SARMI NON S'HA DA FARE? - IL CDA TELECOM POTREBBE NOMINARE UN PRESIDENTE IN 2 SETTIMANE - FOSSATI ALL’ATTACCO FINALE

1. TELECOM, LA STRETTA SUL PRESIDENTE - TROPPI IMPEGNI PER SARMI, ENTRO DUE SETTIMANE LA SCELTA DEL NOME
Massimo Sideri per il "Corriere della Sera"

Tutto da rifare per Telecom. E in poco tempo: due settimane. Sembra questo il nuovo mood maturato in queste ultimissime ore tra gli azionisti di Telco, la cassaforte che controlla il gruppo telefonico con il 22,4% del capitale. Il quadro è articolato ma può essere sintetizzato così: non ci sono segnali di passi avanti o indietro sul dossier Massimo Sarmi. Dunque, in teoria, la palla sarebbe ancora a centrocampo.

Ma nel contesto attuale questa assenza di movimenti sul radar starebbe diventando un problema. L'opzione «limbo» - sebbene valutata positivamente dalla Borsa che anche ieri ha premiato il titolo portandolo vicino al picco delle ultime 52 settimane (75 centesimi contro 78) - è troppo pericolosa e il gruppo ha bisogno di una guida. Fin dall'inizio, l'amministratore delegato di Poste Italiane è stato individuato dalla maggioranza dei soci Telco come il candidato ideale per gestire una Telecom in un passaggio così difficile. Ma Sarmi è troppo impegnato sul fronte Alitalia e, comunque, il salvataggio e l'ingresso nella compagnia aerea complica di molto anche la sua successione.

Per una partita così importante, dalle valenze non solo occupazionali ma anche politiche, il governo non può più puntare per il dopo Sarmi su un amministratore delegato di transizione fino alla scadenza naturale di aprile.

Così Egon Zehnder, la società di cacciatori di teste messa in azione per individuare dei curricula, avrebbe ricevuto le indicazioni sul profilo da individuare. Ma proprio questo è il punto scivoloso. Fin dal primo giorno di uscita di Franco Bernabè, con il passaggio temporaneo delle deleghe all'amministratore delegato, Marco Patuano, si è discusso di come riequilibrare la governance della società telefonica. Bernabè aveva preteso e ottenuto tutte le deleghe strategiche e operative, salvo il mercato mobile nazionale di cui si è sempre occupato Patuano.

I soci di Telco vorrebbero approfittare del passaggio per tornare a una suddivisione dei poteri tra amministratore delegato e presidente più tradizionale, anche se sui poteri da dare al presidente non c'è una linea unitaria e non tutti sarebbero per la linea talebana (cioè il presidente da campanello, come si usa dire).

Ora è giunto il momento di chiudere la querelle . In questi giorni ci sarebbe stato anche un comitato nomine per affrontare la questione. E il nuovo diktat è trovare la quadra in due settimane.


2. LA SPINTA DI FOSSATI E IL VERTICE CON GALATERI
Federico De Rosa per il "Corriere della Sera"

Lo scenario cambia di nuovo. L'entrata a gamba tesa di Marco Fossati su Telecom Italia stavolta è qualcosa di ben più serio delle azioni di disturbo portate avanti negli anni dall'ex patron della Star. La richiesta di un'assemblea per revocare i consiglieri di nomina Telco è una pericolosa mina sulla strada che deve percorrere Telefonica per arrivare al controllo di Telecom. Il D-Day scatterà il primo gennaio dell'anno prossimo ma Fossati spera di arrivare prima.

Di certo, dopo la sua mossa, i soci hanno iniziato a serrare le file. Ieri, secondo alcune voci, a Roma ci sarebbe stato un vertice tra il presidente delle Generali e uomo di raccordo con gli spagnoli, Gabriele Galateri di Genola, l'amministratore delegato del gruppo telefonico, Marco Patuano, e Massimo Sarmi, il numero uno delle Poste con cui da tempo sono in corso colloqui per portarlo alla guida di Telecom. Fossati, tuttavia, non sembra interessato a questa partita ma a quella ben più importante del controllo.

Da quando a maggio del 2007 l'imprenditore è uscito allo scoperto dichiarando l'1,5% di Telecom, poi arrotondato fino al 5%, il valore dell'investimento si è ridotto di molto. Quanto sia la minusvalenza di Fossati non è noto, ma potrebbe superare il miliardo di euro. Logico il desiderio di rivalsa, tanto più dopo che alla scorsa tornata è stato anche tenuto fuori dal board. C'è da dargli atto però di aver fatto tutto il possibile per far risalire il titolo.

Le contestazioni mosse alla società sono state sempre accompagnate da documenti, piani, proiezioni. Negli ultimi cinque anni, probabilmente, ha prodotto più piani strategici la Findim per Telecom che il management dell'azienda. C'è stato un momento, addirittura, in cui, a forza di disegnare strategie, Fossati si era convinto che l'opzione migliore fosse la fusione tra Telecom e Telefonica. Aveva anche fatto incontrare Cesar Alierta con Silvio Berlusconi. Adesso invece vuole evitare a ogni costo che gli spagnoli prendano Telecom. E vendano Tim Brasil.

Lo snodo principale della strategia di Fossati girerebbe proprio attorno alla difesa del Brasile. Vuole evitare che Alierta, per obblighi Antitrust (Telefonica è concorrente di Telecom in Brasile e Argentina), svenda la «gallina dalle uova d'oro» brasiliana. Revocando dal board i consiglieri di Telco la presa degli spagnoli si attenuerebbe. In realtà, trattandosi dei quattro quinti dei consiglieri, l'intero board decadrebbe e quindi si potrebbe addirittura arrivare al ribaltone. Oltre al 5% di Fossati c'è un altro 5% in mano a Blackrock più quel 50% del capitale scambiato in Borsa da inizio settembre finito non si sa dove.

Mercoledì c'è stato un comitato esecutivo di Telecom per l'esame della richiesta di Fossati che in alcun modo può essere ignorata, pena la richiesta di intervento del giudice. Adesso conta solo il tempo: il consiglio del gruppo ha 30 giorni per convocare l'assemblea nei 40 giorni successivi. Un board è già in agenda per il 7 novembre. Ma la società potrebbe scegliere di prendere altro tempo, rinviando la convocazione dell'assemblea a un consiglio ad hoc.

 

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