SVOLTA FILODRAMMATICA: IL ‘’SALOTTO BUONO’’ DI MEDIOBANCA, MASSIMO CENTRO DI POTERE ERA CUCCIA, E’ FALLITO COME L’ITALIA - NAGEL, BANCHIERE SENZA SPORTELLI, DOVE VA?

Francesco Manacorda per "La Stampa"

Via Filodrammatici, cuore della vecchia Milano e centro del potere finanziario casalingo, dove sorge la sede di Mediobanca, è una strada stretta dove le pochissime vetture ammesse - quasi sempre berline con autista - non possono passare due alla volta. Se per caso s'incrociano sono costrette a cervellotiche manovre.

Eppure è proprio in via Filodrammatici che, con tutte le incognite del caso, Alberto Nagel dovrà tentare una complessa inversione ad U nelle strategie dell'istituto. Quella annunciata ieri dall'amministratore delegato di Mediobanca, ha davvero i contorni di una rivoluzione: non più investimenti fatti per stabilizzare aziende della «galassia» del Nord o per aiutare amici degli amici (do you remember Ligresti?), né operazioni di «sistema» come l'infausta blindatura di Telecom nella scatola - ma forse era più un pacco - Telco.

Invece la decisione di concentrare il capitale verso l'attività bancaria vera e propria, contando di rafforzare l'istituto non solo come banca d'affari, ma anche nel private banking e nell'attività retail.

Come e perché questa inversione ad U e quali effetti potrà determinare? In primo luogo bisogna dire che non è una manovra improvvisata, ma che si tratta comunque di una sterzata brusca, come si danno quando si vuole evitare un grave pericolo. In questo caso il pericolo, evidenziato da Nagel fin dal primo consiglio dello scorso novembre in cui ha cominciato a delineare il suo piano, era quello che la banca venisse affossata proprio dalle sue partecipazioni.

Sette mesi fa l'ad ha spiegato ai consiglieri come negli ultimi cinque anni Mediobanca avesse dovuto effettuare svalutazioni sulle sue partecipazioni per 2,5 miliardi di euro e come le prospettive fossero buone per l'attività bancaria e cattive per i soldi immobilizzati nella rete delle quote cosiddette «strategiche», che va per l'appunto da Telco a Rcs, passando in parte - ma qui il discorso è diverso anche da Generali.

Insomma,l'uscita da molti salotti buoni dell'istituto ma attenzione, la stessa Mediobanca resta un salottino buono visto che il patto di sindacato dei suoi soci non si scioglie non dipende da una repentina conversione dei suoi manager alle regole del liberissimo mercato e alle delizie delle public companies, quanto da un effetto collaterale ma assai sensibile della crisi finanziaria in atto dal 2007.

Con meno soldi in giro, con la necessità di concentrare il capitale su attività redditizie e l'impossibilità di chiedere nuovi fondi ai soci, che resta da fare se non vendere un po' di argenteria di famiglia, specie quella che si usa di meno? E' quello che è successo alle Generali, sotto la guida di Mario Greco e sotto l'egida della stessa Mediobanca, ed è quello che farà ora l'istituto. Anche se con qualche distinguo: la cessione di un 3% delle Generali, ad esempio, serve a far cassa, ma sul restante 10% non c'è alcuna intenzione di scendere; anzi Nagel intende restare maggior azionista di Trieste.

Se insomma fino a oggi Mediobanca è stata, secondo la celebre definizione di Enrico Cuccia, un ircocervo, animale mitologico metà banca d'affari e metà holding di partecipazioni, adesso si trasformerà in una bestia meno leggendaria ma forse più efficace, perdendo di fatto gran parte del ruolodi holding di partecipazioni.

Di quale animale si tratterà, però, nessuno ancora lo sa: un cavallo libero di cogliere opportunità dove ci siano potrebbe essere la licenza poetica di Nagel, se solo un banchiere - e di Mediobanca per di più - si potesse concedere licenze poetiche. Un cinghialone azzoppato è parso temere invece ieri il mercato, con quella secca ondata di vendite che ha buttato giù il titolo del 10%, che senza quella rete di rapporti garantita dai suoi pacchetti azionari faticherà a fare la banca d'affari.

Di sicuro, comunque, sarà un animale diverso da quello un po' sonnacchioso e spesso aggrappato alla criniera del Leone di Trieste, che eravamo abituati a vedere. Un animale che, se vuole davvero uscire dalla strada stretta di via Filodrammatici, dovrà scoprirsi più agile e veloce di quanto sia mai stato.

 

Alberto Nagel e Roberta Alberto Nagel article MARCO TRONCHETTI PROVERA E ALBERTO NAGEL FOTO BARILLARI RENATO PAGLIARO E ALBERTO NAGEL DAL CORRIERE jpegALBERTO NAGEL E ROBERTA FURCOLOMARIO MONTI ALBERTO NAGEL

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?