patuano recchi

TELECOM-MEDIA - DOPO LA CONVERSIONE DELLE AZIONI DI RISPARMIO DA PARTE DI RECCHI E DEL CONSIGLIO, L’AD PATUANO E’ STATO DI FATTO SFIDUCIATO MA LUI ESCLUDE LE DIMISSIONI - LA PROSSIMA GUERRA E’ SUL FUTURO ASSETTO DELLA COMPAGNIA - L'INTERESSE DI "ORANGE"

Gianluca Paolucci per “la Stampa”

 

marco patuano ad telecom italiamarco patuano ad telecom italia

Lo scontro su Telecom si sposta dal piano dei soci a quello del management. Il convulso consiglio di giovedì, che ha varato il piano di conversione delle azioni di risparmio e licenziato i conti del trimestre, ha fatto deflagrare pubblicamente uno scontro in realtà latente da mesi. Quello tra il presidente Giuseppe Recchi e l' amministratore delegato Marco Patuano e di due visioni opposte sul futuro assetto del gruppo.

 

Malgrado le dichiarazioni concilianti, quello consumatosi in consiglio è qualcosa più di uno strappo. Una vera e propria «mozione di sfiducia», azzarda qualcuno, malgrado il voto all' unanimità abbia salvaguardato la coesione formale del consiglio. La decisione di convertire le azioni risparmio - della quale si parla peraltro fin dai primi anni 2000, quando in Telecom c' era ancora Roberto Colaninno - è stata portata in consiglio dal presidente senza consultazione con l' ad. E Patuano, che pure aveva più volte in passato parlato dell' opportunità di una simile operazione, è rimasto spiazzato.

MARCO PATUANOMARCO PATUANO

 

«Sulla conversione delle azioni di risparmio in ordinarie c' è stato accordo in cda. Nessuna discussione», ha risposto Patuano a un analista ieri durante la presentazione dei risultati. Ma di certo c' è che le voci che da giorni s' inseguivano sulle possibili dimissioni del manager ieri hanno ripreso vigore.

 

Anche se lo stesso Patuano avrebbe detto ai suoi collaboratori di non avere intenzione di farsi da parte, almeno per il momento. La partita vera - anche tra i due manager e all' interno del consiglio - è però quella del futuro assetto della compagnia. Non a caso il primo motivo di frizione era stato, nei mesi scorsi, l' accordo con Metroweb e il ruolo della Cdp, con Patuano che spingeva molto in questa direzione, frenato però dal resto del consiglio.

 

maria pace odescalchi  giuseppe recchimaria pace odescalchi giuseppe recchi

Il progetto presentato dall' ad e fermato dal cda, secondo quanto ricostruito, prevedeva l'ingresso della Cdp nel capitale di Telecom come esito finale dell' operazione Metroweb, un esito per il quale sarebbe stato necessario sacrificare una parte della redditività dell' investimento. Progetto fermato con una duplice motivazione: da un lato quella industriale di non sacrificare la redditività degli investimenti.

 

Dall' altro una motivazione più «ideologica», perché avrebbe rappresentato il ritorno dello Stato (per il tramite della Cdp) nel capitale di Telecom. In questo clima, si è inserita la scommessa di Niel - che di fatto punta su un rialzo del titolo in un orizzonte temporale che va da sei mesi a due anni - e le voci reiterate di un interesse francese per Telecom che va oltre Vivendi. Ieri è tornato a parlarne il numero uno di Orange, Stéphane Richard, sottolineando che Telecom Italia «è uno dei grandi operatori che non fa parte di un'alleanza più ampia a livello europeo» e che nei prossimi 10 anni «si dovrà porre la questione di raggiungere un' alleanza».

giuseppe recchi presidente (2)giuseppe recchi presidente (2)

 

«Né io né il cfo Peluso abbiamo avuto alcun contatto con i soci, ma un accordo che porta valore non può che essere apprezzato» ha risposto Patuano agli analisti che gli chiedevano cosa ne pensano i grandi soci come Vivendi della conversione. Secondo fonti finanziarie, i francesi non si opporranno. Ma per capirci di più, sarà importante vedere cosa succederà all' assemblea del prossimo 15 dicembre.

NIELNIEL

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