IL CALCIO PUZZA DALLA TESTA - FILIPPO CAROBBIO, IL DIFENSORE DEL SIENA PENTITO, RACCONTA CHE FU MASSIMO MEZZAROMA, IL PRESIDENTE DEL CLUB TOSCANO, AD AVVICINARE I PROPRI GIOCATORI PER CHIEDERE LORO DI PERDERE UNA PARTITA COL VARESE - LO CONFERMANO ALTRI 5 GIOCATORI: PARTITE VENDUTE ANCHE COL TORINO E COL NOVARA - “CONTE ERA INFORMATO” - QUASI SICURA LA COMBINE DI ALBINOLEFFE-SIENA, ULTIMA DI CAMPIONATO, VINTA DAI LOMBARDI: “TUTTA LA SQUADRA ERA D’ACCORDO”…

Niccolò Zancan per "la Stampa"

Questo scenario mancava, bisogna ammetterlo. Un presidente accusato di aver chiesto ai suoi giocatori di perdere: «Perché intendeva scommettere contro di noi». Lo racconta il pentito Filippo Carobbio in un interrogatorio finora coperto dal segreto. La scena si svolge al campo di allenamento, stagione 2010-2011, serie B: «Qualche giorno prima della partita Siena-Varese, Coppola Ferdinando, portiere titolare del Siena, entrò nello spogliatoio sbiancato in volto, rappresentandoci che poco prima era stato avvicinato da una persona vicina al presidente, che gli aveva chiesto se c'era la possibilità di perdere la partita...».

Sono le carte dell'accusa, su queste si giocherà un pezzo rilevante dell'inchiesta di Cremona. L'ultima informativa degli investigatori dello Sco si apre con un piccolo titolo in neretto: «Profili di responsabilità nell'ambito del contesto sportivo del Siena Calcio». Venticinque pagine. Otto partite sospette. La posizione del presidente Massimo Mezzaroma e quella dell'ex allenatore Antonio Conte, l'intero staff tecnico e alcuni giocatori al vaglio: in tutto 10 tesserati iscritti nel registro degli indagati.

Il racconto del pentito Carobbio, che di quella squadra era un terzino quasi sempre in panchina, riparte da qui. Dalla faccia sbiancata del portiere titolare. «Quella persona, della quale forse Coppola fece anche il nome, gli aveva detto che il presidente intendeva scommettere o aveva scommesso sulla nostra sconfitta. Intendo riferirmi al presidente Mezzaroma.

La squadra oppose un netto rifiuto, suggerendo al Coppola di rappresentare a chi lo aveva contattato di non avere voluto riferire la proposta ai giocatori, in quanto lui stesso non era d'accordo. Ribadisco che il Coppola era quasi sconvolto. In seguito, ho appreso da Stellini che la proposta era stata fatta da Mezzaroma anche allo staff tecnico e anche loro si erano rifiutati. Era la prima volta che ci proveniva una richiesta del genere dal presidente...».

Ferdinando Coppola, nell'ultima stagione in prestito al Torino, dice: «Sono tranquillo. Il campionato del Siena è stato perfettamente regolare. Non ricordo nulla di significativo in senso contrario». E però gli investigatori mettono in fila tutti quelli che invece confermano, da fonti diverse, direttamente o indirettamente, una o più combine: oltre a Carobbio, lo "zingaro" Gegic, il farmacista Pirani, l'ex giocatore del Bari Bellavista e lo scommettitore Erodiani. Ma, soprattutto, l'altro pentito dell'inchiesta, Carlo Gervasoni.

È lui che conferma i sospetti su Novara-Siena 2-2: «Gli zingari presero contatto sia con Carobbio, sia con Bertani». Sulla stessa partita, nel suo secondo e inedito interrogatorio davanti al procuratore di Cremona, Carobbio mette a verbale: «I giocatori hanno appreso dell'accordo in occasione della riunione tecnica che ha preceduto la partita. In sostanza Conte si limitò a dire che avremmo pareggiato, che era stato raggiunto un accordo».

Poi aggiunge: «Esattamente non so dire chi abbia partecipato alla conclusione dell'accordo. Quando riferisco di aver parlato in campo con Bertani e Gheller del Novara, voglio dire che prima di giocare ho chiesto una sorta di conferma, ma comunque l'accordo era già stato concluso».

Partite vendute per soldi, sui cui si avventano «gli zingari». E partite combinate per calcolo sportivo, se si può dire. I poliziotti annotano: «Il dato investigativo che emerge dall'analisi delle numerose dichiarazioni che coinvolgono il Siena, rivela che in più occasioni l'alterazioni delle gare non era solo frutto dell'infedeltà dei tesserati corrotti, ma sarebbe stato indirizzato da vere e proprie direttive, espresse da organi dirigenziali o tecnici della compagine calcistica. In più occasioni avrebbero direttamente concordato a tavolino il risultato finale dell'imminente incontro, mirando al conseguimento di un vantaggio sportivo in classifica».

Sembra il caso di Siena-Torino 2-2. Definito «un illecito accordo di non belligeranza». Carobbio: «Il pareggio era un risultato che si respirava nell'aria. Senza che ci fosse neanche bisogno di un input da parte dell'allenatore, cercammo subito di metterci d'accordo con la squadra avversaria. In particolare io non parlai con nessuno. Ma i miei compagni mi dissero che l'accordo era stato raggiunto».

Gervasoni sulla stessa partita: «Fui contattato da Pellicori, giocatore del Torino, mi chiese se c'era la possibilità di concludere un accordo per un over, tramite Gegic. Penso che Pellicori fosse d'accordo con qualcuno dei suoi compagni». Per Modena-Siena ritorna la famosa frase di Gervasoni: «Gegic mi riferì di aver appreso da un suo amico del Kazakistan che il presidente del Siena diede dei soldi ai giocatori del Modena Tamburini e Perna». Ed ecco Tamburini: «È una storia che non esiste».

Non tutti però smentiscono le ipotesi dell'accusa. La partita cruciale, in questo senso, appare Albinoleffe-Siena del 29 maggio. Ultima di campionato. Carobbio: «La decisione definitiva di lasciare la partita all'Abinoleffe venne presa in occasione di una riunione tecnica.

Erano presenti l'allenatore Conte, il vice allenatore Alessio, il collaboratore tecnico Stellini, il preparatore dei portieri Savorani, nonché tutta la squadra. Tutti furono d'accordo. E avendone parlato con il direttore sportivo Faggiano, desumo che anche la dirigenza ne fosse al corrente». Qui i poliziotti annotano: «Anche Sala Luigi, Poloni Mirco, Garlini Ruben, Passoni Dario e Roberto Vitiello, hanno rilasciato agli organi federali dichiarazioni convergenti con quanto sopra evidenziato». Cinque tesserati delle due squadre confermano. «Non è solo la verità del pentito Carobbio», dice un investigatore.

 

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