ROCHE-NOVARTIS, PROCURE IN CAMPO - IPOTESI REATO È DISASTRO MA SI PROCEDE ANCHE PER ASSOCIAZIONE DELINQUERE E CORRUZIONE

1. ROCHE-NOVARTIS, IPOTESI REATO È DISASTRO
TORINO, SI PROCEDE ANCHE PER ASSOCIAZIONE DELINQUERE E CORRUZIONE
Ansa.it
- Disastro doloso, associazione a delinquere e corruzione. Questi i reati ipotizzati dalla Procura di Torino nell'inchiesta sul medicinale salvavista Avastin, per il quale l'antitrust ha sanzionato due grandi case farmaceutiche.

Il disastro doloso è contestato perché si ritiene siano state messe in atto procedure che possono avere messo in pericolo la salute di pazienti in tutta Italia. L'associazione per delinquere è relativa alla truffa e al reato di rialzo o ribasso fraudolento di prezzi.

C'è anche una ipotesi di corruzione nell'inchiesta che la Procura di Torino conduce sul caso del farmaco salvavista Avastin, ma in questo filone non ci sono indagati. L'ipotesi è stata la conseguenza di un esposto della Soi (Società Oftalmologica Italiana) in cui si parla di possibili complicità all'interno dell'Aifa e di Ema (European Medicinal Agency).


2. SCANDALO MEDICINALI
PRIMI INDAGATI
DENTRO BIG PHARMA
Paolo Russo per La Stampa

Dopo la maxi multa dell'Autorità Antitrust ai due colossi farmaceutici, la vicenda Avastin-Lucentis registra un salto di qualità giudiziario. Si muovono due procure - Roma e Torino - che avrebbero già iscritto nel registro degli indagati qualche pezzo grosso delle industrie coinvolte. Due fascicoli paralleli. E approda in tribunale anche la polemica tra medici e l'Agenzia ministeriale del farmaco: l'Aifa infatti querela la società di oftalmologia.

Quest'ultimo aspetto dello scandali nasce dalla presa di posizione dei medici specialisti, secondo i quali responsabilità le avrebbe anche l'Aifa «l'unica al mondo ad aver sposato la balla della maggior pericolosità dell'Avastin prodotto dalla Roche», il medicinale utilizzato per curare la maculopatia, prima causa di cecità in Italia, ma non autorizzato per uso oftalmico.

Indicazione terapeutica concessa invece per il dieci volte più costoso Lucentis della Novartis, che però possiede oltre il 30% delle quote di Roche, con la quale avrebbe fatto cartello per far prescrivere il prodotto più caro. «La nostra stima molto prudenziale - ha detto Giovanni Petruzzella, presidente dell'Antitrust che ha comminato la maxi multa di 180 milioni alle due multinazionali - è di 45 milioni di spreco solo l'anno passato e di svariate centinaia di milioni per gli anni a venire».

Per questo sono state aperte le indagini giudiziarie per aggiotaggio e truffa aggravata. L'indagine torinese, affidata al pm Raffaele Guariniello, è partita nel 2012 sulla base di una denuncia della Società Oftalmologica Soi, che ha inviato un esposto chiedendo di valutare anche il reato di corruzione. Nel mirino degli investigatori finisce anche il lobbismo esercitato nell'ottobre 2012 in Parlamento.

L'allora ministro della Salute, Renato Balduzzi, aveva inserito in un decreto la norma che autorizzava l'uso «off- label», per indicazioni terapeutiche non registrate, quando il profilo di sicurezza del farmaco non era «inferiore a quello del farmaco autorizzato», e qualora quest'ultimo risultasse «eccessivamente oneroso» per lo Stato. Esattamente il caso Avastin-Lucentis.

Ma un emendamento bipartisan cancellò tutto.
Ieri è intervenuta Beatrice Lorenzin, ministro della Salute: «Il ministero ha più volte chiesto all'Agenzia italiana per il farmaco i necessari chiarimenti. Il tema dell'off-label è rimasto per troppo tempo sospeso e va affrontato in modo molto serio».
Intanto ieri è toccato all'Aifa discolparsi con una lunga nota.

Con la quale ricorda che il 30 agosto del 2012 l'Agenzia europea dei medicinali aveva modificato il profilo del rapporto rischio-beneficio di Avastin, facendo riferimento alle segnalazioni di gravi reazioni avverse. Le stesse in verità registrate anche per Lucentis, non per questo ritirato dal mercato in quanto unica opportunità di cura per tante persone a rischio di perdere la vista. Il problema, come rivela la stessa Aifa, è che per Avastin la Roche non ha mai raccolto dati su eventuali reazioni avverse come sarebbe stata obbligata a fare.

E le Regioni, sollecitate dalla stessa Agenzia, hanno fornito indicazioni solo per 34 pazienti su 44 mila trattati con i due farmaci. Da qui la decisione dell'Aifa di non autorizzare l'uso di Avastin a carico dello Stato.
«Non abbiamo preso soldi, siamo un'istituzione con la schiena dritta come la faccenda Stamina ha dimostrato», ha replicato stizzito Il direttore dell'Aifa, Luca Pani, annunciando querela al presidente della Società di oftalmologia, Matteo Piovella.

Dopo la maxi multa dell'Autorità Antitrust ai due colossi farmaceutici, la vicenda Avastin-Lucentis registra un salto di qualità giudiziario. Si muovono due procure - Roma e Torino - che avrebbero già iscritto nel registro degli indagati qualche pezzo grosso delle industrie coinvolte. Due fascicoli paralleli. E approda in tribunale anche la polemica tra medici e l'Agenzia ministeriale del farmaco: l'Aifa infatti querela la società di oftalmologia.

Quest'ultimo aspetto dello scandali nasce dalla presa di posizione dei medici specialisti, secondo i quali responsabilità le avrebbe anche l'Aifa «l'unica al mondo ad aver sposato la balla della maggior pericolosità dell'Avastin prodotto dalla Roche», il medicinale utilizzato per curare la maculopatia, prima causa di cecità in Italia, ma non autorizzato per uso oftalmico.

Indicazione terapeutica concessa invece per il dieci volte più costoso Lucentis della Novartis, che però possiede oltre il 30% delle quote di Roche, con la quale avrebbe fatto cartello per far prescrivere il prodotto più caro. «La nostra stima molto prudenziale - ha detto Giovanni Petruzzella, presidente dell'Antitrust che ha comminato la maxi multa di 180 milioni alle due multinazionali - è di 45 milioni di spreco solo l'anno passato e di svariate centinaia di milioni per gli anni a venire».

Per questo sono state aperte le indagini giudiziarie per aggiotaggio e truffa aggravata. L'indagine torinese, affidata al pm Raffaele Guariniello, è partita nel 2012 sulla base di una denuncia della Società Oftalmologica Soi, che ha inviato un esposto chiedendo di valutare anche il reato di corruzione. Nel mirino degli investigatori finisce anche il lobbismo esercitato nell'ottobre 2012 in Parlamento.

L'allora ministro della Salute, Renato Balduzzi, aveva inserito in un decreto la norma che autorizzava l'uso «off- label», per indicazioni terapeutiche non registrate, quando il profilo di sicurezza del farmaco non era «inferiore a quello del farmaco autorizzato», e qualora quest'ultimo risultasse «eccessivamente oneroso» per lo Stato. Esattamente il caso Avastin-Lucentis.

Ma un emendamento bipartisan cancellò tutto.
Ieri è intervenuta Beatrice Lorenzin, ministro della Salute: «Il ministero ha più volte chiesto all'Agenzia italiana per il farmaco i necessari chiarimenti. Il tema dell'off-label è rimasto per troppo tempo sospeso e va affrontato in modo molto serio».
Intanto ieri è toccato all'Aifa discolparsi con una lunga nota. Con la quale ricorda che il 30 agosto del 2012 l'Agenzia europea dei medicinali aveva modificato il profilo del rapporto rischio-beneficio di Avastin, facendo riferimento alle segnalazioni di gravi reazioni avverse.

Le stesse in verità registrate anche per Lucentis, non per questo ritirato dal mercato in quanto unica opportunità di cura per tante persone a rischio di perdere la vista. Il problema, come rivela la stessa Aifa, è che per Avastin la Roche non ha mai raccolto dati su eventuali reazioni avverse come sarebbe stata obbligata a fare. E le Regioni, sollecitate dalla stessa Agenzia, hanno fornito indicazioni solo per 34 pazienti su 44 mila trattati con i due farmaci.

Da qui la decisione dell'Aifa di non autorizzare l'uso di Avastin a carico dello Stato.
«Non abbiamo preso soldi, siamo un'istituzione con la schiena dritta come la faccenda Stamina ha dimostrato», ha replicato stizzito Il direttore dell'Aifa, Luca Pani, annunciando querela al presidente della Società di oftalmologia, Matteo Piovella.

 

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