MONTE DEI PAZZI DI SIENA! - SENESI CORNUTI E MAZZIATI: PER INGRAZIARSI TREMONTI (ED EVITARE LEGGI ANTI FONDAZIONI), MUSSARI DISSANGUÒ BANCA MPS COMPRANDO 25 MILIARDI DI BTP. MA ORA QUEI TITOLI RENDONO UN MISERO 0,26%! - MUSSARI SBAGLIÒ LA COPERTURA DAL RISCHIO TASSI TRAMITE DERIVATI - LINKIESTA (DI CUI PROFUMO È SOCIO) COLPISCE ANCORA…

Lorenzo Dilena per "Linkiesta.it"

È passato più di un anno da quando gli azzardi della gestione Mussari al Monte dei Paschi di Siena hanno dispiegato i loro effetti, assestando un colpo ferale alla più antica banca del mondo. Da allora il Monte è il grande malato del sistema bancario italiano e il flusso di notizie negative da Siena non si ferma. Ma non si tratta solo dell'infelice acquisizione di Antonveneta per un costo che supera 10 miliardi di euro. Nel terzo trimestre 2012 la banca guidata dall'amministratore delegato Fabrizio Viola ha perso altri 47 milioni, portando il rosso dei primi nove mesi a 1,67 miliardi.

Si intravvede qualche piccolo miglioramento sul fronte della riorganizzazione interna e sulla liquidità, ma nessuno su quello del capitale, mentre la qualità del portafoglio crediti si sta deteriorando a un ritmo che ha sorpreso in negativo persino gli analisti più cauti su Rocca Salimbeni. Per soprammercato, la massiccia posizione in Btp, che ha già sbilanciato liquidità e patrimonio, aggiunge insult to injury, la beffa al danno, come ha scritto la Fidentis, società di ricerca e brokeraggio indipendente, a commento degli ultimi dati.

La beffa è che il portafoglio di 25 miliardi di Btp non rende quasi niente.
Appena 65 milioni di euro in un anno: lo 0,26 per cento. Il dato è stato rivelato mercoledì scorso da Bernardo Mingrone, il direttore finanziario della banca senese. Per capire come si sia possibile che 25 miliardi di Btp a media-lunga scadenza rendano appena lo 0,26%, occorre fare un passo indietro. Fra il 2009 e il 2010 la banca acquistò a debito circa 25 miliardi nominali di Btp a medio-lungo termine, per speculare, come molti altri istituti, sulla differenza fra tassi a lungo e tassi a breve termine (carry trade).

Poi, però, rimase impigliata nell'esplosione dello spread Btp-Bund, la conseguente perdita di valore del portafoglio, fino alla richiesta definitiva dell'Autorità bancaria europea e della Banca d'Italia di rafforzare il patrimonio per 1,7 miliardi di euro. L'investimento venne realizzato tramite una struttura di interest rate asset swap, combinando cioè l'acquisto di un'obbligazione a cedola fissa (il Btp) con l'acquisto di un derivato su tassi (interest rate swap). Con quest'ultimo contratto, la banca cede alla controparte gli interessi cedolari a tasso fisso (le cedole dei Btp) in cambio degli interessi a tasso variabile (Euribor).

La struttura cosiddetta di hedging (copertura) doveva proteggere Mps dal rischio di un rialzo dei tassi, ma si è rivelato un clamoroso errore. Politica monetaria e tassi di mercato sono infatti andati nella direzione opposta. Oggi il tasso Euribor a 1 mese è prossimo allo zero, quelli a tre mesi intorno allo 0,2 per cento, e avendo scambiato le sue cedole fisse (fra il 4 e il 5%) con un tasso variabile, si deve accontentare di quei 65 milioni.

LA BANCA GIRA A VUOTO
Per i Btp non resta che sperare in un restringimento dello spread Btp-Bund ma anche l'attività più tradizionale è avara di soddisfazioni. Il differenziale fra gli interessi pagati dai clienti e quelli che la banca paga per finanziarsi è troppo esiguo per essere remunerativo. Nel terzo trimestre, gli interessi netti sono scesi dell'8,2% rispetto al trimestre precedente. Per una doppia ragione: costi della raccolta non comprimibili, solo parzialmente controbilanciati dai finanziamenti Bce, e bassi ritorni sugli impieghi parametrati all'Euribor.

La faccia positiva della medaglia, se si vuole considerarla tale, è che più di così il margine netto d'interesse non può scendere. Secondo l'amministratore delegato Viola, i 716 milioni registrati nel periodo luglio-settembre 2012 dovrebbero costituire una base da cui risalire, condizioni di mercato permettendo. Solo i risultati del trading, peraltro comuni a tutte le banche italiane e per definizione incerti, hanno aiutato a tenere fermi i ricavi.

SEMPRE PIÙ PRESTITI INCAGLIATI
Last but not least, la banca presieduta da Alessandro Profumo (ex a.d. di Unicredit e fra gli 80 soci di questo giornale) sta subendo un rapido deterioramento della qualità del credito: aumentano i clienti in ritardo sui pagamenti (2,7 miliardi, +10,4%), quelli in serie difficoltà (gli incagli sono saliti del 13,7%) e quelli in stato di insolvenza o equiparabile (7,3 miliardi, +5,2%). I vertici della banca hanno sottolineato che i crediti deteriorati vantano ampie garanzie ipotecarie, tuttavia l'accelerazione del deterioramento dei crediti rispetto al secondo trimestre, caso unico fra le banche italiane, ha allarmato gli osservatori.

A fine settembre incagli e sofferenze nette ammontavano al 9% del totale crediti netti. Se si considerano anche i crediti ristrutturati e quelli scaduti da oltre 90 giorni si arriva al 12% del totale. A dispetto dei massicci accantonamenti di quest'anno per quasi 1,5 miliardi, la copertura è bassa: 55% per le sofferenze, 20% per gli incagli, 38% sul totale (che include anche le posizioni ristrutturate e quelle scadute da 90 giorni).

La domanda che molti si cominciano a fare è se il lascito della gestione creditizia di Giuseppe Mussari, che oggi continua ad ricoprire il ruolo di presidente della lobby bancaria (Abi), abbia un grado di fragilità non del tutto giustificato dalla recessione economica in corso. La risposta la daranno le prossime trimestrali.

 

PIERLUIGI BERSANI GIUSEPPE MUSSARI giuseppe mussari alessandro profumo tremonti-mussari-draghi rio55_bigSEDE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA ALESSANDRO PROFUMO E FABRIZIO VIOLA banca_centrale_europea

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