1. I CONTRADAIOLI SI CHIEDONO SE LA MANO PESANTE DEI MAGISTRATI DI SIENA STIA RIAPRENDO UNO SQUARCIO POLITICO SU UNA VICENDA CHE SEMBRAVA “IN SONNO”. IN BALLO CON IL SEQUESTRO CI SONO QUEGLI 88 MILIONI DI EURO DI COMMISSIONI OCCULTE PERCEPITE DA NOMURA CHE FORSE SONO FINITE NEI MEANDRI OSCURI DELLA POLITICA 2. DEL TORCHIO DEVE METTERE SOTTO TORCHIO LA LINGUA: “L’ALITALIA È UN’IMMAGINE FEDELE DEI PROBLEMI DI QUESTA SCALCINATA NAZIONE” (VERO, VERISSIMO. MA UN PO’ DI STILE?) 3. DOPO DI PIETRO, LA GABANELLI FA FUORI ALEDANNO? IL COLPO FINALE ARRIVA DA SANTORO? 4. QUEL PARAGURU DI DRAGHI ORA SI ACCORGE CHE LE BANCHE ITALICHE APPLICANO TASSI “IRRAGIONEVOLI”. MA È LUI CHE HA PRESTATO 255 MILIARDI ALL’1% AFFINCHE’ LE BANCHE ACQUISTASSERO I BTP DELLE BANCHE TEDESCHE PER FAR CONTENTA LA MERKEL

1. SIENA SCHIENATA
Ai piani alti della Banca d'Italia ha destato sensazione la notizia lanciata questa mattina dall'agenzia Reuters secondo la quale la Guardia di Finanza e i magistrati di Siena che stanno indagando su MontePaschi sono entrati a via Nazionale.

Da quando è scoppiato il "caso Mussari" i vertici di Bankitalia sono sul chi va là perché temono di essere chiamati in causa quando sulla poltrona dell'Istituto centrale sedeva Mario Draghi e la Vigilanza era affidata alle mani di Anna Maria Tarantola, la capelluta signora di Casalpusterlengo che adesso è presidente della Rai.

Negli uffici della Banca d'Italia serpeggia un certo nervosismo e ad eccitare gli animi è arrivato il comunicato stampa del Procuratore della Repubblica di Siena, Tito Salerno, che i contradaioli di piazza del Palio hanno sempre considerato, per ragioni inspiegabili, vicino al "groviglio armonioso" che ha governato la città.

Il comunicato dimostra che non è vero, e conferma che è in corso di esecuzione a Siena, Roma, Milano, Bologna e Catanzaro un sequestro preventivo, "emesso d'urgenza" nei confronti di Banca Nomura per 1,8 miliardi di euro di cui 88 milioni costituiti da commissioni occulte percepite da Nomura e di 1,7 miliardi depositati da MontePaschi in favore della stessa Nomura a titolo di garanzia sul finanziamento ricevuto.

Nel comunicato si legge anche che il sequestro tocca Peppiniello Mussari per 2,3 milioni, Antonio Vigni per 9,9 milioni e Gianluca Baldassarri (ex-capo finanza) per 2,2 milioni.

In pratica tutti i contratti in essere tra la banca senese e l'istituto giapponese per la cosiddetta operazione Alexandria sono stati sequestrati e, si deduce che la confisca è scattata "in relazione al reato di usura aggravata e di truffa aggravata commessa ai danni della banca". Inoltre Mussari, Vigni e Baldassarri, insieme ai dirigenti pro tempore di Nomura Sadek Sayeed e Raffaele Ricci risultano indagati per aver infedeltà patrimoniale aggravata, false comunicazioni sociali e per aver ostacolato "l'esercizio delle funzioni delle pubbliche Autorità di Vigilanza".

Adesso i contradaioli di Siena si chiedono se la mano pesante del Procuratore stia riaprendo uno squarcio politico su una vicenda che sembrava "in sonno". In ballo con il sequestro ci sono quegli 88 milioni di euro di commissioni occulte percepite da Nomura che forse sono finite nei meandri oscuri della politica.

Nemmeno la Banca d'Italia di Draghi e della Tarantola è riuscita a trovarne le tracce perché, come dice il comunicato del Procuratore, "è stata ostacolata nell'esercizio delle sue funzioni". Parole che creano sollievo ai vertici di via Nazionale.


2. DOPO DI PIETRO, LA GABANELLI FA FUORI ALEDANNO?
Le luci degli uffici del Campidoglio sono rimaste accese fino a tarda notte per preparare il documento annunciato ieri sera dal sindaco dalle scarpe ortopediche Alemanno come risposta alla bomba atomica sganciata da Milena Gabanelli nel programma "Report" di domenica sera.

Fino a questo momento sul sito ufficiale del Comune non c'è traccia dell'autodifesa e si legge soltanto un pistolotto sul lavoro dell'Assemblea Capitolina che in cinque anni ha approvato 550 delibere durante 483 sedute. La botta comunque è stata durissima e la Giovanna d'Arco dei poveri ha costruito un noir raccapricciante che le è valsa la pole position nelle "quirinarie" del Movimento 5 Stelle.

Il plebiscito verso la 59enne giornalista piacentina è un'altra ferita dolorosa nel costato del sindaco che ha inondato la Capitale con i manifesti "Insieme per la legalità".

Se la Gabanelli andrà al Quirinale ,come auspicano i seguaci del Masaniello di Genova, sul piazzale antistante il Palazzo sarà eretta una ghigliottina e i corazzieri avranno il compito di raccogliere le teste sanguinolente come ai tempi della Rivoluzione francese.

Questo lo sanno bene i 299 collaboratori di Alemanno che lavorano nel suo Gabinetto e insieme a loro i 280 dirigenti che - come rivela il libro "Il Saccheggio" - costano 30 milioni di euro l'anno. All'alba si sono spente le luci dell'ufficio stampa dove 72 addetti non sono riusciti a salvare l'immagine del povero Alemanno.

L'impresa è fallita ma ha consentito a questo plotone di centurioni ,che supera di dieci volte quello della Casa Bianca, di succhiare le mammelle della Lupa garantendo al capo ufficio stampa, Simone Turbolente, uno stipendio di oltre 167mila euro. E quando il documento di risposta alla Gabanelli sarà pubblicato sul sito ufficiale del Comune, i 72 volontari dovranno tener d'occhio le mosse di Michele Santoro che potrebbe tornare sull'argomento nella prossima puntata di "Servizio Pubblico".


3. DEL TORCHIO DEVE METTERE SOTTO TORCHIO LA LINGUA
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che giovedì un bolognese doc potrebbe lasciare la sua città per piazzarsi a Roma.

Forse non sara' Romano Prodi, ma Gabriele Del Torchio, il manager della Ducati che ha accettato di salire nella cabina di pilotaggio dell'Alitalia. Negli ultimi due giorni quest'uomo che dal 2007 ha lavorato nella casa motoristica rendendola appetibile ai tedeschi dell'Audi, ha trattato il suo compenso con Roberto Colaninno e pare che abbia raggiunto un accordo soddisfacente.

Negli uffici di Fiumicino ,dove le hostess rimpiangono la figura "vibrante" dell'ex-amministratore delegato Andrea Ragnetti, aspettano Del Torchio e sperano che oltre a mettere una pezza sulla perdita dell'Alitalia di 280 milioni di euro, sappia mordersi la lingua.

Nell'intervista di domenica su "Repubblica" il 62enne bolognese (nato in realtà a Varese) ha esordito con un linguaggio scomposto e grossolano. Dopo aver detto che l'Alitalia è un'ipotesi interessante si è dichiarato disposto a dare un contributo "a questa scalcinata nazione dove l'Alitalia è un'immagine fedele dei problemi del Paese".

4. QUEL PARAGURU DI DRAGHI ORA SI ACCORGE CHE LE BANCHE ITALICHE APPLICANO TASSI "IRRAGIONEVOLI".
Da quando si è insediato alla presidenza della BCE nel novembre 2011, Mario Draghi non ha mai smesso nemmeno per un momento di perdere di vista la situazione italiana.
E lo ha fatto non solo per le responsabilita' istituzionali, ma anche sotto il profilo politico come ha dimostrato con la famosa lettera che dettava l'agenda di Mario Monti.

Adesso che il Professore di Varese si è suicidato per presunzione e velleità politiche, è probabile che Draghi aspetti con una certa ansia la giornata di giovedì quando in Parlamento si voterà il nuovo Presidente della Repubblica. Non è un mistero che le sue preferenze vadano in direzione di Giuliano Amato, l'uomo che nel '92 prese in mano il Governo per inaugurare la stagione delle privatizzazioni auspicata sul panfilo Britannia dai big delle merchant bank internazionali e dalla finanza anglosassone dove Draghi ha lavorato tre anni.

La battaglia per il Quirinale non è però l'unico argomento italiano che stimola il suo interesse. Per questo motivo ha seguito con attenzione il lavoro dei sei saggi ai quali Napolitano ha affidato il compitino delle proposte economiche per guadagnare tempo, e si e' compiaciuto per la presenza di Salvatore Rossi, il baffuto economista che nominò alla Banca d'Italia al vertice dell'Ufficio Studi.

Nessuno dei saggi tuttavia ha pensato di aggiungere alle 10 proposte il minimo cenno al tema delle banche verso le imprese. Ci ha pensato lui ieri all'università di Amsterdam, una delle più antiche accademie europee (fondata nel 1632), dove gli studenti della facoltà di economia e commercio lo hanno ascoltato con attenzione. E qui il presidente della BCE dopo aver denunciato la perdita di competitività "cronica" dei Paesi sotto stress ha fatto per la prima volta un'affermazione sorprendente.

Il tono è stato quello di una ramanzina nei confronti delle banche che non prestano denari a tassi ragionevoli creando conseguenze gravissime per le piccole e medie imprese.

La mancanza di credito - ha detto Draghi - è "sconcertante" perché queste realtà contribuiscono per tre quarti all'occupazione nell'area Euro. A dire il vero è sconcertante il ritardo con cui l'uomo di Francoforte si accorge della scarsa ragionevolezza delle banche. Appena arrivato all'Eurotower ha aperto i rubinetti del credito offrendo agli istituti mille miliardi al tasso ridicolo dell'1%.

In quel momento l'operazione, salutata da Corradino Passera per la sua "grandissima saggezza", consentì alle banche italiane di prendere a prestito 255 miliardi con i quali comprarono 131 miliardi in Btp fottendosene altamente di ridistribuire lo zuccherino dentro l'economia reale.

L'effetto e' stato comunque salvifico per evitare che in Europa e in Italia scoppiasse una bolla devastante e lo spread ha cominciato a diminuire con grande soddisfazione di Mario Monti e dei mercati. Purtroppo i rifornimenti non hanno portato effetti benefici nel mondo delle imprese, e anche se la Banca d'Italia ancora oggi indica il tasso medio dei finanziamenti pari al 3,5%, qualsiasi imprenditore sa che il denaro in banca ,se gli viene concesso, è pagato a un prezzo ben piu' salato.

Anche nelle filiali dei maggiori istituti ci sono direttori e funzionari che senza guardare la storia e i bilanci delle piccole e medie aziende mandano le carte alla casa madre dove sulla base di modelli matematici, qualcuno decide linee di credito a tassi superiori nella maggior parte dei casi al 10-11%.

Nei giorni scorsi il "Sole 24 Ore" per bocca del direttore Roberto Napoletano ha lanciato l'idea di creare un nuovo veicolo finanziario di diritto privato per mettere in sicurezza le aziende sane che soffrono il morso di una politica ottusa. E oggi sulle colonne del giornale di Confindustria banchieri come Enrico Cucchiani, Roberto Nicastro e Pellegrino Capaldo esprimono il loro consenso e considerano l'idea interessante. Senza nulla togliere al valore della proposta basterebbe che questi illustri banchieri dagli stipendi generosi spiegassero ai direttori delle filiali che non basta schiacciare un bottone per salvare o uccidere un'impresa.

Se ancora non l'hanno capito vadano a rileggersi lo speech dell'italiano che lavora a Francoforte. Anche lui con un ritardo, privo di ogni giustificazione, ha strigliato le banche e si è accorto che l'economia reale non può sostenere il peso di tassi fuori dalla realtà.

 

 

NOMURA BANCA ITALIAAnna Maria Tarantola GIANLUCA BALDASSARRI jpegGIUSEPPE MUSSARI ANTONIO VIGNIANTONIO DI PIETRO CON LA COPPOLAmilena gabanelli Simone Turbolente GABRIELE DEL TORCHIOMARIO DRAGHI GIULIANO AMATO MARIO MONTI Enrico Cucchiani PELLEGRINO CAPALDOpassera con grilli ROBERTO NICASTRO Federico Ghizzoni

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