MONTEPACCHI SUPERSTAR - IN BORSA CONTINUA LA CORSA DI MPS. A COMPRARE I FONDI INTERNAZIONALI (BLACKROCK, PIMCO?). CHE NON SI CAPISCE PERCHE' NON ABBIANO ACQUISTATO I TITOLI DELLA FONDAZIONE...

1.MPS: TITOLO ANCORA SOTTO I RIFLETTORI (+1,3%), GIA' SCAMBIATO 1,7% DEL CAPITALE
Da ‘Radiocor' - Nuova seduta sotto i riflettori per il Monte dei Paschi di Siena che apre a +3% e poi ripiega leggermente: ora avanza d ell'1,3% a 0,2188 euro. Gia' sostenuti i volumi, 200 milioni di pezzi, pari all'1,7% del capitale, a fronte del 15% passato di mano durante l'intera giornata di ieri. Gli operatori scommettono sulle future mosse della Fondazione, che sarebbe pronta a cedere un pacchetto di azioni in vista dell'aumento di capitale. Sul mercato si guarda alle mosse degli hedge, di Blackrock e dei fondi sovrani. Nella giornata di mercoledi' erano circolate indiscrezioni sulla cessione di una quota pari al 10%, poi probabilmente bloccata in extremis, ma la sensazione e' che a breve potrebbero arrivare ulteriori novita'.

2.MPS, ANCORA SCINTILLE IN BORSA - MA A VENDERE NON È LA FONDAZIONE
Fabrizio Massaro per ‘Il Corriere della Sera'

Due giorni sulle montagne russe come forse non si era mai visto su Mps, nonostante la volatilità delle quotazioni della banca senese. Dopo l'impennata del 19% di mercoledì, le azioni Mps hanno continuato a salire anche ieri in apertura, anche dell'11% ad oltre 0,23 euro, fino a quando poco dopo le 10 la Fondazione Mps non ha smentito - su richiesta della Consob - le indiscrezioni che la vedevano venditrice dell'8% al fondo hedge americano Och-Ziff, come parte del progetto di collocamento di buona fetta del suo 31,48% per ripagare i 300 milioni residui di debiti. Anche il fondo Usa ha dichiarato che «non ha comprato l'8%». Solo allora in Borsa è cominciata una brusca frenata, sempre tra enormi volumi, per terminare in calo dell'1,77% a 0,2161 euro. In due giorni è stato scambiato quasi il 30% del capitale.

Ad operare, secondo gli osservatori, sarebbero stati innanzitutto gli investitori allo scoperto, per un totale di circa 6-7% di posizioni short ricoperte. Fra i più significativi, i fondi Egerton e la società di trading Susquehanna International hanno parzialmente ridotto le posizioni nette corte per un complessivo 0,26%. Secondo altri osservatori, del 12,4% movimentato mercoledì solo un terzo sarebbe «attività direzionale», ovvero titoli effettivamente passati di mano, mentre il resto sarebbe stato trading, cioè posizioni aperte e chiuse in qualche ora.

Del rialzo di ieri avrebbe approfittato comunque anche l'ente presieduto da Antonella Mansi per cedere una piccola parte delle azioni (si parla di qualche decimo di punto, sotto l'1%). Palazzo Sansedoni da gennaio sta effettuando limitate vendite sul mercato e ha già ridotto di oltre il 2% la sua quota, ieri confermata al 31,48% (dato al 5 marzo).
Il mercato mostra comunque di credere che presto la partita dell'azionariato del Monte si sistemerà, anche se fonti senesi chiariscono che una firma non è vicina. Piuttosto che su un unico acquirente del 20% circa di Mps, si scommette che la Fondazione - assistita da Lazard - possa vendere a due-tre soggetti rimanendo poi (post aumento di capitale da 3 miliardi di metà maggio) con il 4-5% circa.

Le indiscrezioni indicano tra i soggetti esteri al tavolo delle trattative Qadic, joint venture tra il governo del Qatar e il fondo sovrano di Abu Dhabi, Ipic (quest'ultimo già dentro Unicredit con il veicolo Aabar). L'indiscrezione su Och-Ziff sarebbe invece nata dal fatto che il fondo sarebbe stato uno dei principali compratori (per 75 milioni) del bond Fresh che l'ente Mps ha venduto nei mesi scorsi per 90 milioni totali. E potrebbe anche essere uno degli interlocutori attuali di Palazzo Sansedoni, anche se non ci sono conferme. Ad alimentare la corsa del titolo sarebbe stato anche il recupero dello spread btp/Bund, sceso sotto quota 180 punti, che avvantaggia il Monte, carico di circa 20 miliardi di titoli di Stato.

Sull'aumento da 3 miliardi che l'istituto presieduto da Alessandro Profumo si appresta a varare pesa un'altra mossa della Fondazione: la causa al pool di banche che ha finanziato l'ente per 600 milioni nella ricapitalizzazione del 2011. Tra le banche citate (Jp Morgan,Barclays, Bnp Paribas, Credite Agricole, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Natixis, Rbs, Unicredit, Banca Imi) ne compaiono diverse che dovrebbero far parte del consorzio di garanzia di Mps, e che ora, secondo alcune letture, potrebbero incontrare difficoltà ad operare con Siena.


3.IN BORSA SI GUARDA A HEDGE, BLACKROCK E FONDI SOVRANI
Carlo Festa per ‘Il Sole 24 Ore'
BlackRock e qualche fondo sovrano. Sarebbero questi i maggiori indiziati degli acquisti effettuati in questi giorni sul titolo Montepaschi. L'impressione degli addetti ai lavori è abbastanza netta: ci sarebbe un grosso investitore che sta prendendo posizione sul mercato italiano. E, tra i nostri confini, proprio gli istituti di credito sarebbero le prede più ghiotte. Nelle scorse settimane erano state comprate dagli investitori istituzionali esteri già alcune banche a forte sconto sul net asset value: cioè Banco Popolare e Carige. Ora si aggiunge il Montepaschi. Ovvio che questi investitori fanno una scommessa ad alto rischio. Ma se credono in una ripresa di lungo periodo, il pericolo può essere affrontato.
Ma quali sono i nomi degli indiziati per gli investimenti in Mps? Il più gettonato è il gruppo americano BlackRock, già azionista di Telecom Italia e che nel settore bancario è di recente salito in Intesa Sanpaolo. Dai dati di Morningstar una parte degli acquisti sarebbe stata fatta proprio da BlackRock. Altro indiziato è un altro colosso mondiale degli investimenti come Pimco. Sia BlackRock sia Pimco potrebbero essersi mossi per conto di fondi pensione. Tra gli indiziati poi ci sarebbero alcuni fondi sovrani. Tra i nomi che circolano, citati sempre da Morningstar, c'è quello del fondo sovrano norvegese, che avrebbe acquistato pacchetti importanti di azioni Mps.
Ma tra gli addetti ai lavori non si esclude che si possa essere mosso qualche fondo sovrano asiatico o mediorientale: ad esempio Aabar, già azionista di UniCredit e il cui interesse era stato sondato da Ubs in sede di aumento di capitale. Più difficile, invece, che ad acquistare siano stati hedge fund, che hanno più una strategia mordi e fuggi. Per i fondi speculativi Mps potrebbe essere cara a questi livelli. Più facile che gli hedge fund possano intervenire in una fase successiva, cioè quando ci sarà da sottoscrivere l'aumento di capitale a prezzi scontati.
Resta un interrogativo: la Fondazione non avrebbe ancora venduto, anche se sostiene che lo farà a breve. E secondo molti addetti ai lavori resta poco chiaro perché questi nuovi soci, che si sono mossi sul mercato, non abbiano comprato direttamente dalla Fondazione.

 

 

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