1- NEL PANORAMA DELLE TELECOMUNICAZIONI ITALIANE DOVE NEGLI ULTIMI ANNI SONO ENTRATI INGLESI, SPAGNOLI, EGIZIANI, RUSSI E SVIZZERI, MANCAVA UN MESSICANO. DURANTE UN SUMMIT A LONDRA GLI SVIZZERI DI SWISSCOM CHE DAL 2010 CONTROLLANO IN ITALIA FASTWEB, HANNO FATTO UN’APERTURA AL MILIARDARIO IN DOLLARI CARLOS SLIM 2- È ARRIVATO IL MOMENTO PER PETRUCCI E IL FIDO PAGNOZZI DI USARE LE FORBICI PER RIEQUILIBRARE LA DISTRIBUZIONE DEI 428 MILIONI CHE OGNI ANNO IL CONI RICEVE DAL TESORO 3- DI QUESTA MOLE IMPONENTE DI QUATTRINI PARE CHE SOLTANTO 246 MILIONI SIANO ANDATI L’ANNO SCORSO NELLE CASSE DELLE FEDERAZIONI CHE HANNO IL COMPITO DI PROMUOVERE LE DISCIPLINE SPORTIVE. E QUESTO SARÀ UNO DEI MOTIVI PER CUI GIANNI PETRUCCI FATICHERÀ NON POCO A PIAZZARE AL SUO POSTO IL SUO FEDELE PAGNOZZI

1- I CONI SQUAGLIATI DI PETRUCCI E PAGNOZZI
Al Coni tira un'aria bruttissima. Lo sa bene Danilo Di Tommaso, l'amico di Luciano Moggi che dopo aver lavorato alla moviola ne "Il Processo di Biscardi", gestisce dal 2007 l'ufficio stampa del presidente in uscita Gianni Petrucci.

La tempesta è scoppiata ieri quando dal sito di "Repubblica" è stata sparata una raffica di articoli sulla gestione sprecona e gerontocratica dell'organismo che riunisce 45 Federazioni sportive.

A picchiare duro è stata la giornalista Agnese Ananasso che con documenti alla mano ha dimostrato che è arrivato il momento per Petrucci e per il suo fedele Pagnozzi di usare le forbici della spending review in modo da riequilibrare la distribuzione dei 428 milioni che ogni anno il Coni riceve dal Tesoro.

Di questa mole imponente di quattrini pare che soltanto 246 milioni siano andati l'anno scorso nelle casse delle Federazioni che hanno il compito di promuovere le discipline sportive, e a quanto sembra nel 2012 58,3 milioni serviranno per pagare gli stipendi e i vari compensi al personale, mentre solo un pugno di 5 milioni sarà destinato al progetto di alfabetizzazione motoria messo in piedi con il ministero dell'Istruzione per allevare piccoli campioni in erba.

Al terrore della spending review si aggiunge la necessità di una svolta decisa per svecchiare una struttura dove il 62% dei massimi dirigenti ha superato i 60 anni. La fotografia è impietosa e chiama in causa personaggi come Carlo Tavecchio, un ex-sindaco di 69 anni che ha assunto in tempi recenti 104 dipendenti, e in qualità di presidente della Lega Dilettanti si cura soprattutto di costruire campetti di erba sintetica da 500mila euro ciascuno con un giro di società che secondo l'inchiesta della zelante giornalista riporterebbero a un giro chiuso di società monopolistiche.

Che il Coni fosse dominio di arzilli vecchietti non è un mistero, basti pensare che alla pesante influenza che hanno sempre esercitato uomini come Franco Carraro e Mauro Pescante, il dirigente che per 10 anni ha guidato questo organismo.

Resta comunque la sorpresa di vedere che alcune Federazioni sono in mano a personaggi quasi ottuagenari come Lucio Felicita in carica dal 1996, Matteo Pellicone (presidente di Lotta, Judo, Karate e Arti marziali) che a 77 anni dichiara candidamente di volersi ricandidare alle elezioni di dicembre per un nuovo mandato.

A questi nomi si può aggiungere quello di Riccardo Agabio che si occupa di Federginnastica, un recordman di medaglie olimpiche che a 77 anni vorrebbe prolungare fino al 2016 la sua presidenza.

A questo punto il Coni sembra una filiale di "Villa Arzilla" con presidenti e manager che non hanno alcuna voglia di schiodare anche se come nel caso di Franco Chimenti della Federazione che si occupa del golf sono entrati a vele spiegate nella terza età.

Forse ha ragione l'ex-campione olimpico e oggi avvocato Pietro Mennea quando dice: "lo sport è politica". In quest'ottica i padri-padroni non hanno alcuna voglia di passare dalla spending review alla "young review".

E questo sarà uno dei motivi per cui Gianni Petrucci faticherà non poco a piazzare al suo posto il suo fedele Pagnozzi.

2- PRONTO, C'E' CARLOS SLIM?
Nel panorama delle telecomunicazioni italiane dove negli ultimi anni sono entrati inglesi, spagnoli, egiziani, russi e svizzeri, mancava un messicano.

Forse sta per arrivare e ha le dimensioni massicce di Carlos Slim, il magnate di origini libanesi che secondo le classifiche si posiziona ormai al primo posto tra gli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio di circa 70 miliardi di dollari.

Finora il terreno di caccia di Slim è stata l'America Latina dove detiene il controllo di "Tel Mex", "Tel Cell" e "Amèrica Mòvil", tre società che controllano circa il 75% della telefonia mobile in Sud America.

Il sogno di questo miliardario arabo-cristiano che ha dedicato alla moglie un museo con 70mila opere d'arte, è sempre stato di mettere un piede nel mercato europeo, ma finora Slim si è limitato a rastrellare piccole quote nell'olandese Kpn e in Telecom Austria. E non più tardi di ieri durante un summit a Londra gli svizzeri di Swisscom che dal 2010 controllano in Italia Fastweb, hanno fatto un'apertura al colosso messicano.

L'indiscrezione è stata raccolta dal "Corriere delle Comunicazioni" che ha riportato le parole di Dieter Bernauer, il capo di Swisscom dalle quali si deduce pur nella prudenza dei termini che gli svizzeri potrebbero aprire la strada a Slim.

Non è un mistero che a Ginevra i dirigenti di Swisscom scalpitano dalla voglia di liberarsi di Fastweb che l'anno scorso hanno svalutato per 1,3 miliardi. A questo proposito erano circolate voci poco tempo fa su un interesse di Vodafone per la società guidata un tempo da Scaglia e Parisi.

Se l'operazione andrà in porto sarà divertente vedere come reagiranno gli spagnoli di Telefonica che sono entrati in Telecom sperando di far breccia sul mercato italiano ed europeo.

3- GENERALI SENZA GUSTO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che il capo delle Generali, Mario Greco, e il direttore Sergio Balbinot (il manager che affiancava Perissinotto prima dell'ultimo ribaltone) stanno per rientrare dalla Cina che per la Compagnia di Trieste ha sempre rappresentato un mercato interessante.

Al suo ritorno Greco, assistito da un plotone di consulenti McKinsey, procederà a nuovi interventi nell'organigramma del Gruppo. Sentendo l'aria che tira il responsabile della comunicazione, Mauro Gusto (un fedelissimo di Perissinotto), ha già messo il suo incarico a disposizione".

 

 

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