PATTO DI SINDACATO A CUCCIA - BYE BYE ALLA STORICA SUDDIVISIONE IN GRUPPI NELL'AZIONARIATO DI MEDIOBANCA - ADESSO LE AZIONI NON SI PESERANNO PIU', MA SI CONTERANNO - UNICREDIT IN TESTA (8,7%)...

Marigia Mangano per "Il Sole 24 ore"

La bozza definitiva sarà il frutto delle consultazioni, attualmente in corso, tra i grandi soci di Mediobanca, i vertici della banca e il presidente del patto di sindacato Angelo Casò. Finora, però, - secondo quanto si apprende - sono maturate almeno tre certezze che gettano le basi su cui verrà ripensato il nuovo accordo di piazzetta Cuccia: la conferma della natura di patto di sindacato (e non patto di consultazione), l'eliminazione della suddivisione degli azionisti in tre grandi gruppi e la durata biennale.

Tutte decisioni che vanno nella direzione di quanto auspicato più volte dai vertici dell'istituto milanese, rappresentati dall'amministratore delegato Alberto Nagel e dal presidente Renato Pagliaro: costruire un patto più snello per normalizzare la banca, aumentarne il flottante e attrarre nuovi investitori.

Un obiettivo che va di pari passo con la nuova strategia dell'istituto, ormai da tre anni impegnato a valorizzare storiche partecipazioni, spesso incrociate, in società industriali e patti di sindacato che erano stati costruiti ai tempi di Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi. Solo per quest'anno Nagel ha annunciato dismissioni per due miliardi di euro dopo averne già realizzate più di miliardi.

SCOMPAIONO I GRUPPI
Dopo il rinnovo del patto di piazzetta Cuccia, avvenuto a settembre e che ha visto la quota sindacata scendere al 30,05% dal precedente 42,03%, si aperto un tavolo di lavoro tra soci e management. In un primo momento si era presa in considerazione la possibilità che l'accordo di sindacato fosse trasformato in patto di consultazione, una tipologia più "soft" rispetto al vecchio accordo. Una ipotesi, quest'ultima, caldeggiata da qualche azionista.

Tale linea però non sarebbe stata condivisa dalla maggioranza dei pattisti, con il risultato che allo stato attuale c'è una visione comune comune di confermare la natura di patto di sindacato. Con modifiche, però, sostanziali. Che passano soprattutto dalla scomparsa della «storica» suddivisione degli azionisti in gruppi. Finora, infatti, l'accordo vedeva una ripartizione nel patto tra soci A (banche), B (soci industriali) e C (soci esteri).

Dopo lo svincolo della quota da parte di Unipol (3,83% del capitale), Generali (2%), Italmobiliare (solo per l'1%), Marco Brunelli (0,16%) e i francesi di Groupama (4,93%) i pesi di questi tre gruppi sono cambiati: le banche (Unicredit e Mediolanum) sono rimaste ferme al 12,03%, mentre il gruppo B che raccoglieva il 19% del capitale è sceso al 12,02%,e il gruppo C dei soci francesi che totalizzava l'11% del capitale è passato al 6%.

Il ridimensionamento dei diversi gruppi con un azionariato così «asciugato», ma soprattutto la profonda rivoluzione avviata da Mediobanca, ora più focalizzata sul core business e non più srorica «cassaforte» di partecipazioni incrociate, ha consigliato di rivedere un modello ormai giudicato non più attuale e di immaginarne una versione più moderna.

LA RIVOLUZIONE DI MEDIOBANCA
Si tratta di una svolta storica, se si pensa che tale ripartizione risale fino ai tempi della privatizzazione (la vecchia separazione tra banche e imprese) e si è poi sigillata nel 2003 con l'ingresso dei soci francesi. Allora il patto Mediobanca raggruppava il 52,5% del capitale per arrivare poi alla fine del 2004 a raccogliere il 55,4 per cento. A distanza di quasi dieci anni, dunque, l'accordo è sceso del 25%, discesa auspicata e accompagnata dall'attuale management che, soprattutto negli ultimi due anni, ha accelerato una profonda metamorfosi di piazzetta Cuccia.

Un sistema pian piano «smontato» da Nagel sia nella gestione e valorizzazione delle partecipazioni che nella rifocalizzazione sul core business. Tanto è vero che l'istituto negli ultimi cinque anni ha ceduto partecipazioni per 3,3 miliardi e con il nuovo piano ha annunciato dismissioni per altri 2 miliardi. Naturale dunque ripensare un accordo giudicato non più attuale.

La scomparsa dei gruppi, così, vedrà come singolo primo azionista di Mediobanca UniCredit (8,7%), seguito da Bolloré (6%) e dal gruppo Mediolanum (3,38%). Sotto di loro, escluso il gruppo Benetton che è socio con il 2,16%, figurano poi partecipazioni al di sotto della soglia rilevante.

Ne consegue, dunque, che la governance del patto sarà rivista. Intanto perché oggi il mercato ha una fetta più grande del capitale di Mediobanca, con il risultato che probabilmente il numero dei consiglieri «espressione» dei soci di riferimento sembra destinato a scendere a favore di una adeguata rappresentanza del mercato. E poi, appunto, perché la ripartizione in consiglio era legata a doppio filo al sistema dei gruppi con gli industriali, il gruppo B, che ne esprimevano 7, il gruppo C quattro e il gruppo A cinque.

E' dunque possibile che si vada verso una governance in cui i consiglieri della lista di maggioranza siano indicati dal patto seguendo le logiche dei singoli pesi di partecipazioni. Su questo tema, però, il cantiere è aperto e sotto la regia del presidente del patto Angelo Casò si sta lavorando per capire come ridisegnare la governance. L'idea di massima sarebbe quella di definire la nuova bozza dell'accordo, che dovrà chiaramente passare dall'assemblea del patto stesso, entro l'estate.

 

mediobancaLA SEDE DI MEDIOBANCA MARCO TRONCHETTI PROVERA E ALBERTO NAGEL FOTO BARILLARI enrico cuccia x ghizzonibollore article

Ultimi Dagoreport

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…

salvini vannacci

DAGOREPORT - MATTEO SALVINI HA DECISO: ROBERTO VANNACCI DEVE ANDARSENE DALLA LEGA. IL PROBLEMA, PER IL SEGRETARIO, È COME FAR SLOGGIARE IL GENERALE. CACCIARLO SAREBBE UN BOOMERANG: È STATO SALVINI STESSO A COCCOLARLO, NOMINANDOLO VICESEGRETARIO CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI. L’OPZIONE MIGLIORE SAREBBE CHE FOSSE L’EX MILITARE A SBATTERE IL PORTONE E ANDARSENE, MA VANNACCI HA PAURA CHE I TEMPI PER IL SUO PARTITO NON SIANO MATURI (DOVE PUÒ ANDARE CON TRE PARLAMENTARI, NON CERTO DI PRIMO PIANO, COME SASSO, ZIELLO E POZZOLO?) – ENTRAMBI SANNO CHE PIÙ ASPETTANO, PEGGIO È, ANCHE IN VISTA ELEZIONI: AVVICINARSI TROPPO AL 2027 POTREBBE ESSERE FATALE A TUTTI E DUE – LA “GIUSTA CAUSA” PER LICENZIARE IL GENERALE CI SAREBBE GIÀ, MANCA LA VOLONTÀ DI FARLO...

peter thiel donald trump

FLASH – TRUMP, UN UOMO SOLO ALLO SBANDO! IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO È COMPLETAMENTE INCONTROLLABILE: DOPO AVER SFANCULATO, NELL’ORDINE, STEVE BANNON, ELON MUSK, PAM BONDI E TUTTO IL CUCUZZARO “MAGA”, ORA SAREBBE AI FERRI CORTISSIMI ANCHE CON PETER THIEL, IL “CAVALIERE NERO DELLA TECNO-DESTRA”, E DI CONSEGUENZA IL BURATTINO DEL MILIARDARIO DI “PALANTIR”, IL VICEPRESIDENTE JD VANCE – TRUMP SI CREDE L’UNTO DEL SIGNORE CON LA DEVOZIONE DEL POPOLO AMERICANO, ED È PRONTO A TUTTO PUR DI VINCERE LE MIDTERM DI NOVEMBRE - IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, NON HA LE PALLE DI RIBELLARSI, TERRORIZZATO DI FINIRE CACCIATO O MESSO ALLA PUBBLICA GOGNA – E CON UN TRUMP IN COMPLETA DISGREGAZIONE MENTALE, SENZA NESSUNO CHE LO FERMI E CON IL SOGNO DI DIVENTARE “IMPERATORE DEL MONDO” (COME HA DETTO ROBERT KAGAN), C’È DA AVERE DAVVERO PAURA...

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno genocidio chiamato

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")