BANCHE PROVINCIALI - CHE NE SARÀ DEI MANAGER DELLE FONDAZIONI BANCARIE DOPO L’ABOLIZIONE (VERA O FITTIZIA) DELLE PROVINCE? IL PRIMO A CHIEDERSELO È GUZZETTI

Camilla Conti per La Notizia (www.lanotiziagiornale.it)

 

GIUSEPPE GUZZETTI resize GIUSEPPE GUZZETTI resize

Le Province verranno abolite. No, cambiano solo nome e vengono decostituzionalizzate. La «grande riforma» annunciata per decenni resta ancora al centro delle polemiche. Di certo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio ha varato la legge sul riordino degli enti locali entrata in vigore l’8 aprile scorso e l’abolizione delle Province è contenuta nel ddl costituzionale del ministro Maria Elena Boschi licenziato da Palazzo Chigi.

 

E se sul tema non mancano né grane, né incertezze, è altrettanto certo che il nuovo impianto istituzionale è destinato a cambiare il rapporto con le 88 fondazioni di origine bancaria. Perché gli statuti andranno adeguati e rivisti in base alle novità. Ponendo una serie di interrogativi. Il primo: chi rappresentano e che legittimità giuridica hanno i nominati che ancora siedono negli organi delle fondazioni nominati dalle province? Solo per dirne una: il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, siede nell’ente in rappresentanza della provincia di Como. Secondo: con il venir meno di questo ente nominante, come verranno distribuite sul territorio le erogazioni delle fondazioni che prima venivano filtrate tramite appunto le amministrazioni provinciali?

CARIPLO CARIPLO

 

I nodi

Non solo. Renzi vuole anche depotenziare le Camere di Commercio che nel loro tesoro di partecipazioni – oltre a aeroporti, fiere, autostrade – custodiscono anche quote nonché poltrone in fondazioni. Insomma, ci troviamo di fronte a una rivoluzione copernicana nel rapporto tra politica locale e alcuni dei principali azionisti delle big del credito che impatterà sugli equilibri di potere. Le province infatti (nella figura del presidente), oltre a scegliere i membri degli organi d’indirizzo delle fondazioni, hanno sempre indicato ai nominati negli organi d’indirizzo il nominativo o i nominativi da proporre negli organi di gestione delle stesse. Ma la musica presto cambierà, soprattutto sul fronte della governance.

 

RENZI E DELRIORENZI E DELRIO

Il primo segnale l’ha dato la Compagnia San Paolo, fra i soci più importanti di Intesa, che la settimana scorsa ha avviato la procedura di revisione dello statuto verso una riduzione significativa del numero dei componenti del Consiglio generale e del Comitato di Gestione che dovrebbe concretizzarsi entro la pausa estiva.

 

Verrà limato il numero dei componenti del consiglio generale (oggi sono 21) e dei membri del comitato di gestione (attualmente sette). Il presidente Luca Remmert non ha fornito l’entità dei tagli ma ha spiegato che “si ragiona sul fatto che nelle Province qualcosa stia succedendo e anche sulla rappresentanza delle Camere di commercio”. Lasciando dunque intendere che proprio dalla trasformazione delle Province e dalla riforma del sistema camerale potrebbero derivare alcuni possibili “sacrifici”. Di sicuro una situazone come minimo curiosa riguarda la Fondazione Cariplo guidata da Guzzetti (che è anche dominus dell’Acri).

LUCA REMMERTLUCA REMMERT

 

In carica dal 1997 e rinnovato l’anno scorso fino al 2019, lo stesso grande vecchio (a maggio ha festeggiato 80 anni) delle fondazioni è arrivato al vertice di Cariplo come espressione del territorio e di una Provincia, quella di Como. Insomma, Guzzetti è proprio espressione di una di quelle province che si vorrebbero eliminare. Tutto normale? Al momento pare di sì, visto che il rinnovo è avvenuto l’anno scorso e la riforma delle province è tutt’altro che definita. Ma a differenza della Compagnia San Paolo, a quanto si apprende la Cariplo non ha allo studio nessuna revisione degli organi di indirizzo né alcun aggiornamento dello statuto. Almeno per ora.

 

LA RETE

Per non parlare della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena che avrebbe così l’occasione per spezzare definitivamente i grovigli con la politica riducendo i componenti della deputazione generale (alla Provincia spettano due membri e alla Camera di Commercio uno), proprio in virtù dei cambiamenti del ruolo degli organismi camerali e delle province che come ente di primo livello non esisteranno più. Compresa quella di Siena. Altri esempi?

 

Nel Consiglio generale della Fondazione CariParma, la provincia e la Camera di Commercio nominano un membro a testa. In Fondazione Carige, la provincia di Genova nomina tre consiglieri di indirizzo e altrettanti vengono proposti dalla Provincia di Imperia. Poi tre dalla camera di Commercio di Genova, uno da quella di Imperia e uno da quella di Savona. Alla Fondazione Banco di Sardegna sulle nomine del comitato di indirizzo dicono la loro ben quattro consigli provinciali e quattro Camere di Commercio.

 

IL DUBBIO

ANTONELLA MANSI
ANTONELLA MANSI

Mentre per le province la revisione è obbligatoria, per ora quello sul rapporto con le camere di commercio è discrezionale in quanto la proposta di riordino non è ancora legge. L’impatto, in questo caso, sarebbe comunque ancora più vasto considerata la portata delle partecipazioni gestite a livello locale. Un patrimonio strategico sia in termini economici, sia di influenza politica: dalle Casse di risparmio del Nord Italia, ai piccoli istituti del Sud passando per le banche di credito cooperativo si arriva a una cinquantina di partecipazioni in fondazioni bancarie e negli istituti di credito.

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