IL PIANO B DI FOSSATI: VOTARE LA LISTA DI ASSOGESTIONI PER DISARCIONARE I CONSIGLIERI IMPOSTI DA TELEFONICA
Giovanni Pons per "la Repubblica"
Marco Fossati non si arrende a Telefonica e affila le armi in vista dell'assemblea Telecom del 20 dicembre, convocata per votare la revoca dell'attuale cda. Dopo la presentazione a Londra del suo piano industriale agli analisti, ha aspettato la convocazione ufficiale dell'assemblea per far scattare la caccia alla raccolta deleghe presso i fondi internazionali attraverso una società inglese specializzata, la Boudicca Proxy Consultants.
In Italia ha avviato un dialogo fitto con Assogestioni, l'associazione che rappresenta i fondi comuni che il 27 settembre aveva denunciato il conflitto di interessi di Telefonica e il cui presidente, Domenico Siniscalco, s'è dimesso giorni fa per un potenziale conflitto di interessi nel caso Telecom. Poiché risulta praticamente impossibile presentare una lista comune tra Assogestioni e Findim (titolare di un 5%), è però probabile che alla scadenza di venerdì prossimo venga presentata una lista Assogestioni di minoranza ma lunga, composta da sette nomi (l'attuale consiglio è di 15 membri).
Dal canto suo Fossati potrebbe anche non presentare la lista, poiché il suo primo obbiettivo è far cadere l'attuale consiglio, e qualora riuscisse a raggiungere il risultato anche grazie ai voti dei fondi, potrebbe poi far confluire il suo 5% sulla lista Assogestioni che a quel punto diventerebbe di maggioranza, superando per consensi quella che eventualmente sarà presentata da Telco.
Quella del 20 dicembre rischia insomma di diventare una delle prime "proxy fight" su una grande società italiana, più importante ancora di quella che ha portato nell'estate 2012 la società di costruzioni Salini a conquistare Impregilo. In questo caso, però, lo sfidante Fossati non ha dalla sua parte né grossi studi legali né blasonati consulenti (McKinsey s'è sfilata a pochi giorni dalla presentazione londinese) né potenti banche d'affari che stanno bene attente a non mettersi contro clienti importanti come Telefonica e Telecom.
Ma la Findim può fare da apripista ai piccoli azionisti e a quei gestori che ritengono la presenza di Telefonica in Telecom in palese conflitto di interessi, e a pregiudizio della miglior valorizzazione della società . Le prime mosse degli spagnoli e dell'ad Marco Patuano (da loro indicato) hanno confermato che la strategia è smobilizzare velocemente gli ultimi pezzi dell'ex impero Telecom per concentrare le risorse sull'Italia riducendo il gruppo a una taglia regionale.
Un destino che secondo alcuni potrebbe non essere segnato, ma per scongiurarlo occorrerebbe che Telecom fosse gestita da un cda veramente indipendente e vocato agli interessi di tutti gli azionisti, non solo del 22,4% di Telco. Significa imporre una governance da public company, e il primo passo non può essere che la revoca dell'attuale cda.
L'ordine del giorno dell'assemblea di dicembre prevede la determinazione del numero dei consiglieri. Fossati potrebbe proporre di ridurli da 15 a 10-11, e se la maggioranza dei voti confluisse poi sulla lista Assogestioni, entrerebbero nel nuovo cda tutti e sette i suoi componenti mentre a Telco spetterebbero i rimanenti tre, in un organo che risulterebbe formato in maggioranza da indipendenti.
Molto dipenderà dall'affluenza in assemblea degli investitori istituzionali, sia italiani che esteri. Nel 2011 arrivò quasi il 20% del capitale diffuso. Stavolta si vedrà la reale volontà delle banche italiane - da cui dipendono i fondi - e dei 180 investitori che Fossati ha contattato via proxy di rendere Telecom indipendente da Telefonica, o se invece prevarrà la morsa spagnola.




