giancarlo giorgetti mario draghi alitalia

DECOLLO O TRACOLLO? – LA PRIMA GRANA VERA PER DRAGHI È IL DOSSIER ALITALIA: IL PREMIER VUOLE USARE LA SUA CREDIBILITÀ PER STRAPPARE UN COMPROMESSO ALLA VESTAGER, CHE HA CHIESTO DISCONTINUITÀ TRA LA NEWCO E LA VECCHIA COMPAGNIA – L’IDEA È DI VENDERE IL COMPARTO “AVIATION” E AFFITTARE GLI ALTRI ASSET, PER POI METTERLI A GARA SUCCESSIVAMENTE – GIORGETTI: “NON BUTTEREMO PIÙ SOLDI” (SAREBBE L'ORA)

 

ALITALIA

1 – SUPERMARIO ADESSO PRENDE IN MANO LA GRANA ALITALIA

Paolo Stefanato per “il Giornale”

 

Un vertice urgente a Palazzo Chigi di sabato mattina rende l'idea dell'emergenza Alitalia: Mario Draghi ha convocato i ministri Giancarlo Giorgetti (Mise), Enrico Giovannini (Mit) e Daniele Franco (Mef), insieme al sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli, per mettere a punto la strategia da sostenere in Europa.

 

giancarlo giorgetti mario draghi

Martedì è in agenda la videocall col commissario alla Concorrenza Margrethe Vestager (nella foto). Dalle poche indiscrezioni si apprende che sarà fatta una proposta «nel segno della discontinuità», elemento ritenuto essenziale da Bruxelles per dare parere positivo. Ferma la volontà del governo di procedere sulla via già tracciata della newco Ita, va detto che il concetto di «discontinuità» incorpora dei connotati discrezionali, e su questi andrà sostenuta una trattativa.

 

giuseppe leogrande

L'ipotesi più accreditata è che siano ceduti gli asset aeronautici a Ita, in via diretta, senza gara, lasciando gli altri due rami d'azienda, servizi di terra e manutenzione, a un successivo bando. L'Ue ha sempre escluso la cessione riservata, ma nelle ultime settimane qualcosa è cambiato, a cominciare dall'autorevolezza di Draghi in Ue.

margrethe vestager

 

Potrebbe dunque essere avallato il trasferimento dell'aviation dal commissario a Ita, ravvisando nella tripartizione della compagnia il segno della «discontinuità». Preoccupati i sindacati confederali, che hanno sottolineato la loro «non disponibilità» a discutere di ipotesi spezzatino della società. A Ita, stando al piano industriale di dicembre, andrebbero 52 aerei e circa 5mila dipendenti, la metà degli attuali.

 

Gli altri resterebbero al commissario e andrebbero, a suo tempo, ai nuovi acquirenti; nella fase precedente alla gara il commissario fornirebbe i relativi servizi a Ita, incassando il corrispettivo. Il piano 2021-2025 è ambizioso: prevede una crescita a 86 aerei già nel 2022 e di portare i 920 milioni di fatturato del 2021 a 3,4 miliardi a fine piano.

 

AEREO ALITALIA

Tanto che la Commissione Ue ha formulato decine di richieste di approfondimento. Il trasporto aereo è infatti nel pieno di una crisi catastrofica, e risulta che varie previsioni del piano siano in corso di rivalutazione. Ita-Alitalia avrà, da subito, un partner commerciale forte con cui creare sinergie. Forse Lufthansa: il gruppo tedesco, in quanto sostenuto da fondi statali, ora non può entrare nel capitale, ma potrebbe farlo in futuro.

 

Oggi c'è urgenza di far partire Ita, di capitalizzarla con i 3 miliardi stanziati dal governo, e di renderla autonoma; dovrebbe esordire in aprile. Dall'Ue ci sia aspetta poi lo sblocco dei 55 milioni di ristori con cui pagare gli stipendi. La newco Ita da dicembre ha sede (provvisoria) all'Eur (in attesa di spostarsi a Fiumicino), è attiva grazie a una dotazione di 20 milioni statali e dà lavoro a una trentina di persone.

daniele franco g20

 

 

2 – ALITALIA, DRAGHI TRATTA CON L'UE GIORGETTI: BASTA BUTTARE SOLDI

Ilario Lombardo per “La Stampa”

 

È sui tempi che vuole agire Mario Draghi per trovare la soluzione migliore all'eterno dossier aperto di Alitalia. Incidere subito sui tempi per segnare quella «discontinuità» che la vicepresidente della Commissione europea con delega alla Concorrenza Margrethe Vestager pretende prima di garantire il via libera alle operazioni del governo italiano.

alitalia

 

I dipendenti hanno paura, la cassa è vuota e i sindacati temono il peggio. L'Europa, però, non vuole formule pasticciate che ripropongano sotto una nuova veste la disastrata compagnia di bandiera. Tra la vecchia Alitalia e la newco Italia Trasporto Aereo (Ita), già dotata di 3 miliardi di euro, non ci devono essere continuità tali da far passare come soluzioni di mercato quelli che di fatto sono invece aiuti di Stato.

 

In questa cornice deve muoversi il premier, che ieri ha riunito attorno al tavolo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Roberto Garofoli e i ministri interessati: Giancarlo Giorgetti dello Sviluppo economico, Daniele Franco dell'Economia, Enrico Giovannini dei Trasporti. Solita consegna del silenzio alla fine del vertice e una raccomandazione da far trapelare: «È ancora presto per parlare di formule definitive».

handling alitalia

 

Però qualcosa di più alla fine anche dalle bocche cucite filtra. Draghi vuole usare tutta la credibilità acquisita in otto anni alla guida della Banca centrale europea e metterla sul tavolo della Vestager per strappare un compromesso. Ci sono diverse strade e diverse possibilità.

 

La soluzione sarà, come chiede l'Europa, di mercato, ma una delle ipotesi allo studio sarebbe quella di realizzarla in tempi diversi. La proposta sarà offerta alla commissaria danese nella videocall prevista tra mercoledì e giovedì.

 

Margrethe Vestager

L'idea, secondo quanto si apprende, è di superare il sistema classico dei bandi di gara e si poggerebbe sulla ricetta offerta dal commissario straordinario di Alitalia Giuseppe Leogrande: verrebbe subito venduto a Ita il comparto "aviation", aerei e personale, in modo da battezzare la nuova compagnia già in primavera, alla vigilia della stagione che, complice la vaccinazione di massa, riporterà la gente a viaggiare.

 

Gli altri asset preziosi, servizi a terra (il cosiddetto handling) e manutenzione, verrebbero affittati, per poi essere messi a gara in un secondo momento, come chiesto dall'Ue. In questo modo si tampona l'emergenza di cassa, la compagnia continua a volare, non devi chiedere altri indennizzi nel brevissimo termine e non disturbi i nervi della Commissione.

 

giuseppe leogrande

Da giorni sono partiti colloqui informali tra Roma e Bruxelles e altri ce ne saranno nelle prossime ore. Anche perché il governo italiano ha urgenza di scongelare i 55 milioni di euro dei ristori legati all'emergenza Covid, necessari a pagare gli stipendi, ma tenuti fermi dall'Europa in attesa di capire cosa farà il governo su Alitalia.

 

Draghi ha letto e riletto le dichiarazioni di Vestager che dieci giorni fa sosteneva: «Vogliamo essere sicuri che si tratta effettivamente di una nuova società, il che implica avere un nuovo modello di business gestibile, occupati, asset, marchio: la vendita degli asset deve essere fatta in termini di mercato».

 

Il messaggio è chiaro: Alitalia, dal brand a tutto il resto, deve essere smantellata. Lo spezzatino, però, è una soluzione che terrorizza i sindacati, convinti, come sostiene il segretario nazionale della Filt Cgil Fabrizio Cuscito, che l'investimento dei 3 miliardi già previsti per la nascita di Ita debba garantire «un piano di sviluppo per la piena occupazione di tutti i dipendenti».

 

ALITALIA

Come spiega una fonte del Mise impegnata in prima linea sul dossier, Alitalia è «il primo banco di prova vero sulle politiche economiche di Draghi e sull'identità che vuole dare alla propria azione di governo. La prassi dell'amministrazione straordinaria prevede una vendita il più possibile unitaria che punti alla massima profittabilità. Se non farà così, il premier potrebbe trovare resistenze da parte della burocrazia ministeriale». Il ministro Giorgetti, allo stesso tempo, è però certo di una cosa: «Non butteremo più soldi in Alitalia».

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