PANICO DA SPREAD - NONOSTANTE GLI ACCORDI SUL SALVATAGGIO E LE LETTERINE A BRUXELLES, IL DIFFERENZIALE TRA BTP DECENNALI E BUND SCHIZZA A 407 PUNTI BASE. QUELLO SUI BTP A 2 ANNI È A QUOTA 450 - L’EUROPA PUÒ ANCHE BENEDIRE LA MANOVRA ITALIANA, MA I MERCATI NON LA BEVONO. NON SI TRATTA DI SPECULATORI: PERFINO LE BANCHE VOGLIONO IL 6% DI INTERESSI SUL NOSTRO DEBITO - PER GRECIA E IRLANDA, LA SOGLIA DEL TRACOLLO È STATA DEL 7%: AI LIVELLI ATTUALI, MANCANO 2-3 SETTIMANE…

1 - ITALIA; SPREAD SENZA FRENI, VOLA A 407 PUNTI - RENDIMENTO BTP DECENNALE BALZA AL 6,16%
(ANSA) - Prosegue senza freni la corsa al rialzo dello spread. Il differenziale di rendimento tra il Btp e il bund tedesco vola a 407 punti base col rendimento sul decennale italiano che sul mercato secondario balza al 6,16%.

2 - TITOLI STATO, SPREAD RENDIMENTO BTP/BUND A DUE ANNI TOCCA 450 PB...
reuters - Si allarga fino a superare brevemente la soglia di 450 punti base la forbice di rendimento Italia/Germania sul comparto a due anni secondo i dati TradeWeb, mentre il premio di rendimento tra decennali resta subito oltre 400 centesimi.

Il titolo di riferimento italiano sulla curva TradeWeb, titolo agosto 2013, offre un tasso superiore a 5%, mentre il dieci anni settembre 2021 paga 6,13%, prossimo ai massimi dall'introduzione dell'euro.

3 - COS'È LO SPREAD...
Da "Repubblica.it"
Spread: dal sostantivo inglese "apertura", "scarto". È il differenziale di rendimento tra un'obbligazione e un'altra, solitamente meno rischiosa e perciò detta benchmark, "di riferimento". Lo spread determina gli interessi che si pagheranno sul debito pubblico, e indica il rischio percepito di chi emette l'obbligazione (se è un titolo di stato si parla di rischio-paese). Uno spread troppo ampio fa lievitare gli interessi passivi, rende difficile emettere nuovo debito e compromette il rating, che è il giudizio di solvibilità dell'azienda o del paese emittente.

Nella cronaca dei mercati lo spread indica lo scarto tra il Bund tedesco - l'emissione più solida d'Europa - e i titoli di stato di paesi con maggiori probabilità di insolvenza. Nell'ultimo mese lo scarto tra il Btp italiano a dieci anni e il Bund con simili caratteristiche s'è aperto da 200 a quasi 400 punti base. Significa che la Germania può indebitarsi a un tasso di circa il 2,5% l'anno, mentre l'Italia deve pagare agli investitori anche oltre 6%, per il sovrapprezzo dato dallo spread.


4 - QUEI RENDIMENTI DEI BTP OLTRE QUOTA 6% CAMPANELLO D´ALLARME DEL RISCHIO BANCAROTTA - VERSO UN AGGRAVIO DI 5 MILIARDI SUL COSTO DEL DEBITO
Maurizio Ricci per "la Repubblica"

Più che un campanello d´allarme è una sirena. Lo Stato italiano che, da questa settimana, si trova a pagare oltre il 6 per cento di interesse sui suoi Buoni del Tesoro decennali non è solo un record nell´era dell´euro: è il segnale che si è raggiunta una soglia estremamente pericolosa. Se vale l´esperienza che i navigatori dei mercati finanziari hanno tratto dagli ultimi due anni di crisi del debito pubblico europeo, siamo molto vicini al limite, oltre il quale la speculazione diventa fuori controllo e, se non si riesce rapidamente a ridimensionare il costo dei titoli, si aprono solo le strade del salvataggio europeo o della bancarotta.

Il primo allarme rosso viene dai mercati secondari, quelli in cui i titoli italiani vengono scambiati, giorno per giorno, dopo l´emissione. Venerdì, praticamente all´indomani del vertice europeo che dovrebbe salvare l´euro e l´Italia, i prezzi dei Btp hanno subito uno smottamento, che ha fatto salire i rendimenti (i quali si muovono in direzione inversa ai prezzi) oltre il 6 per cento. Ciò che conta è che, di fatto, sono tornati al livello del 20 ottobre, come se gli interventi d´emergenza dei governi europei e gli impegni assunti dal governo italiano nei giorni successivi non fossero mai esistiti.

L´Unione europea può benedire la manovra italiana, ma i mercati, almeno per ora, non la bevono. Dato che, nella situazione attuale, più dei fatti concreti e dei provvedimenti annunciati contano le aspettative psicologiche, se ne deduce che l´Italia sconta una crisi di credibilità. Berlusconi può fare la faccia feroce sui tagli alla spesa, sui licenziamenti, sulle privatizzazioni, ma i mercati, per il momento, non lo prendono sul serio, al contrario di quanto avviene con il governo spagnolo, oggi ai margini del ciclone.

Il secondo allarme rosso viene dai mercati primari, cioè quelli a cui si rivolge il Tesoro quando emette titoli nuovi di zecca. Qui gli attori principali sono un po´ diversi da quelli dei mercati secondari: si tratta, per lo più, di banche, fondi pensione, insomma, non proprio la prima linea della speculazione. Tuttavia, nell´asta di venerdì, il Tesoro, per collocare i titoli, ha dovuto offrire rendimenti superiori al 6 per cento. E´ uno scalino di oltre quindici punti percentuali, rispetto all´asta di un mese fa.

L´elemento significativo è che sul mercato primario, al contrario di quanto avviene su quelli secondari, la Banca centrale europea non interviene, per evitare di essere accusata di stampare moneta per finanziare i debiti dei governi. Di fatto, senza l´ombrello della Bce, il debito italiano ha subito un secco crollo.

Il problema è che, sui mercati finanziari, le aspettative spesso si realizzano: il pessimismo sull´Italia, facendo salire il costo del debito, rende più difficile l´aggiustamento e, di conseguenza, più facile il crollo. L´Italia rischia di pagare assai cari smottamenti come quelli di venerdì. Il 29 ottobre dell´anno scorso, il debito italiano costava circa il 4 per cento, due punti in meno di adesso. Ancora a giugno, i rendimenti erano inferiori al 5 per cento. La differenza equivale a moneta sonante.

Nei prossimi 12 mesi, l´Italia emetterà titoli per 250 miliardi di euro circa. Se le quotazioni resteranno inchiodate al 6 per cento, il Tesoro si troverà a pagare 5 miliardi di interessi in più, rispetto a quanto avrebbe pagato un anno fa. Rispetto a giugno scorso, il maggior costo è vicino ai 3 miliardi di euro. Le manovre del governo per risanare la finanza pubblica e raggiungere il pareggio di bilancio rischiano di essere volta a volta svuotate dal maggior costo degli interessi, costringendo via via lo stesso governo a rimpolpare, con nuove misure, la posta e a rendere sempre più soffocante l´austerità.

Ma non è detto che i rendimenti restino inchiodati al 6 per cento. E le prospettive si fanno buie. Analisti ed esperti di mercato hanno calcolato che, nel caso di Grecia, Portogallo e Irlanda, la situazione è precipitata, costringendo l´´Europa ad un vero e proprio salvataggio, quando i rendimenti sui rispettivi titoli sono arrivati al 7 per cento. Ma hanno anche verificato che, man mano che i rendimenti salgono, la deriva diventa sempre più veloce: ci vuole più tempo per passare dal 5 al 5,5 per cento, di quanto ne occorra per passare dal 5,5 al 6. Ancora meno dal 6 al 6,5 e, poi, al 7 per cento. Alla fine, l´ultimo crollo è questione di due-tre settimane. Per fermare la frana, probabilmente, l´Italia non può permettersi di aspettare Natale.

 

 

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