DUE PESI E DUE CASSAZIONI - MENTRE PER BERLUSCONI FU CONVOCATA UNA APPOSITA SEZIONE FERIALE DELLA CORTE AD AGOSTO, IL PROCEDIMENTO CONTRO IL GRUPPO ESPRESSO, CONDANNATO A PAGARE 225 MILIONI DI EURO PER ELUSIONE FISCALE, GIACE DA QUASI QUATTRO ANNI IN CASSAZIONE

Paolo Bracalini per “il Giornale”

 

SILVIO BERLUSCONI CARLO DE BENEDETTISILVIO BERLUSCONI CARLO DE BENEDETTI

Tre anni e mezzo non bastano. È ancora lì fermo, nei faldoni della Cassazione, un fascicolo che riguarda il gruppo Espresso di De Benedetti. I tempi biblici della giustizia italiana. Un vantaggio però c'è. Insieme al giudizio, è congelato anche il pagamento che la Commissione Tributaria regionale di Roma ha inflitto all'Ingegnere nel maggio 2012: 225 milioni di euro, più 500mila euro di spese processuali. Una sonora mazzata. «Di solito ci vogliono tre o quattro anni, la Cassazione ha tempi molto lunghi» ci aveva spiegato la professoressa Livia Salvini, legale del gruppo Espresso.

 

BERLUSCONI CARLO DE BENEDETTIBERLUSCONI CARLO DE BENEDETTI

In effetti siamo quasi a quattro e ancora si attende la sentenza, dopo il ricorso di De Benedetti. Ma come nasce quella condanna al gruppo Espresso? Per rispondere bisogna andare indietro nel tempo. La cifra monstre, i 225 milioni di euro, corrisponde infatti alle tasse non pagate dal gruppo, secondo i giudici tributari, nel lontano 1991 all' epoca cioè della fusione dell' editoriale La Repubblica in vista della sua quotazione in Borsa.

 

Dopo un accertamento dell'Agenzia delle Entrate e un lungo contenzioso (tra ricorsi e controricorsi) rinviato alla fine alla Commissione Tributaria di Roma, viene accertato che il gruppo ha eluso il pagamento delle imposte su plusvalenze realizzate per una cifra pari a 454 miliardi di lire, cui si aggiungono 14 miliardi di lire dichiarati all' epoca come costi deducibili ma non riconosciuti tali dal Fisco. Il pagamento della sanzione, come detto, viene però subito congelato perché un' altra sezione della Commissione tributaria accoglie la richiesta di sospensione avanzata dall' Espresso.

CARLO DEBENEDETTI E MARINA BERLUSCONI CARLO DEBENEDETTI E MARINA BERLUSCONI

 

Il gruppo di De Benedetti avrebbe insomma ottenuto un enorme vantaggio fiscale da una serie di operazioni societarie, realizzando un'elusione fiscale. Un illecito tributario, la questione penale si è infatti risolta anni fa con l'assoluzione di tutti gli imputati perché «il fatto non sussiste».

 

Ma il gruppo contesta la legittimità anche della condanna tributaria, in modo anche duro. Il comunicato rilasciato subito dopo la sentenza del 2012 lamenta infatti che «i ricorsi erano stati accolti in due precedenti gradi di giudizio», perciò «il Gruppo ritiene la sentenza manifestamente infondata oltreché palesemente illegittima sotto numerosi aspetti di rito e di merito».

 

debenedetti berlusconi b debenedetti berlusconi b

Più dettagliata il legale del gruppo in questo procedimento, l' avvocato Salvini: «La sentenza si iscrive nel filone giurisprudenziale che rivendica all'Agenzia delle Entrate e ai giudici il potere di sindacare le scelte economiche e di strategia societaria» di un'azienda. Il giudice, insomma, ha voluto riconoscere un illecito in una operazione societaria che comportava semplicemente un vantaggio fiscale per l'Espresso, vedendoci una forma di evasione fiscale.

 

DE BENEDETTI BERLUSCONIDE BENEDETTI BERLUSCONI

La difesa perciò parla di «abnormità di pronunce che pretendono di disconoscere i vantaggi fiscali». Curiosamente lo stesso rilievo che gli avvocati di Silvio Berlusconi hanno opposto sulla vicenda dei diritti Mediaset, finita però con la condanna della Cassazione (e in tempi brevissimi, tre mesi dopo l'Appello, con la convocazione di una apposita sezione feriale della Corte ad agosto).

 

Ma prosegue la difesa di De Benedetti: «Né è stato adeguatamente considerato il fatto che le operazioni contestate sono state programmate nel 1989, prima dunque che fosse emanata la prima norma antielusiva applicata dalla Commissione, risalente al 1990». Insomma se elusione fiscale dev' essere, la legge ancora non c'era.

 

cassazione cassazione

«Già solo da tale ultima circostanza emerge che la progettazione e la realizzazione dell'operazione di quotazione in borsa era stata fatta nel pieno rispetto delle norme vigenti. Alla luce di ciò - conclude - sembra difficilmente giustificabile sia l'applicazione delle sanzioni amministrative, sia l'assolutamente inusuale condanna alle spese processuali nella misura di 500.000 euro». Cifre in effetti enormi. Ma per ora, e da tre anni e mezzo, congelate nei freezer della Suprema corte.

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…