QUEL LEASING CHE FA MALE A MEDIOBANCA – MENTRE PROSEGUE L’INCHIESTA SU UNIPOL, UN’ALTRA VICENDA IMPENSIERISCE IL GRANDE CAPO NEGO NAGEL: UN GRUPPO DI AGENTI DELLA CONTROLLATA SELMABIPIEMME, GIA’ IN ROSSO PER 12,8 MILIONI, FA CAUSA E CHIEDE 7 MILIONI DI RISARCIMENTI

Carlotta Scozzari per Dagospia

Per l'amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, è probabile che quella attuale non sia una delle fasi più tranquille e serene. E così, mentre a impensierirlo potrebbe essere l'indagine in corso del procuratore milanese Luigi Orsi sulla fusione tra Unipol e Fondiaria-Sai (Nagel non risulta tra gli indagati ma l'istituto di Piazzetta Cuccia è stato innegabile regista della maxi integrazione assicurativa), un'altra grana, sia pure in scala decisamente minore, va delineandosi all'orizzonte.

E viene dal mondo del leasing, dove tra l'altro negli ultimi tempi Mediobanca ha già avuto qualche gatta da pelare. Basti pensare alla truffa delle false vendite da quasi 120 milioni di euro di cui a dicembre ha dato notizia "La Stampa" e che ha coinvolto Telecom Italia e Teleleasing, società attiva nel settore dei prestiti e partecipata per il 20% dalla società di telefonia guidata da Marco Patuano e per la quota di maggioranza dell'80% da Selmabipiemme, a sua volta controllata al 60% da Mediobanca e al 40% dalla Popolare di Milano.

E adesso il gruppo di Piazzetta Cuccia guidato da Nagel e presieduto da Renato Pagliaro deve fare i conti con altri problemi, che arrivano direttamente da Selmabipiemme, la società che tra l'altro custodisce le due partecipazioni di controllo in Palladio Leasing e in Teleleasing (che in scia alla storiaccia Telecom è stata messa in liquidazione).

Secondo quanto risulta a Dagospia, alcuni agenti con rapporto trentennale con Selmabipiemme accusano la capogruppo di avere agito con l'obiettivo di ridurre il fatturato prodotto dalla rete attraverso una sistematica bocciatura ai piani alti delle loro pratiche di fido portate avanti con la clientela. Il tutto - è sempre la posizione di questi agenti - al fine "dirottare" il giro di affari su un'altra controllata di Mediobanca, la Compass, che lavora a tassi di interesse più elevati ed è perciò più redditizia.

Un'operazione più che lecita, per carità: la capogruppo è libera di scegliere i propri cavalli su cui puntare; non a caso l'ad Nagel, un anno fa, ha annunciato che quello del leasing non rientra più tra i business chiave di Mediobanca. Ma gli agenti di Selmabipiemme lamentano di non essere stati avvisati in tempo della cosa e di non essere stati messi nelle condizioni di prendere le dovute precauzioni per tutelare i propri affari; in sostanza, nelle condizioni di cercarsi un'altra società per cui lavorare.

Selmabipiemme, dal canto suo, si difende facendo notare che gli agenti sarebbero comunque stati liberi di farlo, visto che non avevano un mandato in esclusiva, ma gli stessi replicano che una clausola contrattuale imponeva loro il raggiungimento di determinati obiettivi stabiliti dalla società, che di fatto avrebbero loro impedito di potere lavorare per altri.

Insomma, un bel rebus, che ha spinto cinque di queste agenzie, nel periodo che va dalla metà del 2012 alla fine del 2013, a procedere per vie legali. Una di queste ha già raggiunto una transazione con Selmabipiemme, mentre i contenziosi civili delle altre quattro sono tuttora pendenti presso l'undicesima sezione del Tribunale di Milano. In totale, le quattro agenzie chiedono alla società 7 milioni, in forma di indennità di varia natura.

Una cifra che se appare piccola per la capogruppo Mediobanca, non lo è per Selmabipiemme, che ha chiuso l'ultimo bilancio, al 30 giugno scorso, in perdita per 12,8 milioni, dato che si confronta con il rosso di 8,3 milioni dell'esercizio precedente e che sarà coperto completamente attraverso l'utilizzo della riserva statutaria.

In effetti gli agenti "in rivolta" hanno ragione perché il calo del fatturato c'è: il margine di intermediazione è sceso da 27,9 a 24,8 milioni, ma se loro imputano la cosa a una scelta deliberata della capogruppo di cui sono stati tenuti all'oscuro, il bilancio di Selmabipiemme motiva il rosso con "un maggior costo della raccolta e oneri non ricorrenti legati alla ristrutturazione aziendale in corso", sottolineando peraltro come l'intero mercato del leasing italiano in generale, nel 2012, abbia registrato "una flessione estremamente marcata dell'attività".

Nell'ultimo bilancio, Selmabipiemme ha messo le mani avanti e ha aumentato i "fondi per rischi e oneri" da 642mila euro a 4,53 milioni. Un milione, in particolare, è stato accantonato in relazione a "costi stimati per cause passive in corso"; espressione con la quale è possibile che si faccia riferimento ai contenziosi civili con le quattro agenzie. Poco più di tre milioni, invece, sono stati accantonati per "costi stimati per incentivi all'esodo", a dimostrazione del fatto che la controllata del leasing di Mediobanca sta tentando di piantare baracca e burattini.

In ogni caso, le cause pendenti al Tribunale di Milano per Selmabipiemme rappresentano una grana in più che Nego Nagel avrebbe volentieri evitato. Poi si capisce perché il banchiere compri casa a Londra e cerchi di spostare nella City gli affari di Mediobanca: per quanto perfida, Albione, in questa fase, è senz'altro più clemente di Milano e dintorni.

 

 

MARCO TRONCHETTI PROVERA ALBERTO NAGEL E ANDREA BONOMI FOTO BARILLARI nagel Domenico Orsini Luigi Ficacci Anna Coliva e Carlo Giovannelli MARCO PATUANORENATO PAGLIARO P MEDIOBANCA

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