ROUBINI: “ALTRO CHE FISCAL COMPACT, QUI SERVE UN GROWTH COMPACT, UN PATTO PER LA CRESCITA”

Eugenio Occorsio per "la Repubblica"


«Se attacchi frontalmente la crisi, finisci col peggiorarla. Le riforme strutturali sono necessarie ma la realtà dei fatti dimostra che deve essere rivisto il loro timing,
altrimenti Paesi come l'Italia, la Spagna, la Grecia, dalla recessione non usciranno mai». Nouriel Roubini, appena tornato nel suo ufficio della New York University dall'ennesimo tour europeo, lancia le sue proposte di alternativa all'austerity.

PROPOSTE concrete e fattibili, ma soprattutto necessarie. «Le scadenze di finanza pubblica vanno prorogate di almeno due-tre anni. Si è visto che il rigore non solo non basta, ma aggrava di giorno in giorno la situazione. Bisogna rovesciare l'impostazione voluta dalla Germania e puntare sulla più ampia circolazione di moneta per rilanciare la domanda aggregata, i consumi, la capacità di guadagno. Fare come gli Stati Uniti e adesso anche il Giappone. Altrimenti il pericolo ogni giorno più serio è quello di rivolte di piazza, violenza, nazionalismi. E sempre più spesso nelle elezioni vinceranno partiti di destra, antieuropei, populisti».

C'è qualche riferimento all'Italia?
«L'affermazione di forze antagoniste alle scelte europee e la frammentazione del sistema politico italiano, premessa alla formazione di un governo che comunque sarà debole, sono conseguenze dirette della crisi e dell'austerity che questa crisi sta aggravando, imposta dall'Europa».

Ma come si fa a convincere Berlino, Bruxelles, Francoforte, che è urgente cambiare registro?
«Non è semplice almeno fino alle elezioni tedesche d'autunno, che sono abbastanza incerte anche se è probabile che Angela Merkel vincerà pur di misura. Dopodiché verosimilmente i socialdemocratici entreranno nella coalizione. E allora c'è la ragionevole speranza, che mi hanno confermato personalmente nei giorni scorsi alcuni esponenti politici tedeschi di primo piano, che la Germania ammorbidirà alcune delle sue posizioni.

E non è neanche escluso che si arrivi alla proroga di cui parlavo a favore dei Paesi più in difficoltà, compresa l'Italia, per tutto il pacchetto di risanamento fiscale, dal pareggio di bilancio sia strutturale che nominale (cioè quello che comprende nelle uscite anche gli interessi, ndr) per inseguire il quale si sta imponendo un carico di tasse insopportabile, fino al taglio dei rapporti fra Pil e deficit e debito.

Tutte misure necessarie ma che bisogna poter raggiungere in un tempo più ampio di quello previsto, che è praticamente subito. Problemi come la finanza pubblica non possono essere risolti solo con una terapia d'urto, brutale, controproducente e profondamente recessiva».

Fra le sue proposte "alternative" quali sono quelle che riguardano la banca centrale?
«La Bce dev'essere più aggressiva. Intanto abbattendo i tassi a zero, permettendo una riduzione dell'euro del 10-20% e ridando fiato all'export. L'hanno fatto l'America, il Giappone, la Gran Bretagna, non si vede perché solo l'Europa non debba farlo. E poi vanno intraprese operazioni di monetary e di credit easing.

Le prime sono estensioni delle Omt (outright monetary transaction) lanciate da Draghi. Occorre cogliere qualsiasi opportunità per ampliare la massa di denaro circolante, senza paura dell'inflazione che è un pericolo lontanissimo né preoccupazioni di vincoli di statuto che possono essere rispettati pur ampliando la capacità operativa. Il tutto per sostenere la domanda, i consumi, i redditi, proprio quelle voci che l'austerity sta mortificando.

Il credit easing invece è rivolto alle banche nazionali, che vanno incentivate a sbloccare la stretta creditizia che mortifica specialmente le piccole aziende. Serve creatività: per esempio, ricorrere allo strumento della cartolarizzazione impacchettando blocchi di crediti verso le piccole aziende, creare così nuovi titoli e presentarli alla Bce che li sconta».

Fra la Bundesbank terrorizzata dall'inflazione e l'azzardo morale che la Germania sicuramente vedrebbe in quest'ultima operazione non le sembrano poche le speranze che tali misure vedano la luce?
«Bisogna congegnarle bene. Per il credit easing va prevista una garanzia diretta del Fondo salva stati che riduca al 10-20% le possibilità di fallimento di queste obbligazioni. Così l'operazione sarebbe accettabile per Berlino. Sono misure d'emergenza, ma serve realismo: l'intera costruzione europea è in pericolo, e se crolla tutto anche per Berlino è un disastro.

Ma la Germania, essendo uno dei pochi Paesi in surplus, e guarda caso la maggiore economia europea, deve pure favorire i consumi interni tagliando le tasse, e avviare programmi di investimenti infrastrutturali in grado di rilanciare la domanda. Anche l'Europa ha bisogno di un piano di infrastrutture coordinato dalla Banca europea degli investimenti e finanziato con emissioni apposite di obbligazioni. Il debutto degli eurobond, da utilizzare anche per altre operazioni».

Quali, per esempio?
«Per sovvenzionare un massiccio programma rivolto ai giovani. Sono inaccettabili i livelli di disoccupazione giovanile. Serve un progetto europeo di prestiti speciali a lungo termine e bassi tassi, alle aziende che assumono e formano i giovani. Penso a un progetto da 50 miliardi per prestiti da 10mila euro o da 100 miliardi per prestiti da 20mila: sarebbe possibile assumere 5 milioni di giovani. Vede, a queste iniziative l'Europa deve pensare, e invece ci si è ristretti all'aspetto fiscale. Altro che fiscal compact, qui serve un growth compact, un patto per la crescita».

 

 

Nouriel Roubini in un ristorante di New YorkNouriel Roubini e moglie CERNOBBIO ROUBINI e le girlsANGELA MERKEL RITRATTA COME PRIGIONIERA DI UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO DA UN MAGAZINE POLACCOUNA DELLE FEMEN CONTESTA PUTIN ANGELA MERKEL SBIGOTTITA MERKEL LA PRESSE ANGELA MERKEL E PEER STEINBRUECK Monti e Merkel a Berlino bc bf af df daf f c

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