PARAPONZELLINI ARPEGGIA - LA BANCA POPOLARE DI MILANO CEDE PARTECIPAZIONI PER RIDURRE LA RICHIESTA BANKITALIA DI AUMENTO DI CAPITALE AI SOCI - SUL MERCATO L'80% DELLA CASSA DI RISPARMIO DI ALESSANDRIA E IL 20% DELLA CASSA DI RISPARMIO DI ASTI - NELLA RICAPITALIZZAZIONE ENTRERÀ ANCHE LA SATOR DI MATTEO ARPE, CHE DIVENTERÀ MEMBRO DEL CDA - COSA FARÀ IL SOVIET INTERNO, CIOÈ IL MITICO SINDACATO CHE CONDIZIONA DA SEMPRE LA VITA DELLA BPM?...

Da Milano Franz Brambilla Perego per Dagospia

Lo avevamo anticipato a fine agosto e adesso i movimenti di mercato ci danno conferma. La Banca popolare di Milano va sul mercato per cedere partecipazioni considerate non più strategiche, al fine di fare cassa per ridurre la richiesta di aumento di capitale ai soci. Le partecipazioni destinate a essere messe sul mercato sono l'80% della Cassa di risparmio di Alessandria e il 20% della Cassa di risparmio di Asti.

Nella ricapitalizzazione entrerà anche la Sator di Matteo Arpe, che diventerà membro del cda. Da capire cosa farà il soviet interno, cioè il mitico sindacato che condiziona da sempre la vita della BPM, tanto più che dovrebbe essere decisa la creazione di un sistema di governance duale: un organo di controllo e uno manageriale di gestione.

E c'è infine da capire che ruolo giocherà in questa partita a scacchi il presidente Paraponzi Ponzellini, considerata la crisi interna ed esterna della Lega alla quale il banchiere ex prodiano neo-tremontiano si è appoggiato da qualche anno. Domani, martedì, c'è consiglio di amministrazione. Dovrebbe essere interlocutorio, ma non si sa mai, di questi tempi in piazza Meda meglio camminare facendosi precedere da un mine-detector.

2- BPM, E´ GAME OVER ORA UN COMMISSARIO - LA BANCA D´ITALIA VUOLE UN AUMENTO DI CAPITALE CHE ESAUTORI I VECCHI SOCI. MA NESSUNO PAGA PER NON CONTARE NIENTE
Alessandro Penati per "la Repubblica"

Nella gara a chi ha perso di più dai massimi, un -89% vale a Bpm la seconda posizione, strappata sul filo di lana a Mps (-87%). Il primato rimane del Banco Popolare (-93%). Ma, a differenza degli altri due campioni di discesa libera in Borsa, Bpm deve ancora fare l´aumento di capitale, che certo bene non farà al titolo: 1,2 miliardi (salvo sconti) imposti dalla Banca d´Italia, per un banca che oggi capitalizza 530 milioni. Per mettere in sicurezza Bpm, Banca d´Italia richiede, di fatto, che i vecchi soci siano esautorati: dopo l´aumento si ritroverebbero infatti con il 30% del capitale (non avendo i soldi per sottoscriverlo).

Il problema è che i vecchi soci sono dipendenti e pensionati, che da sempre comandano in banca senza avere i capitali, grazie al voto capitario garantito dalla struttura cooperativa. E non si sognano di mollare il controllo. Così l´aumento è continuamente rimandato perché nessuno sottoscrive il 70% del capitale di una società per poi non contare nulla.

Bpm ha urgente bisogno di capitali e di un cambio radicale di gestione. Struttura dei costi bulimica, con personale e spese amministrative che assorbono il 73% del margine di interesse e commissioni, quando ormai tutti cercano di stare sotto il 50%; crediti deteriorati quasi l´8% del totale lordo; e una redditività sul capitale che non raggiunge il 4% post aumento. Ma più che la scarsa redditività e una gestione non certo brillante (conseguenza dei dipendenti al comando), dovrebbe preoccupare la situazione della liquidità: Bpm ha meno di 23 miliardi di depositi (in discesa negli ultimi 12 mesi) a fronte di quasi 36 miliardi di crediti alla clientela.

Per finanziarli, deve quindi ricorrere a quasi 14 miliardi di obbligazioni , subordinati e strutturati, che sono molto più costosi; di questi, 8 sono collocati presso istituzionali, che di questi tempi non fanno i salti di gioia per il rischio bancario italiano. Un debito che sarebbe difficile da rifinanziare e certamente a condizioni molto onerose.

Peggio ancora, negli ultimi 12 mesi Bpm si è indebitata per 4,5 miliardi sull´interbancario per finanziare una posizione da 7 miliardi in titoli di Stato al fine di, secondo il bilancio Bpm, «stabilizzare il margine di interesse» (tradotto: fare il carry trade). In caso di crisi del debito pubblico, e conseguente sparizione di liquidità sull´interbancario, Bpm verrebbe così colpita sia all´attivo che al passivo.

Da mesi si preannuncia un aumento garantito da Mediobanca. Ma non si vede chi possa pagare così tanto per non comandare; in una banca italiana poi: manco fosse una miniera d´oro. A meno che Mediobanca punti a conquistare la maggioranza a basso costo con l´inoptato per poi, nel tempo, cambiare la governance e comandare, o prendersi pezzi di Bpm. Macchiavellico, ma siamo in Italia. Si ventila anche l´arrivo di Arpe, altra soluzione all´italiana: con un investimento di appena l´11% (200 milioni), prenderebbe il controllo della banca.

Per soddisfare l´inevitabile aumento di poltrone, Bpm si doterebbe del duale, anche se ha dato pessima prova di se in tanti altri casi. Al conflitto di interessi di Ponzellini, che è anche presidente di un gruppo di costruzioni (Impregilo) si sommerebbe quello di Arpe, che presiede e controlla un fondo di private equity e un´altra banca italiana, Banca Profilo. Che, per la cronaca, nel primo semestre è riuscita a far peggio di Bpm sia per costi di gestione (86% dei ricavi), sia per scarsa redditività (circa 3,5%).

In tempi normali, sarebbero affari degli azionisti di Bpm. Ma oggi l´Italia è in prima linea di una gravissima crisi finanziaria. Anche la sola possibilità che una nostra banca possa incontrare difficoltà aumenta il rischio Paese. Basta melina: se Bpm non riesce a chiudere subito l´aumento, andrebbe commissariata, il vertice azzerato, la banca trasformata in società per azioni, e ceduta a chi è disposto a metterci i soldi. Non si può rischiare di far pagare al Paese la cattiva gestione di una banca. Bpm: game over.

 

 

MASSIMO PONZELLINI 9op 09 matteo arpelogo BPMANNA MARIA TARANTOLA MASSIMO PONZELLINI Ponzellini Rock Roll MASSIMO PONZELLINI

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