“WALL STREET JOURNAL” SI DISPERA: “NON BASTAVA HOLLANDE, CI SI METTE PURE L’HOLLAND” - IL VOTO ANTI-EURO IN FRANCIA E LA CRISI POLITICA IN OLANDA (PAESE CONSIDERATO FINORA STABILE), SOMMATI ALLA RECESSIONE DILAGANTE, TERRORIZZANO I POTERI INTERNAZIONALI - USA, CINA, BRASILE, INDIA VOGLIONO TENERSENE ALLA LARGA E RINVIANO IL LORO APPOGGIO ALL’EUROZONA - STAVOLTA È DIFFICILE CHE L’UNIONE EUROPEA POSSA USCIRNE INTATTA…

Federico Rampini per "la Repubblica"

«L´euro-angoscia mette in fuga i capitali» secondo il Financial Times che avverte una «crisi di legittimità dell´Unione». Il doppio shock politico, Francia e Olanda, non risparmia Wall Street e da qui dilaga su tutti i mercati mondiali. «Una virata nella direzione dei venti politici, più una collisione di indicatori negativi» è il giudizio del New York Times.

All´indomani di un weekend cruciale per gli equilibri politici del Vecchio continente, la ripresa mondiale si ritrova di nuovo in ostaggio dell´eurozona in crisi. L´accumularsi di eventi è micidiale. Al primo posto: la massiccia dimensione del voto anti-europeo in Francia, se si sommano le due ali estreme Le Pen-Mélenchon che auspicano l´uscita di Parigi dall´euro, più le ripetute promesse anti-Schengen di Nicolas Sarkozy, più l´impegno di François Hollande a «rinegoziare» daccapo tutto il patto fiscale europeo con Angela Merkel.

Al secondo posto arriva a sorpresa la crisi politica in Olanda, che minaccia la tenuta della «roccaforte germano-centrica» nell´eurozona. Al terzo posto: una raffica di indicatori negativi (inattesa caduta dell´indice manifatturiero tedesco, contrazione degli ordinativi d´imprese in tutto il continente, conferma della recessione spagnola) fanno dire a Mark Miller di Capital Economics che «la recessione si aggrava e l´intera Unione non ne uscirà per tutto l´anno», un giudizio che l´Associated Press lancia all´apertura del mercato americano.

Il quarto fattore di preoccupazione nasce dal bilancio che viene fatto, alla riapertura dopo il weekend, sul meeting di primavera del Fondo monetario internazionale che si è tenuto a Washington. Nessuno ha considerato credibile il bilancio ufficiale positivo. E´ vero, al summit si è deciso di aumentare le risorse dell´Fmi che potranno contribuire al «muro di fuoco» da usare per eventuali salvataggi nell´eurozona (vedi Spagna).

Ma da quell´operazione si sono chiamati fuori, oltre agli Stati Uniti, anche due potenze emergenti come Cina e Brasile che rinviano continuamente il loro impegno concreto in favore dell´eurozona. Un pessimo segnale anche quello, in una fase in cui l´arsenale di aiuti di Mario Draghi, cioè i prestiti d´emergenza della Bce agli istituti di credito, comincia a mostrare i suoi limiti.

Sugli eventi politici il Wall Street Journal si permette una battuta: «Non bastava un Hollande, ci si mette pure l´Holland (l´Olanda in inglese, ndr)». Quel che accade nei Paesi Bassi è «un trauma perfino superiore al risultato elettorale francese» secondo il maggiore quotidiano economico e finanziario, perché indica una «polarizzazione del dibattito fra crescita e austerità» anche nei Paesi finora più stabili e virtuosi. L´Olanda è un modello di buona gestione, ha un debito pubblico che pesa solo per il 65% del suo Pil.

I mercati hanno sempre visto i titoli del Tesoro olandese come un surrogato dei Bund tedeschi, tanto che lo spread fra i due paesi è un irrisorio 0,8%. Le dimissioni del premier olandese, la fronda di una destra locale che non accetta l´austerity, indicano che la resistenza al rigore germanico non è più solo un problema della periferia dell´Unione.

Di qui la paura che si diffonde sui mercati mondiali, così sintetizzata dallo stesso Wall Street Journal: «Se perfino il nocciolo duro dell´eurozona nordica si dissocia dagli impegni di rigore nel bilancio pubblico, gli investitori tornano a dubitare che l´Unione possa uscirne fuori intatta». Il giudizio del Financial Times è simile: dalla crisi economica il suo pessimismo si allarga alla tenuta dell´Unione europea.

Nel 2008 e nel 2009 era ancora credibile una narrativa della crisi che la descriveva importata dagli Stati Uniti, una terra di banchieri-pirati, di debitori irresponsabili, per di più governata fino agli albori del disastro da un presidente repubblicano. Quel mito, secondo il Financial Times, «aveva tenuto insieme un´identità europea», oggi non regge più. Stremata dalla seconda recessione in quattro anni, e stavolta una recessione «fatta in casa», l´Europa sta perdendo fiducia nella costruzione comunitaria avviata mezzo secolo fa: i partiti tradizionali che ne furono i fautori, e in generale le classi dirigenti pro-europee, perdono consensi tra le opinioni pubbliche.

I requiem per l´Unione europea si sono sentiti già altre volte, a Londra o da questa parte dell´Atlantico dove l´euroscetticismo ha radici antiche. Stavolta però una preoccupazione unisce gli Stati Uniti alle potenze emergenti, dalla Cina al Brasile. Già si avvertono i segnali di rallentamento della crescita americana, cinese e brasiliana: e dietro questa frenata c´è il «buco nero» dell´economia europea, il più vasto mercato del pianeta, così depresso da contagiare (attraverso la caduta delle importazioni) anche chi sta meglio.

Lo scenario politico visto da Washington, Brasilia e Pechino, nella migliore delle ipotesi sfocia su un lungo negoziato tra la Francia e la Germania per rivedere il patto fiscale dell´eurozona. L´esatto contrario di una luna di miele tra Merkel e il neopresidente francese, semmai una sorta di «prova di divorzio» nell´asse storico Berlino-Parigi. Anche se la ragione dice che alla fine quell´asse dovrebbe sopravvivere, Wall Street e la Casa Bianca, così come i leader dei Brics, mettono in conto mesi di instabilità sul Vecchio continente.

 

Mélenchonmarine le pen MERKEL SARKOZYANGELA MERKEL E NICOLAS SARKOZYMARIO DRAGHI ALLA BCE FRANCOIS HOLLANDEBARACK OBAMAhu jintao

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO