mps montepaschi

E NOI PAGHIAMO! - PER SALVARE IL TRABALLANTE MPS E LE DISASTRATE POP VICENZA E VENETO BANCA, I CONTRIBUENTI HANNO GIA’ SGANCIATO 26 MILIARDI DI EURO! - LO STATO OGGI È AZIONISTA COL 52,2 PER CENTO DELLE QUOTE DI MONTEPASCHI, MA POTREBBE SALIRE FINO AL 70 PER CENTO. ECCO COME

Francesco De Dominicis per “Libero Quotidiano”

 

Alcune stime erano circolate nei mesi scorsi, ma tutte difettavano per precisione o per completezza. Ora abbiamo il conteggio finale che sfiora i 26 miliardi di euro. Si tratta del denaro già caricato sui conti pubblici del nostro Paese per tenere in piedi il traballante Monte dei paschi di Siena oltre che le disastrate Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

MPS

 

Con buona pace dei banchieri che sostengono di aver gestito le crisi del settore esclusivamente con fondi propri. Il conto finale degli spericolati salvataggi bancari in salsa italiana è riportato - un po' nascosto, per la verità - in una tabellina all' interno della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, approvata sabato scorso dal consiglio dei ministri.

 

È la prima volta che il governo fornisce una fotografia piuttosto precisa e articolata delle incursioni finanziarie nel recinto bancario: si riesce quindi a capire l'entità del denaro pescato nelle tasche dei contribuenti per rattoppare i buchi nei conti dei due istituti di credito del Nord Est e della ex banca del Partito democratico (Mps). Le carte, messe a punto come di consueto dai tecnici del ministero dell' Economia, contengono parecchi dettagli e descrivono a fondo la faccenda.

 

veneto banca

L'impatto sul bilancio dello Stato è diviso tra «esborsi a copertura del fabbisogno di capitale» e «garanzie» sui prestiti marci. In totale, come accennato, stiamo parlando di una cifra che sfiora i 26 miliardi: 25 miliardi e 792 milioni per l' esattezza.

 

Nel caso delle banche venete, il Tesoro ha sborsato quasi 4,8 miliardi per i rafforzamenti patrimoniali: di questi, 3,5 miliardi corrispondono «al fabbisogno di capitale» di Intesa che ha comprato le banche a 1 euro con la controversa manovra al fotofinish gestita dall' esecutivo di Paolo Gentiloni, mentre 1,3 miliardi sono serviti per la ristrutturazione aziendale (sempre gestita dal colosso di Ca de' Sass, di fatto a spese dello Stato).

 

popolare vicenza 4

Altri 12,3 miliardi sono stati pagati a titolo di garanzie sui finanziamenti in sofferenza (la curiosa «polizza» assicurativa è necessaria a tutelare ancora una volta Intesa). Complessivamente, il dossier «venete» vale 17 miliardi e 136 milioni. Passiamo, adesso, all'operazione e al salasso Monte paschi.

 

Il rafforzamento patrimoniale di Rocca Salimbeni pesa per 5,4 miliardi sulle casse pubbliche, a cui aggiungere 3,2 miliardi impiegati sotto forma di Gacs (garanzie sulle cartolarizzazioni delle sofferenze). Calcolatrice alla mano, vuol dire che per Siena la spesa è ammontata a 8,6 miliardi.

 

Dei 26 miliardi totali, 10,1 miliardi sono ascrivibili alla voce «capitale» e altri 15,6 miliardi alla voce «garanzie». La botta per i contribuenti, tuttavia, potrebbe non essere finita qui. E a spiegare le (brutte) sorprese che ci aspettano è lo stesso Def revisionato da palazzo Chigi.

 

popolare vicenza 2

Andiamo con ordine. I quattrini necessari per Bpvi e Veneto Banca potrebbero oltrepassare le previsioni qualora il recupero dei crediti deteriorati si rivelasse più difficoltoso del previsto ovvero se le stime di quelle poste di bilancio fossero state un po' troppo generose.

 

Il governo, per ora, ha concesso una garanzia da 5,3 miliardi «elevabile» fino a 6,3 miliardi «sul finanziamento erogato da Intesa alle liquidazioni delle due banche a copertura dello sbilancio di cessione tra attività e passività». L'effettivo peso sui conti pubblici dipende, pertanto, dalla capacità dei commissari liquidatori (tra cui l' ex amministratore delegato di Vicenza, Fabrizio Viola) di recuperare denaro.

 

Per quanto riguarda Mps, lo Stato oggi è azionista col 52,2 per cento delle quote, ma potrebbe salire fino al 70 per cento. E si tratterebbe di una «scalata» forzata e costosa: l'operazione è quantificata al prezzo di 1,5 miliardi, assegno che il Tesoro dovrebbe staccare per «prevenire o chiudere liti relative al collocamento di» azioni «presso la clientela non qualificata, assegnando in cambio obbligazioni con basso livello di rischio (senior) emesse dalla banca. Vuol dire che ai disastri, alle truffe e alle operazioni spericolate messe in atto dalla vecchia dirigenza di Mps si pone rimedio coi soldi di tutte le imprese e le famiglie italiane. Un caso di risparmio tradito risolto a carico della collettività.

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