L’INCROCIO DEI BANCHIERI ROSSI – PER LA PRESIDENZA DEL MONTE DEI PASCHI AVANZA LA CANDIDATURA DI PIETRO MODIANO, EX PRODIANO ORA ALLA GUIDA DELLA SEA PER VOLONTÀ DI PISAPIA – POTREBBE ESSERE LUI, IN ESTATE, A PRENDERE IL POSTO DI ALESSANDRO PROFUMO.

Fabio Tamburini per “CorrierEconomia - il Corriere della Sera”

 

La volata, secondo le previsioni, è lunga. Alessandro Profumo, il presidente attuale del Monte dei Paschi, presenterà i conti semestrali all’inizio di agosto. E, poco dopo, ufficializzerà le dimissioni uscendo di scena. Poi verrà convocata l’assemblea degli azionisti, sovrana sulla nomina, che deciderà in settembre. In realtà c’è un altro scenario possibile, con una rapida accelerazione dei tempi. 

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Nel toto candidati, a parte la candidatura di Claudio Costamagna, tramontata perché l’ex banchiere di Goldman Sachs sta veleggiando verso la presidenza della Cassa depositi e prestiti (vedere riquadro), spicca il nome di Pietro Modiano, presidente della Sea, la società a cui fanno capo gli aeroporti di Milano Linate e Malpensa, in passato al vertice del Credito italiano, dell’Istituto San Paolo di Torino e di Intesa Sanpaolo. 


Il percorso comune
La staffetta tra Profumo (classe 1957) e Modiano (classe 1951) è quasi un segno del destino perché i due hanno avuto, fin dai tempi della scuola, un percorso parallelo. Si formano come studenti al Manzoni di Milano, che contende al Berchet e al Parini la leadership dei licei classici cittadini, e all’Università Bocconi, pur con un corso di studi diverso. Profumo è laureato in Economia aziendale, Modiano in Economia politica.

 

alessandro profumo alessandro profumo

Per entrambi, nel mondo bancario, il punto di riferimento è stato il numero uno del Credito Italiano, Lucio Rondelli, che ha guidato l’istituto da banca dell’Iri fino alla privatizzazione, sempre con un tocco di stile e perfino d’indipendenza per quanto possibile in una situazione che vedeva la Mediobanca di Enrico Cuccia scegliersi i banchieri alla guida degli istituti a cui faceva capo (Banca commerciale e Banco di Roma, oltre al Credito italiano). 


Quando Profumo venne assunto, nel 1994, proprio in coincidenza con la privatizzazione, Modiano aveva già 17 anni di esperienza alla corte di Rondelli, prima presso l’ufficio Studi economici e pianificazione, poi come responsabile dell’ufficio studi. Profumo fece una carriera fulminante diventando in un paio d’anni condirettore centrale, direttore generale, amministratore delegato. Modiano diventò il suo primo collaboratore. Hanno in comune l’essere banchieri vicini all’attuale Partito democratico, mogli di convinzioni analoghe e temperamenti forti, super bonus e liquidazioni milionarie, nonché le frequentazioni della Trilateral, la commissione di tecnocrati fondata nel 1973 da David Rockefeller. 

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I rapporti con Pisapia
Il passaggio delle consegne, se l’offerta a Modiano verrà davvero formalizzata, richiederà che il presidente della Sea decida di chiudere l’esperienza professionale avviata un paio di anni fa e ancora da portare a compimento. Una scelta non facile né scontata sia perché Modiano considera l’incarico in Sea «un impegno preso con la città», sia per via degli impegni presi e dei rapporti personali consolidati con il sindaco Giuliano Pisapia (il Comune di Milano controlla oltre il 54% del capitale). 

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Lo stesso Pisapia, tuttavia, è arrivato a fine mandato e ha annunciato la scelta di non ripresentarsi. In più, a complicare il quadro, vanno registrate le indiscrezioni sulla possibile candidatura a sindaco proprio di Modiano come leader del centrosinistra. 
Sarebbe divertente perché tra gli sfidanti c’è un altro ex banchiere, Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo quando Modiano era direttore generale vicario, alla terza tappa importante della carriera di banchiere.

 

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Nel 2004, infatti, Modiano lasciò Unicredit e venne nominato direttore generale dell’Istituto San Paolo di Torino, un passaggio certamente agevolato dalla rete di relazioni con il mondo della sinistra laica, molto forte in Compagnia San Paolo, la fondazione che controllava la banca. 


Modiano è sempre stato in rapporti eccellenti con il vertice dell’ex Pci, a partire da Massimo D’Alema. Esattamente come la moglie Barbara Pollastrini, oggi segretaria del Pd alla Camera, nei nuovi equilibri considerata tra i fedelissimi di Gianni Cuperlo. 


Negli anni del San Paolo è maturato uno dei rapporti chiave su cui può contare Modiano, quello con Romano Prodi, all’epoca presidente del consiglio, che gli fu presentato nel 2006 da un amico di entrambi: Alberto Forchielli, consulente, manager e fondatore di Mandarin capital partners, il più importante fondo di private equity tra l’Europa e la Cina, di cui il San Paolo diventò azionista. Grazie a Prodi l’amministratore delegato della banca torinese, Alfonso Iozzo, venne nominato presidente della Cassa depositi e prestiti, facendo di Modiano il rappresentante di maggior peso del San Paolo nella fusione con Intesa, da lui peraltro osteggiata. 

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Non servì a farne il secondo amministratore delegato a fianco di Passera, che riuscì ad evitarlo lasciando a Modiano la direzione generale, fino a quando se ne liberò definitivamente. 


Il premio di consolazione per l’uscita da Intesa Sanpaolo fu una doppia presidenza: Nomisma (la società di ricerche legata a Prodi) e la Tassara, capofila delle attività di Romain Zaleski (il finanziere legato a Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza d’Intesa Sanpaolo). Più recentemente, un paio di anni fa, è arrivata la nomina in Sea. 

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Unica macchia, nel curriculum, i derivati venduti a piccole e medie imprese negli anni di Unicredit, che arricchirono la banca, ma rovinarono un discreto numero d’imprenditori. Modiano, però, ne è uscito bene, senza responsabilità penali e ammettendo per primo, pubblicamente, che erano stati fatti «errori». 

 

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