partner nell’interscambio.

 

TRUMP DAZI1

Gli obiettivi dichiarati dal leader Usa mostrano la disinvoltura nel ricorrere ai dazi come fossero sanzioni, e prospettano una nuova era di protezionismo: i Paesi presi di mira sono accusati di non fare abbastanza contro il narcotraffico e l’immigrazione illegale in arrivo negli Usa.

 

Tra i ministri appena scelti dal presidente entrante potrebbero affiorare alcune divergenze. Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha definito i dazi una «escalation per la de-escalation». Molto più aggressivo però Jamieson Greer, indicato come rappresentante commerciale dopo esser stato al fianco di Robert Lighthizer, re delle tariffe della prima amministrazione Trump.

 

donald trump scott bessent

L’influenza della nuova destra populista e nazionalista trova una sponda nel vicepresidente JD Vance e nell’ascesa di figure come Oren Cass con il suo think tank American Compass.

 

[…] Trump ha il potere per procedere: può imporre dazi d’autorità dichiarando un’emergenza nazionale, in base a una legge del 1977; oppure ricorrendo alla Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962 sui pericoli per la sicurezza nazionale; o alla Sezione 301 del Trade Act del 1974 contro le pratiche scorrette di altri Paesi.

 

Potrebbe persino ripescare lo Smoot-Hawley Tariff Act del 1930, che aggravò la Grande Depressione, scagliandosi contro i Paesi sospettati di discriminare i prodotti americani.

Donald Trump Robert Lighthizer

Una corsa ai dazi innescata dalla Casa Bianca è quasi universalmente vista con preoccupazione dagli analisti, per la stessa economia statunitense. Gli studi sulla prima esperienza di Trump hanno mostrato effetti nulli o avversi su produzione e occupazione: dall’acciaio e dall’alluminio, con più posti eliminati nei settori collegati di quanti creati nella siderurgia; alle lavatrici, 1.800 nuovi impieghi al costo, per i consumatori, di oltre 800mila dollari l’uno.

 

E ora cosa potrebbe accadere? Le sole tariffe iniziali in gioco su Messico, Canada e Cina ammontano a quasi 300 miliardi all’anno stando a Goldman Sachs, contro gli 80 miliardi di dollari oggi rastrellati da tutti i dazi Usa in vigore. La Tax Foundation ha pronosticato una riduzione del Pil dello 0,4% e la sparizione di quasi 350mila posti di lavoro anche in assenza di ulteriori rappresaglie.

 

scott bessent 1

Trump oltretutto ha già ipotizzato ulteriori misure, con balzelli fino al 20% su tutte l’import e del 60% sul made in China. Per il Budget Lab di Yale quei dazi su Pechino sommati a un 10% sull’import globale ridurrebbero il Pil Usa tra lo 0,5 e l’1,4% e porterebbero la soglia tariffaria media a livelli da Seconda Guerra Mondiale. Il Peterson Institute aggiunge che dazi sull’import del 20% e sulla Cina al 60% costerebbero alla famiglia media americana oltre 2.600 dollari all’anno in rincari, il 4,1% del potere d’acquisto. La grande incognita è quale seguito Trump darà alle sue minacce.

 

donald trump xi jinping

«Tutto dipenderà da come userà le tariffe: se saranno una leva negoziale oppure avranno valore intrinseco», dice Sean Randolph, direttore del Bay Area Council Economic Institute di San Francisco. Mickey Levy, economista presso la Hoover Institution, vede «contraccolpi negativi dall’aumento dei dazi», anche se Trump potrebbe scegliere una strada meno traumatica di decreti dallo Studio Ovale: inserendo le misure sul commercio - aggiunge Levy - in una vasta legislazione al Congresso, con deregulation e sgravi fiscali, e la possibilità di qualche mediazione.

TRUMP DAZI

 

Scommette su esiti meno traumatici del temuto anche Lucio Miranda, che guida il gruppo di consulenza ad aziende italiane ExportUsa. «Non credo in dazi a pioggia. La Cina sarà nel mirino, ma altrove potrebbero rivelarsi più selettivi», azzarda, riconoscendo tuttavia il desiderio di Trump di dare «nuova forma» al commercio globale e il rischio che il neo presidente americano finisca per «scardinare» un’Europa poco coesa.

scott bessent 2scott bessent 3

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni in sardegna - foto di oggi

FOTO FLASH! - MA CHI E': UNA LONTRA FUORI HABITAT, UN SUB SPAESATO O UN "NAVY SEAL" DELLA GARBATELLA? - IL SETTIMANALE "OGGI" PUBBLICA UNA IMMAGINE "ANFIBIA" DI GIORGIA MELONI CHE, CON I CAPELLI BAGNATI, MASCHERA E BOCCAGLIO, EMERGE MINACCIOSA DALLE ACQUE DELLA SARDEGNA - LA PREMIER NUOTA A PELO D'ACQUA SCRUTANDO L'ORIZZONTE, CON L'OCCHIO DA SQUALETTA COATTA - COSA HA PUNTATO? QUALCHE GIORNALISTA SGRADITO, I SONDAGGI SULLE PROSSIME ELEZIONI O LE TRUPPE BALNEARI DI VANNACCI? AH, SAPERLO...

valter lavitola sigfrido ranucci

DAGOREPORT - SE NON CADONO SULLA FIGA, CADONO SULLA VANITÀ (AL LIMITE DELLA MEGALOMANIA) – A FREGARE RANUCCI È STATO IL SUO EGO. È VERO CHE IL GIP DI ROMA ESCLUDE CATEGORICAMENTE QUALSIASI COINVOLGIMENTO DI SIGFRIDO NELL’ATTENTATO. MA NELL’ORDINANZA CHE HA DISPOSTO IL CARCERE PER LAVITOLA, IL GIUDICE SCRIVE CHIARAMENTE CHE IL GIORNALISTA ERA, SE NON TENTATO, SICURAMENTE LUSINGATO DAL PROGETTO POLITICO DI VALTERINO, CON MIELI E CAPPELLINI COME ADVISOR – QUANDO IL FACCENDIERE GLI GIRA IL FAMIGERATO SONDAGGIO SUI POSSIBILI LEADER DEL "CAMPO LARGO", CHIEDENDOGLI UN’OPINIONE, RANUCCI RISPONDE: “L HO VISTO MA VA INTEGRATO". E DOPO QUALCHE GIORNO MODIFICA LA BOZZA – PERCHÉ LAVITOLA, PRIMA DI ESSERE ARRESTATO, HA RIPETUTO: “SE L’ATTENTATO L’HA FATTO GOMES, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO FARE IO, E SE L’HO FATTO FARE IO, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO D’ACCORDO CON SIGFRIDO”? – NEI GIORNI SUCCESSIVI ALLA PERQUISIZIONE, INTERCETTATO, LAVITOLA SI LASCIA ANDARE ANCHE A UN'ALTRA FRASE: “MA COME CAZZO NON FANNO AD ARRESTARMI QUESTI?”

paolo mieli lavitola ranucci cappellini

DAGOREPORT - SUL CASINO RANUCCI, DI RESPONSABILITÀ PENALI NON SAPPIAMO E NON POSSIAMO DIRE. MA C’È UNA DOMANDA CHE I GIORNALONI EVITANO ACCURATAMENTE DI FARE: PERCHÉ UN BI-DIRETTORE DEL "CORRIERE", PAOLO MIELI, E UN VICE-DIRETTORE DI "REPUBBLICA", STEFANO CAPPELLINI, SI SONO MESSI A FARE, COME DOPOLAVORO, I ''CONSIGLIERI-ADVISOR'' DI UN SONDAGGIO MESSO SU DA UN MILLANTATORE PREGIUDICATO COME LAVITOLA? - SEMPLICE SMANIA DA “KINGMAKER”? SOLITA ROMANELLA DEL "CI CONOSCIAMO TUTTI?" - SULL'EX GALEOTTO LAVITOLA, CONDANNATO PER DUE VOLTE PER TENTATA ESTORSIONE, I NOSTRI "EROI" NON POSSONO CADERE DAL PERO - DALLE FITTE CHAT LAVITOLA-MIELI-CAPPELLINI, LA COLLABORAZIONE È EFFETTIVA, NON LIMITATA A SUGGERIMENTI O CHIACCHIERE DA BAR - A UN CERTO PUNTO, IL “VALTER CARISSIMO” (BY MIELI) SEMBRA UN EDITORE CHE DA' ORDINI AI SUOI DIPENDENTI IN RITARDO SULLA CONSEGNA DEL LAVORO - (CHISSA' A "REPUBBLICA" COME AVRANNO PRESO IL "GIRO DI VALTER" DEL DIRETTORE CAPPELLINI..) 

ursula von der leyen giorgia meloni friedrich merz pedro sanchez emmanuel macron ceuta

DAGOREPORT – SPLASH! GIORGIA, T’HANNO RIMASTO SOLA: DOPO TRUMP, ORA RISCHIA UN "VAFFA" ANCHE DALL'EUROPA - DEI 22 PAESI UE CHE HANNO FIRMATO LA LETTERA SU SCHENGEN PROPOSTA DALLA PREMIER DELLA GARBATELLA, NESSUNO È ANDATO OLTRE CHIUDENDO I CONFINI - IL PRIMO COLPO FATALE SULLA MELONI "SCHENGENATA" E' ARRIVATO DALL"AMICO MERZ", CHE IERI HA ANNUNCIATO CHE LA GERMANIA RISPEDIRA' IN ITALIA I MIGRANTI SBARCATI SULLE NOSTRE COSTE - IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L'INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA - DAVANTI AL "MURO DI BERLINO", ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L'ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA' CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ - L'ATTACCO A SANCHEZ, OLTRE A CAVALCARE LA DILAGANTE ONDATA DELLE DESTRE SOVRANISTE (VANNACCI IN PRIMIS), SAREBBE STATO SUGGERITO ALLA PREMIER DE' NOANTRI DAL LEADER DI VOX, L'AMATO SANTIAGO ABASCAL...

carlo deodato intelligenza artificiale cristiano ceresani sebastiano dondi davide de lungo

DAGOREPORT - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA SOLITA SCUSA PER FAR LAVORARE I SOLITI, E FAR GIRARE L’ECONOMIA DELLA ROMANELLA POTENTONA! – TRA I DOCENTI DEL CORSO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I DIPENDENTI DI PALAZZO CHIGI CI SONO MOLTI VOLTI NOTI DEI PALAZZI ROMANI: FUNZIONARI, DIRIGENTI, EX CAPI DI GABINETTO GIÀ STRAPAGATI DA CAMERE E GOVERNO. NON POTEVANO IMBASTIRE UNA LEZIONCINA INTERNA A PIAZZA COLONNA? PERCHÉ HANNO DOVUTO FARE UN GIRO IMMENSO, RICORRENDO ALL’ACCADEMIA TRECCANI, CON PUZZA DI SOFFRITTO D’INTERESSI? SARÀ MICA CHE L’OPERAZIONE SERVE A DISTRIBUIRE QUALCHE ALTRA MANCETTA AGLI AMICI? AH, NON SAPERLO!